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Full text of "Memorie della Società entomologica italiana"

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MEMORIE 


DELLA 


SOCIETÀ ENTOMOLOGICA 


ITALIANA 


FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936 


VOLUME XXIV - 1945 


FASCICOLO UNICO 


Sede della Societä 
Genova — Via Brigata Liguria, 9 


| ‘JUL 08 2006 > 
LIBRARIES 


GENOVA 
FRATELLI PAGANO TIPOGRAFI EDITORI - S.P.A. 
1945 


MEMORIE 


SOCIETÀ ENTOMOLOGICA | 
ITALIANA: | 


MEMORIE 


DELLA 


SOCIETA ENTOMOLOGICA 


ITALIANA- 


FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON DECRETO 28 MAGGIO 1936 


VOLUME XXIV - 1945 


FASCICOLO UNICO 


Sede della Società 


Genova — Via Brigata Liguria, 9 


GENOVA 
FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S. P. A. 
1945 


Ta: 


FERDINANDO SOLARI 


CURCULIONIDI NUOVI 0 POCO CONOSCIUTI 
| DELLA FAUNA PALEARTICA 
x 


SUL GENERE ALOPHUS SCHÖNHERR 
Col. Cure.) 


Il genere Alophus necessita di una radicale revisione. Poichè non è pos- 
sibile a me di farla, come ne avrei avuto l’ intenzione, nelle attuali circo- 
stanze, consacro in queste note il frutto di numerose mie osservazioni, che 
potranno facilitare il compito al futuro monografo del genere. Intanto que- 
sta mia pubblicazione potrà costituire un orientamento e la spinta a più pre- 
cise osservazioni sugli Alophus, sia sotto l'aspetto biologico, sia in rapporto 
alla loro distribuzione geografica, necessarie perchè l’auspicata monografia. 
possa giungere a conclusioni soddisfacenti, tanto nel Fed della sistema- 
tica, come in quello della biologia. 5 


BIBLIOGRAFIA. 


x 


La bibliografia essenziale è costituita da pochi lavori d’ insieme, a cura di tre 
Autori soltanto; molto scarse sono le osservazioni biologiche; fra i ‘lavori faunistici ~ 
merita speciale menzione quello del compianto Prof. Andrea Fiori. Ecco l’elenco delle 
opere che, per brevità, indicherò nel testo e nel catalogo soltanto col nome dell’Autore 
e, ove necessario, anche con l’anno di apparizione della pubblicazione. 


1885 REITTER ~ Deutsche entomologische Zeitschrift, vol. XXIX, p. air. 

1888 STIERLIN - Mittheilungen der schweizerischen entomologischen Gesellschaft, 
«vol. VIII, p. 048. 

1894 REITTER - Wiener entomologische Zeitung, vol. XIII, p. 307-10. 

1901 REITTER - Wiener entomologische Zeitung, vol. XX, p. 209-14 (Best. - Tab. XLV). 

1905 FıIorı - Rivista Coleotterologica Italiana, vol. III, p. 55-67. 

1916 REITTER - Fauna Germanica, vol. V, p. 108. 

1927 APFELBECK - Glasnik (Wissenschaftliche AAA aus Bosnien und der Her- 

zegowina), vol. XXXIX, p. 60-81. 

1928 PENECKE - Buletinul Facultatii de Stiinte din Cernauti, vol. II, p. 359. 

. 1929 HUSTACHE - Annales de la Société Entomologique de France, vol. XCVIII, p. -4-7. 

1932 PORTA - Fauna Coleopterorum Italica, vol. V, p: 157-8. 


A, singularis jacquelin du Val 


Questa specie, che Reitter, nel 1894, aveva posto in sinonimia del fora- 
minosus Stierlin, è stata successivament e dimenticata dal lodato Autore nelle 
Best. - Tab. XLV e, dopo di lui, dal Prof. Fiori, da Apfelbeck e nel Catalogo 
Winkler (n. 6315); Hustache nuovamente la ricorda nel 1929, ma sempre fra 
i sinonimi del nictitans. Ma lA. singularis è distinto dal nictitans sopra- 
tutto per la diversa forma del rostro; nel primo, lateralmente davanti agli 
occhi, questo è abbastanza fortemente inciso ed, in corrispondenza dell’ in- 
cisione, il margine superiore dello scrobo è angolosamente esteso verso l’e- 


6. = F. SOLARI 


sterno, cosicche in esemplari freschi, nei quali le squamule mascherano com- 
pletamente o quasi la detta incisione, il rostro risulta, visto dall’alto, leg- 
germente conico dalla base fino all’ inserzione delle antenne; nel nictitans in- 
vece |’ incisione latero-basale del rostro è pressochè nulla, il margine supe- 
riore dello scrobo non è esteso angolosamente verso l'eterno, cosieche dl 
rostro sembra avere lati paralleli. Nel singularis inoltre il rostro è profonda- 
mente solcato, la fronte è visibilmente, anche se poco; più larga del rostro 
fra l inserzione delle antenne, le tibie anteriori del & sono poco curvate; 
nel nictitans il solco mediano, del rostro è superficiale, la fronte al massimo 
è larga quanto il rostro fra l’ inserzione delle antenne e le tibie del 4 sono 
molto fortemente curvate; quelle di ambedue i sessi nel nictitans sono un po- 
chino più SPE e visibilmente più gracili che nel singularis di statura nor- 
male. 

L’edeago delle ue sottospecie La assai: il tubo in quello del 
nictitans verso l’apice è poco più stretto: che nel punto in cui finisce la ca- 
vità. éjaculatoria, onde la lamina distale è poco più stretta della parte me- 
diana del tubo (fig. 1); nel singularis invece questo, dal punto in cui finisce 
la cavità ejaculatoria, si restringe rapidamente e conicamente fin verso l'api- 
ce, onde la lamina all'apice è larga appena quanto la meta del tubo (fig. 2). 
Nel nictitans la lamina è relativamente lunga, subtroncata all'apice ed arro- 
tondato-sublobata lateralmente; nel singularis la stessa è molto corta, ben 
poco arrotondato-allargata lateralmente, leggermente ma nettamente smar- 
ginata all’apice. | 
| Il nictitans abita la parte orientale del bacino mediterraneo: il en È 

dell'Egitto; io l'ho della Siria (Beyruth), dell’Asia minore (Mersina), dell’ At- 
tica, delle isole Levcas e -Corfù e della: Dalmazia; il singularis è descritto 
della Francia mer. (Montpellier): io lo possiedo della località classica (2), 
di Cannes, del Lazio (Roma e dintorni) e della Calabria (Aspromonte). Sono 
con tutta probabilità singularis. gli A. nictitans della Sicilia, nominati dal 
Prof. Fiori, nonchè quello della Corsica a ricordato dal SO 

collega Sainte-Claire Deville. x 

Mi associo ai vari Autori nel ritenere sinonimi del mictitans gli Alophus 
foraminosus Stierlin (Grecia: Janina), hebraeus Stierlin (Caifa) e syriacus 
Stierlin (Siria). 


A. agrestis Boheman, armeniacus Hochhut e squamiventris Reitter 


E’ noto che, secondo gli Autori, queste tre specie si distinguono dalle 
congeneri, perchè in esse tutti gli sterniti sono coperti da piccole squamule 
rotonde (1). Apfelbeck, poichè 1’ edeago dello squamiventris è ugua- 
le (2) a quello, del Kaufmanni Stierlin e la stessa cosa si riscontra in quello 
dell’agrestis secondo Reitter (3), asserisce che Kaufmanni è una razza oc- 


bd 


(1) Anche il pseudelegans ha squamule tondeggianti, ancor più rotonde che nello squami- 
ventris; esse sono soltanto un po’ più race e con spiccati riflessi metallici. Il pindicus ha 
squamule rotonde, piccole e fittissime. 

(2) L'affermazione è inesatta; l’edeago dello squamiventris certamente è simile a quello 
del Kaufmanni, in quanto è subtroncato all’apice, come nello stesso, ma non è punto uguale, 
come dirò in séguito. À 

(3) Reitter (1901, pag. 210, nota) scrive soltanto «sehr ähnlich» a quello del Kaufmanni 
ed aggiunge che ha la lamina apicale più lunga; non capisco quindi perchè Apfelbeck gli 
faccia dire invece « gleicht ..... jenem des A. Kaufmanni, wie dies Reitter auch vom Penis 
des agrestis erwähnt » ! 


SUL GENERE ALOPHUS ei | | 7 


cidentale dell’agresiis. Quest’affermazione è errata in fatto e Conse tdeta 
implicitamente dallo stesso Apfelbeck, quando afferma che l’agrestis (4) si 
trova anche nella Bosnia e nell’Erzegovina, dove il Kaufmanm tipico e lar- 
gamente diffuso, ed è pure smentita dal fatto che nella regione caucasica si 
trova tanto l’agrestis quanto il Kaufmanni, rappresentato però da una sotto- 
specie ben caratteristica, che descriverò in séguito: ho un 4 del primo, pro- 
veniente dai monti dell'Armenia (var. armeniacus, ex Ed. Reitter) ed una 
coppia della seconda, della Circassia (agrestis, ex Ed. Reitter). | 

‘Prescindendo dalla differente squamulazione degli sterniti (carattere sen- 
za dubbio di limitato valore), l’agrestis differisce dal Kaufmanni perchè nel 
primo il rostro alla base è un po’ più largo che fra 1’ inserzione delle an- 
tenne, il margine anteriore del protorace non è bisinuato, onde il lobo ocu- 
lare non è pronunziato, il pronoto è uniformemente e densamente punteg- 
giato, senza traccia di rugositä, neppure verso i-lati, ed ai lati, anteriormente, 
è semplicemente e poco ristretto. Nel Kaufmanni, di forma tipica, il rostro 
dalla base fino ail’ inserzione delle antenne ha lati paralleli, il margine an- 
teriore del protorace è fortemente smarginato, ad angolo ottuso, verso i 
lati, onde. si determinano lobi oculari ben pronunziati, il pronoto inoltre è 
strozzato anteriormente. ed è più o meno fortemente rugoso, salvo rare ec- 
. cezioni, ed anche più largo, spesso alquanto trasverso, mentre nell’agrestis 
è un tantino più lungo che largo. 
+  L’edeago poi e tutt’altro che uguale; è bensi subtroncato all’ apice in 
ambedue le specie ma, mentre nel Kaufmanni il tubo nella parte distale si 
restringe con curva regolare fino all’apice, nell’agrestis lo stesso, a partire 
dall’estremitä della cavità ejaculatoria, à molto leggermente sinuoso ai lati, 
tanto però da rendere visibile un successivo allargamento, od almeno da sem- 
brare aver lati subparalleli (fig. 3). La descritta diversa struttura fa sì che 
la lamina distale, all’apice, è molto più stretta nel Kaufmanni che nell’agre- 
stis. Infine, la parte laminare del tubo nell’agrestis è molto più lunga che 
nel Kaufmanni, come già aveva osservato Reitter (3). 
| Quanto ail’ A. armeniacus, 10! sono d’opinione che lo stesso debba essere 
posto in sinonimia dell’agrestis; l’attenta lettura delle due descrizioni non 
mi lascia alcun dubbio in proposito, compresa la constatazione che ambedue 
gli Autori delle specie, or ora nominate, hanno rilevato il carattere della man- 
canza di sinuosità evidenti ai lati del margine anteriore del protorace. La 
presenza o la mancanza di macchie di squamule bianche non ha valore qui, 
come non ne ha nelle altre specie, neppure per il mantenimento in vigore del 
nome armeniacus, quale aberrazione dell’agrestis. L'unico esemplare ( 4) che 
possiedo dell’ agrestis, ha le tre leggiere foveole del pronoto, descritte dal- 
l'Autore di questa specie. 

E’ invece, a mio giudizio, una specie buona lo squamiventris, piuttosto 
che una forma vicariante dell agrestis, al quale è senza dubbio molto affine. 

Nello squamiventris il rostro è un po’ più lungo, meno largo alla base 

e poi a lati subparalleli; il protorace ha lobi oculari distinti, il pronoto è più 
stretto, più lungo, nettamente più lungo che largo, anteriormente ha una 
foveola sulciforme nel mezzo (che manca nell’agrestis), è privo invece delle 
tre foveole subapicali, che si riscontrano in quest’ultima specie; gli elitri sono 


x ei Non importa se l'affermazione si riferisca allo squamiventris, piuttosto che al- 
agrestis. 


8 = F. SOLARI 


un po’ più lunghi, sopratutto più stretti, subparalleli ai lati per buon tratto, 
le interstrie sono più leggermente convesse. Il tubo dell’edeago, prima leg- 
germente ristretto, laddove finisce la cavità ejaculatoria si allarga visibil- 
mente, per poi restringersi di nuovo in prossimità dell’apice (fig. 4); la la- 
mina all'apice è un pochino più stretta nello: squamiventris che nell’ agrestis, 
ma è considerevolmente più corta. 

Riepilogando : Kaufmanni, agrestis e squamiventris sono tre i spe- 
cifiche nettamente distinte; la prima specie dall’Austria inferiore si diffonde 
fino al Caucaso, la seconda è propria della regione caucasica, la terza abita 
ii mezzogiorno della penisola balcanica (io la conosco soltanto del Parnaso); 
armeniacus è sinonimo di agrestis. Fino a prova contraria, dubito assai della 
presenza dello squamiventris nella Bosnia (Ilidza) e nell’Erzegovina (Ne- 
vesinje), affermata da Apfelbeck; non so fare apprezzamenti sull'essere dello 
ah (od ose dell Asia minore, citato dallo stesso Autore. 


CS 


A. Kaufmanni Stierlin 


Secondo Apfelbeck, I’ A. Kaufmanni 2 (insieme al Csikü) si distingue 
dalle specie del gruppo del triguttatus, perchè in esso il processo. proster- 
nale è costituito da due lamine, che convergono ad angolo, aperto verso la 
base delle coscie anteriori e che non abbracciano alcuna protuberanza, la- 
mine che si elevano quasi verticalmente sul piano del prosterno e, che, in vi- 
sione di profilo, sembrano essere un piccolo pilastro, il quale si eleva verti- 
calmente in prossimità delle coscie anteriori, dalle quali è nettamente distac- 
cato per un buon tratto; il processo. prosternale del vau (5) invece € costi- 
tuito da tre escrescenze appiattite, delle quali l’ interna s’ incastra fra le coscie 
anteriori e che tutte insieme, viste di profilo, sembrano' costituire un piano 
inclinato, diretto verso le coscie anteriori, che va a raggiungere e dalle quali 
non è visibilmente separato. 

L’attraente scoperta di caratteri specifici, così nettamente definibili, ha 
condotto 11 lodato Autore a basarvi la sua divisione degli Alophus in tre 
gruppi, due dei quali corrispondenti ai due diversi tipi di processo proster- 
nale, descritti come è detto sopra. Prescindendo dal considerare che la di- 
visione non è naturale, perchè allontana il Csikii dai suoi congeneri (aventi 
l’edeago nettamente smarginato all’apice), sta di fatto che essa lascia inso- 
luto il problema, che Apfelbeck riteneva di aver risolto, a motivo dell’errato 
suo presupposto, essere cioè vau e triguttatus una sola specie, mentre in 
realtà si tratta di due entità specifiche nettamente distinte, una delle quali, 
cioè il triguttatus, ha, nel suo complesso, il processo prosternale poco dis- 
simile da delle del Kaufmanni. 

In che cosa differiscono allora le 9 2 del Kaufmanni da quelle del tri- 
guttatus e del vau? Nel Kaufmanni il rostro lateralmente è angoloso, sembra 
leggermente inciso alla base e poi ha lati paralleli fino all’ inserzione delle 
antenne, il processo prosternale è foggiato come è detto sopra; nel vau 11 
rostro è arrotondato lateralmente, non appare inciso in prossimità degli 
occhi ed è leggermente conico dalla base fin verso il mezzo, da qui si 1 allarga | 


% 


(5) Le espressioni usate da Apfelbeck non lasciano dubbio alcuno; egli ha descritto il 
processo prosternale del vau, ritenendo con ciò di caratterizzare il triguttatus, 


SUL GENERE ALOPHUS 9 


nuovamente fino all’ inserzione delle antenne; il processo prosternale è co- 
struito come Apfelbeck ha descritto quello del triguttatus. 

Nel Kaufmanni (6) inoltre gli occhi sono più grandi, più dorsali che nel 
va, il pronoto è più trasverso, visibilmente strozzato anteriormente e pol 
subito allargato, ha lobi oculari bene pronunziati, nel mezzo è profonda- 
mente solcato (il solco spesso è completo), alla base porta quasi sempre una 
‚escrescenza callosa più o meno pronunziata, spesso tubercoliforme, eccezio- 
nalmente careniforme (Stierlini) in corrispondenza dello scudetto, quest’ ul- 
timo è sempre squamoso, le tibie anteriori sono più robuste, più corte, il 2° 
articolo dei tarsi anteriori è fortemente trasverso, la clava ovale. 

Nel vau gli occhi sono più piccoli, più laterali, il pronoto è poco tra- 
sverso, senza strozzatura preapicale, bensì ristretto-arrotondato in avanti, 
con solco mediano rudimentale e tracciato soltanto nella parte anteriore, € 
sprovvisto di tubercolo alla base, i lobi oculari sono pressochè nulli; lo scu- 
detto è di solito molto emergente (7) e glabro, le tibie anteriori sono più 
lunghe e‘più gracili, il 2° articolo dei tarsi anteriori è obconico, lungo quanto 
largo, la clava è più strietta ed un tantino più lunga. 

La scoltura del pronoto del Kaufmanni, pur nella sua grande variabi- 
lità, è sempre diversa da quella del vau, che è invece costante. In quest’ul- 
timo la punteggiatura è uniforme, molto densa, i punti sono molto profondi, 
in nessun punto confluenti, gli interstizi fra gli stessi sono molto. stretti e 
le squamule sul disco, per una strana e poco definibile loro posizione obliqua 
nei punti, sembrano’ fortemente impresse o stroncate ed, essendo tutte net- 
tamente staccate le une dalle altre, assumono spesso l’aspetto di granuli, 
aventi splendore metallico. Nel Kaufmanni invece i punti sono in buona parte 
confluenti longitudinalmente (salvo rare eccezioni), disuguali, ma in com- 
plesso più superficiali che nel vau, gli interstizi fra i punti confluenti costi- 
tuiscono delle piccole pieghe longitudinali, che assai spesso (8), e special. 
mente verso i lati, si trasformano in rozze rughe, le quali rendono: più o 
meno fortemente ineguale la superficie del pronoto; le squamule sono più 
piccole, circa di meta più strette che nel vau, inserite in modo normale nei 
punti e si toccano l’una coll’altra. 

Nel Kaufmanni la base del pronoto, da una parte e dall’altra del tuber- 
colo antiscutellare, è scavata, in modo che la base degli elitri resta distante 
dal pronoto; in questa escavazione è possibile scorgere numerose squamule 
piliformi, rivolte in alto, che rivestono il margine del pronoto, spiovente 
verso il mesotorace. Nel vau, nel quale manca l’escrescenza tubercoliforme 
del pronoto, questo alla base è ben poco smarginato! nel mezzo, nella smar- 
ginatura non si vedono che poche squamule allungate e gli elitri aderiscono 
quasi totalmente alla base dello stesso. 

Se è abbastanza agevole la distinzione del Kaufmann dal vau, così non 
è per la separazione dello stesso dal triguttatus e specialmente dal. pseude- 
legans, che gli è estremamente simile, nel sesso femminile. Peraltro le ® 9 


(6) La maggior parte dei caratteri, che sto per indicare, atti a separare le 29, val- 
gono anche per la distinzione dei relativi dd: 

(7) Benche io ne faccia menzione, questo carattere non ha valere; rel vau ora lo scu- 
detto è emergente, ora è piatto ed anche invisibile; Li stesso avviene, ad esempio, nel- 
l’austriacus. 

(8) Apfelbeck, nella tavola dicotomica, stampa, con caratteri spaziati, che il Kaufmanni 
ha rughe longitudinali, quasi che il pronoto di questa specie sia sempre così scolpito. 


10 | — _F, SOLARI. 


del triguttatus e del pseudelegans differiscono nettamente da quelle del Kauf- 
manni e del vau, perchè nelle prime due specie gli omeri sono bene pronun- 
ziati, fortemente arrotondati, mentre nel Kaufmanni e nel vau gli omeri sono 
nulli 

Nel Kaufmanni 9 l 2° articolo. dei tarsi postericri è triangolare-obco- 
nico, lungo quanto largo od appena più lungo, il 2° articolo dei tarsi an- 
teriori è trasverso, le antenne sono più corte, gli articoli 3° e 4° del funicolo 
non sono sensibilmente più lunghi che larghi, il 5° ed il 6° sono globosi, il 
7° è trasverso-arrotondato | (9), tutti sono molto vicini l’uno ‘all’altro, la clava 
é ovale, circa il doppio più lunga dei 7° articolo; gli elitri sono più stretti 
alla base, gli omeri nulli, gli angoli omerali sono prominenti in avanti e 
sembra tendano ad abbracciare il pronoto, verso il quale sono diretti; la 
base del pronoto è fortemente spiovente verso il mesotorace e, prima di as- 
sumere tale direzione, sembra essere stroncata. 

Nel pseudelegans 2 il 2° articolo dei tarsi posteriori è almeno 1 % volte 
più lungo della massima sua larghezza, il 2° articolo di quielli anteriori è 
triangolare-obconico, lungo quanto largo; le antenne sono più lunghe ed 
anche un pochino: più gracili; il funicolo negli articoli 4°-6° è moniliforme, 
essendo gli articoli stessi quasi peduncolati, gli articoli 3° e 4° sono distin- 
tamente più lunghi che larghi, äl 5° ed il 6° sono globosi, il 7° è arrotondato, 
poco! trasverso, la clava è circa di metà soltanto più larga del 7° articolo, 
quasi fusiforme: le tibie sono: evidentemente più lunghe che nel Koufmanni 
ed anche un po’ piü gracili, il pronoto & visibilmente bisinuato alla base, in 
corrispondenza della base della 2* interstria, che è callosa, cosicchè la base 
degli elitri può aderire strettamente alla base del pronoto; gli elitri alla base 
sono più larghi che nel Kaufmanni, visibilmente più larghi della base del 
pronoto, quindi gli omeri sono ben pronunziati, fortemente arrotondati, gli 
angoli omerali sono nulli; il processo prosternale è foggiato in modo simile | 
nelle due specie (10), perchè manca in ambedue il tubercolo compreso fra 
le lamine, però nel pseudelegans le lamine sono meno sviluppate, cosicchè 
di profilo appaiono meno distaccate dalle coscie anteriori, più appuntite e 
meno alte. Inoltre nel pseudelegans il pronoto non è mai rugoso, esso non 
ha mai il tubercolo od il forte callo antiscutellare, che è invece presente 
molto spesso nel Kaufmanni, ed il suo solco mediano è è sempre rudimentale. 

Il triguttatus 2 differisce dal Kaufmanni per tutti i caratteri sopra in- 
dicati del pseudelegans, colla variante che il 2° articolo dei tarsi posteriori 
è più corto di quello del pseudelegans, ma è però sempre più stretto e più 
lungo di quello del Kaufmanni; inoltre nel triguttatus il rostro appare net- 
tamente inciso alla base, davanti agli occhi ed i margini superiori degli scrobi 
sono distintamente visibili dall’alto, mentre nel Kaufmanni l’ incisione la- 
tero-basale del rostro è appena accennata ed 1 mar gini superiori degli scrobi 
servono soltanto a far apparire nettamente paralleli i lati del rostro. 

L’A. Kaufmanni è variabilissimo; le variazioni nella sua vestitura e 
nella scoltura del pronoto sono innumerevoli e quindi condivido in pieno 


(9) Noto qui, una volta’ per sempre, che le dimensioni degli articoli del funicolo sono 
soggette a variazioni, come ha già osservato il Prof. Fiori, onde non costituiscono un carat- 
tere, sul quale si possa fare assegnamento per il riconoscimento delle varie specie di Alophus. 

(10) Ciò dà la spiegazione del perchè il Prof. Penecke ha ravvisato nel pseudelegans il 
Csikii, come mi risulta da numerosi esemplari della Bucovina, da lui mandatimi con tale 
nome. Ma il Csikii ha anche il rostro fortemente conico alla base, secondo la descrizione, 
quindi non può essere la stessa cosa di pseudelegans. 


SUL GENERE ALOPHUS 11 


l'opinione di Apfelbeck, che considera sinonimi il Sequensi Reitter, lo Stier- 
lini Reitter ed il puncticollis Reitter. Ma, pur nella variabilita della sua ve- 
stitura, il Kaufmanni 2 si distingue quasi sempre facilmente dal triguttatus, 
pseudele gans e vau, perchè in esso le due macchie discali, ove esistano, sono 
sempre molto piccole, puntiformi, più bianche che nelle altre specie, spesso 
contornate da altre nerastre, onde spiccano assai bene sullo sfondo, di 
“color castano-chiaro, costituito dalle squamule, che le comprendono; negli 
altri Alophus nominati le macchie discali, quando esistono, sono grandi, tra- 
sversali, più o mene subtriangolari, viste ad occhio nudo, disposte con un 
lato parallelo alla sutura ‘e I’ ipotenusa discendente | dall'esterno verso la 
sutura. 

A. Weberi Penecke, che secondo Reitter Gen) sarebbe una razza del 
vau, appartiene invece al filo del Kaufmanni: non v’e dubbio, dato che col- 
l'estrazione dell’edeago, fatta da me ad un cotipo, mandatomi anni fa dal- 
l’Autore, la cosa è stata stabilita in modo inequivocabile. Purtroppo non ho 
più a disposizione quel tipo, per poter valutare fino a qual punto la forma, 
più slanciata che ‘nel triguttatus, secondo la descrizione originale, abbia ad 
essere tenuta in considerazione; comunque dovrebbe trattarsi tutt'al più di 
una razza alpina. Già Apfelbeck | (p. 78) aveva messo in dubbio che Weber, 
data la descritta forma-degli elitri, potesse essere una varietà del triguttatus. 

Dell’ Italia centrale (Gran Sasso) il Prof. Fiori ha battezzato ab. albidus 
una razza del Kaufmanni, i cui 43 sono: di forma più allungata ed hanno 
l’edeago ben poco attenuato nella parte distale, quasi come si verifica nel- 
l’ integer, che descrivo in appresso; il pronoto però è strozzato anterior- 
mente, come nella forma tipica, in generale è poco rugoso, il solco mediano 
è rudimentale, manca il tubercolo ‘antiscutellare, che è sostituito da una cal- 
losità appena rilevabile, gli angoli omerali sono meno sporgenti in avanti. 

Chiamo ssp. integer m. una coppia di esemplari grandi (Mostar: Erze- 
govina), nei quali il pronoto non ha rughe, non è strozzato anteriormente, 
«non ha alcuna protuberanza antiscutellare, onde somiglia moltissimo a quello 
del vau (11); ha soltanto una diversa squamulazione. L’edeago è sensibil- 
mente diverso: da quello del Kaufmanni, avendo lati paralleli quasi fino al- 
l'estremità ed essendo attenuato-arrotondato soltanto nell’estrema parte di- 
stale (fig. 5), mentre nella forma tipica l’attenuazione del tubo ha inizio vi- 
sibilmente dove termina la cavità ejaculatoria ed è più forte, cosicchè al- 
l’apice il tubo appare molto visibilmente più stretto (fig. 6), che nell’ integer. 
In ambedue gli esemplari le macchie discali bianche siono abbastanza grandi, 
di forma ovale, gli elitri sono un po” più lunghi e quindi più ovali, la pun- 
teggiatura del pronoto è molto grossolana, molto profonda, i punti verso 
1 lati sono confluenti, però la superficie dello stesso è piana, non rugosa. 

Circa alla presenza del Kaufmanni nel Caucaso, mi riferisco a quanto 
dettone, parlando dell’agrestis; aggiungo che la forma caucasica nell’aspetto 
‘somiglia moltissimo al pseudelegans, specialmente a causa del forte svi- 
luppo e del colore delle macchie discali, e poichè alla differente ‘apparenza 
corrispondono anche buoni caratteri, che lo differenziano fortemente dalla 
forma occidentale, ravviso in esso. una forma vicariante, che chiamo ssp. 


(11) Ho avuto ambedue gli esemplari dal sig. Emm. Reitter, col nome di vau; il @ 
porta l’etichetta « triguttatus v. vau det. v. Zoufal ». Non solo questi non ha preso in esame 
l’edeago, ma non ha potuto neppure esaminare, per difetto di preparazione, il processo pro- 
sternale; ciò spiega abbondantemente l’errore nella classificazione suddetta. 


12 F. SOLARI 


circassicus m. (12). In essa, 49, il rostro è leggermente conico nella metà 
basale, similmente a quanto avviene nel vau, ed ha margini laterali arroton- 
dati, gli occhi sono più laterali e disposti obliquamente; la fronte è visibil- 
mente più larga che nel Kaufmanni, ha lati leggermente convergenti in avanti; 

la punteggiatura del pronoto è ben poco rugosa, gli elitri sono più ovali, 

il processo prosternale, visto di profilo, non si erge isolato dalle coscie an- 
teriori, ma è obliquamente diretto verso le stesse nei 4, nella 9 appena si 
vede, tanto è poco sviluppato. La squamulazione degli sterniti è come quella 
del Kaufmanni; anche l’edeago è pressochè, identico, soltanto è un pochino 
meno attenuato nel circassicus ed all’apice è appena più sensibilmente smar- 
ginato. In questa uguaglianza quasi perfetta dell’organo copulatore, vedo 
il solo valido motivo di riunione in una sola entità specifica: del Kaufmanni 
e del circassicus, avv alorata peraltro dai caratteri della squamulazione degli 
sterniti, della profonda smarginatura degli elitri alla base e dall’arrotonda- 
mento della base del pronoto {13), comuni ad ambedue le forme.. 

Quanto all’elegans Stierlin, noto che la descrizione, che l’Autore ne da 
nella tabella del 1888, non collima con quella che Reitter da del Kaufmannı 
v. elegans, a pag. 13 della Tabeila 45. Scrive Stierlin « Flügeidecken doppelt 
so lang als hreit ..... mit abgerundeten Schultern, fein punktirt-gestreift, die 

 Zwischenräume schwach gewölbt sa Halsschild ..... fein und dicht punk- 

tert... » per l’elegans ed invece « Fld. höchstens i % mal so lang als breit 
Sat kräftig punktirt-gestreift mit fast ebenen Zwischenräumen ..... an der 
Wurzel kaum breiter als die Basis des Halsschildes, dann gleichmässig ge- 
rundet ..... Halsschild fein punktirt und mit grossen, flachen Pünkten ie 
mässig bestreut ..... » quando parla del Kaufmanni. 

Dice Reitter del Kaufmanni « ..... Körper kurz und breit, beim 4 wenig 
schmäler ..... » e della var. elegans soltanto « ..... schlanker ...... », onde è a 
presumersi che all’ infuori della forma un po’ più snella (e della statura mag- 
giore) la varietà non sia diversa dalla forma tipica e cioè che Kaufmanni ed 
elegans abbiano elitri foggiati nello stesso modo alla base: ciò in contrasto 
con quanto ne ha detto Stierlin, secondo quel che risulta dalle espressioni 
sopra riprodotte. 

Io ho avuto, col nome di elegans (Anatolia, ex Padewieth), un grosso 
Alophus ( 2), evidentemente molto affine al Kaufmanni, al quale ben si ad- | 
dice la descrizione di Reitter. Battezzo questa forma ssp. Reitteri m., nella 
supposizione che possa essere la stessa cosa di elegans Reitter, nec Stierlin. © 

Nell” unico esemplare del Reitteri, che è nella mia collezione, il tergite 
anale è profondamente smarginato a ‘semicerchio (14), nel Kaufmanni della 
Romania {15) invece detto segmento è appena smarginato all’ apice. La so- 
miglianza del Reitteri col Kaufmanni è grande, soltanto il rostro é più largo 


(12) Reitter scrive, nella Wiener e. Ztg. 1888, p. 264, che 1’ A. armeniacus è stato anche 
raccolto da Stark ad Abago (Circassia); orbene poichè è noto che egli mandava spesso ai 
suoi corrispondenti materiale caucasico, avuto da Stark, e siccome i miei circassicus Vho 
avuti da Reitter fra il 1892 ed il 1900) con cartellino stampato « Circassia, Reitter», è quasi 
certo che la precisa località classica di cattura del circassicus debba essere appunto Abago. 

(13) Poichè Stierlin (p. 64, nota) afferma di aver esaminato un esemplare tipico del- 
Varmeniacus e nella tabella lo caratterizza come varietà dell’agrestis, sotto il numero 1” 
(elitri debolmente smarginati alla base, pronoto quasi troncato alla base), mi pare che non 
possa sussistere dubbio alcuno, che circassicus sia alcunchè di nettamente diverso da arme- 
niacus e quindi anche da agrestis. 

(14) Ancor più profondamente che nel pseudelegans, 

(15) Ne ho esaminato invero un: esemplare soltanto, per mancanza di moe e di voglia, 
ma non ho motivo di dubitare della costanza del carattere. 


SUL GENERE ALOPHUS ea à 


(pur tenuta nel debito conto la differenza di statura), il pronoto è abba 
stanza fortemente rugoso verso i iati, le tibie ed i tarsi sono robustissimi, 
il 2° articolo dei tarsi posteriori è obconico, almeno lungo quanto largo, 
il funicolo pure è più robusto, le macchie bianche discali degli elitri sono 
grandi, triangolari, con un cateto! parallelo alla sutura elitrale e |’ ipotenusa 
diretta dall’esterno verso la sutura, inoltre gli elitri verso i lati e le epipleure 
sono rivestiti di una larga fascia di squamule, più chiare di quelle che si 
trovano sul disco. Anche il processo prosternale è alquanto diverso; qui 
non si può parlare di lamine convergenti, si tratta piuttosto» di due colon- 
nine molto alte, poste l’una accanto ali’altra, che di profilo si ergono come 
un unico pilastro, più alto e più distante dalle coscie anteriori, che nel 
Kaufmanni. E’ probabile che si tratti di specie buona, ma, non conoscen- 
done il 4, non voglio farne l’affermazione. 

Ho il Kaufmanni di diverse località della ul Croazia, Bosnia, 
Slovacchia, Ungheria, Valachia, Moldavia; ne ho anche un & dei dintorni 
di Vienna (? Gaaden), onde non capisco perchè Reitter, il quale nel 1884 
segnalò la sua presenza nei dintorni di Vienna e nel 1901 ribadi tale affer- 
mazione, nella Fauna Germanica si sia limitato a citarlo dell’ Illiria. Merita 
conferma l’ indicazione « Tirolo », data dallo stesso Autore nel 1901; inte- 
resserebbe il controllare se fra il materiale dell’Erzegovina e dell’Albania, 
della collezione Apfelbeck, non si trovasse l’ integer: io ho nota di aver 
visto soltanto una 9 di Scutari (Bojana), avuta in comunicazione, quando 
questo mio lavoro non era ancora abbozzato. Non so esprimere un'opinione 
sul triguttatns della Val Lagarina, citato da Halbherr e su quello del Vi- 
centino (Disconzi), che il Prof. Fiori suppone possano essere degli A. Kauf- 
manni. 


A. triguttatus Fabricius, pseudelegans Reitter e vau Schrank 


A. triguttatus e vau sono due specie nettamente distinte, per un com- 
plesso di buoni caratteri, sfuggiti peraltro all’attenzione degli Autori, che 
si sono occupati di queste due forme, i quali tutti si sono limitati a rico- 
noscere nel secondo una semplice varietà (razza orientale) del primo. A que- 
sto preconcetto zoo-geografico, assunto quasi ad assioma, sono certamente 
da imputarsi molte delle inesattezze, che sono state scritte finora, a propo- 
sito di queste due specie e sopratutto di quelle forme che, coll’ appellativo 
di varietà o razza o aberrazione, sono state attribuite dagli Autori all'una 
piuttosto che all’altra di esse, e la grande quantità di errori di classifica- 
zione, fatti anche dai migliori conoscitori di Curculionidi. 

Premetto che non conosco i tipi nè dell’uno ne dell’altro e neppure mi 
sono note le relative descrizioni, ignoro pure la precisa patria d’origine di 
ambedue le specie; quanto scrive Boheman (in Schh. II, pag. 287) può va- 
lere tanto per il triguttatus che per il vau; non mi resta perciò che attenermi 
all'opinione degli Autori e più precisamente all'ultima di Reitter (1916), se- 
guita da Apfelbeck'e da Hustache, i quali considerano triguttatus tipico la 
forma che ha il pronoto provvisto di squamule allungate e ritengono essere 
invece vau quella, nella quale il pronoto è coperto di squamule larghe. E’ 
però possibile che l’esame dei tipi, se esistono, conduca a conclusioni di- 
verse da quelle pacificamente ammesse fino ad oggi, ad esempio che vau sia 


14 . F. SOLARI 


la stessa cosa di pseudelegans, specie quest’ultima : che, nei dintorni di 
Vienna (16), si cattura promiscuamente col vau. 

I caratteri, ai quali ho fatto cenno sopra, consistono ‘pecaliarti nella 
diversa struttura del rostro nelle due specie e nella differente positura degli 
occhi nelle orbite, differenze che possono essere descritte come segue, per 
ambedue i sessi : 


— Visto di sopra a perpendicolo, il rostro sembra inciso lateralmente da- 
vanti agli occhi: a partire dalla incisione e fino all’ inserzione delle an- 
tenne ha lati paralleli; il margine superiore dello scrobo è visibile per 
tutta la sua lunghezza (17); di profilo il rostro appare pianeggiante sul 
dorso ‘od anche quasi insellato verso la base; occhi più grandi che nel 
vau, non infossati e contornati da una fittissima frangia di peli squami- 
formi bianchi, che raggiungono od anche superano i margini dell’orbita,. 
della quale completano il riempimento, cosicchè il contorno della stessa 
non è apprezzabile facilmente; lobi oculari bene pronunziati: triguttatus 


— Rostro leggermente conico dalla base fin verso la metà della sua lun- 
ghezza, senza incisione alcuna nell’ immediata vicinanza degli occhi; mar- 
gine superiore dello scrobo totalmente invisibile dall’alto; di. profilo il 
rostro è fortemente convesso e descrive col capo un’unica curva; occhi 
più piccoli, più laterali che nel triguttatus, profondamente infossati e 
circondati da peli squamiformi radi e più corti; onde il contorno del- 
l'orbita oculare è visibile molto comodamente; lobi oculari quasi nulli: vau 


Inoltre nel triguttatus (18) il pronoto è fortemente ristretto' anterior- 
mente e subito dopo il restringimento è allargato-arrotondato, poi ha lati 
convergenti verso la sua base; nel vau invece il pronoto è poco ristretto- 
arrotondato anteriormente e non presenta traccia di allargamento laterale; 
le. tibie anteriori nel & del triguitiatus sono fortemente curvate, nel & del 
van sono quasi rette. 

Nel triguttatus gli elitri sono considerevolmente più larghi della hace 
del pronoto (il prolungamento ideale della 5* stria sarebbe relativamente 
distante dalla base di detto segmento € tangente alla dilatazione anteriore 
dello stesso), e l’angolo omerale, che è to io non è proteso in avanti; 
nel vau gli elitri alla base sono insensibilmente più larghi della base del 
- pronoto e l’angolo omerale, che è acuto, è proteso verso la base del pro- 
noto, che tende ad ‘abbracciare, onde gli omeri sono! nulli : il prolungamento 
ideale della 5? stria si confonderebbe col margine laterale del pronoto. La 
vestitura del pronoto delle due specie, a grandi linee, è quella descritta dagli 
Autori, suscettibile di variazioni considerevoli nel triguttatus, costante in- 
vece nel vau, ma di essa parlerò diffusamente in séguito; aggiungero sol 
tanto che la stessa differenza di lunghezza dei peli, che si constata in quelli 
del pronoto, esiste anche per quelli, che si trovano sugli elitri, cioè che nel 
triguttatus i peli o setole piliformi degli elitri sono molto più lunghi che 


(16) Il sig. Albert Winkler, tre volte in epoche diverse, ha catturato insieme le due 
specie, nei detriti aliuvionali del Danubio. 

(17) Questi caratteri sono facilmente visibili soltanto se si allontana convenientemente 
lo scapo dallo scrobo. 

(18) Il paragone è fatto fra un & del cine, proveniente da Windisch-Garsten 
(Austria sup.) ed uno del vau, raccolto nei dintorni di Vienna; anche gli edeagi, descritti 
e figurati, appartengono ai detti due individui. | 


| SUL GENERE ALOPHUS a 


nel vau e lunghi circa quanto quelli del pronoto. Mi pare poco ‘opportuno 
segnalare differenze nella punteggiatura del pronoto: nello sviluppo e nella 
.maggiore o minore profondità dell’ impressione sulciforme dello stesso e. 
del solco: del rostro, perchè mi sembrano suscettibili di variare assai; il 
rapporto fra lunghezza e larghezza del pronoto è uguale nelle due specie. 

Il processo prosternale del triguttatus non differisce sensibilmente da 
quello del Kaufmanni; quello del vau e costruito come Apfelbeck ha de- 
scritto quello del triguttatus. 

L’edeago del triguttatus nella nine distale è un tantino allargato! al 
lati e la smarginatura apicale è meno profonda che nel vau; l’arco ha inizio 
più verso l’asse del tubo, cosicché questo da una parte e dall’altra finisce 
in punta arrotondata e relativamente larga (fig. 7); il tubo del vau invece 
ha lati paralleli fino all’apice, Parco prende quasi tutta la larghezza del 
tubo, che cosi finisce in due punte quasi acute; l’arco descritto: dalla smar- 
ginatura apicale è regolarissimo e più stretto che nel triguttatus (fig. 8). 

In base a caratteri tratti dalla forma del rostro, gli Alophus finora de- 
scritti, nei quali i ¢¢ hanno il tubo nettamente smarginato all’apice, si 
possono dividere in due aggruppamenti: uno che comprende le specie, le 
quali hanno il rostro nettamente diviso dal capo, anche se leggermente co- 
nico nella parte basale e che ha per prototipo il triguttatus: l’altro che ab- 
braccia le specie, nelle quali lati del capo, occhi e base del rostro’ formano 
un unico cono ed ha per tipo l’austriacus; il primo gruppo comprende: 
obsoletus, carpathicus, pseudelegans, haliciensis, uniformis, subcarinatus, 
van, italicus, nigrans; Valtro abbraccia i seguenti: styriacus, Csikii, rhodo- 
pensis, Gjorgjevici ed elegans. 

Le specie del primo aggruppamento sono tre: triguttatus, pseudelegans 
e vau, le prime due estremamente affini l’una all’altra, la terza invece netta- 
mente distinta, come appare anche da quanto ho già detto dianzi. I 88 
di forma tipica delle due specie simili, ora dette, differiscono come segue: 


— Rostro pianeggiante sul dorso od anche leggermente insellato verso la 
base, con netta incisione latero-basale, molto arrotondato ai lati onde il 
margine superiore dello scrobo è interamente visibile dail’alto; pronoto 
più largo che lungo, fortemente ristretto anteriormente! e poi arrotondato- 
dilatato, successivamente a lati leggermente convergenti verso la base; 
2° articolo dei tarsi anteriori leggermente trasverso, di quelli posteriori 
non più di una volta e mezza più lungo che Targo; profilo del processo 
prosternale come nel Kaufmanni. Tubo dell’edeago come già descritto 
e fioutato (file) nate 

-- Di profilo capo e rostro descrivono un’unica curva leggiera; rostro leg- 
germente angoloso ai lati, inapprezzabilmente inciso alla base, margine 
superiore dello scrobo ben poco visibile; occhi ancor più grandi che nel 
triguttatus; pronoto lungo quanto largo. a lati subparalleli, leggermente 
ristretto arrotondato anteriormente; 2° articolo dei tarsi anteriori lungo 
quanto largo, quello dei tarsi posteriori del doppio più lungo che largo; 
processo prosternale non apprezzabile di profilo (come nel vau). Tubo 
dell’edeago leggermente ristretto, a partire dall’altezza del foro ejacu- 
latorio fino all’apice, l’arco apicale occupa quasi tutta la larghezza del 
tubo, onde questo termina in due punte ben pronunziate, quasi acute 
(io 0 OI ted FÜRS 


i Fi SOLARI: 


Nel triguttatus il pronoto è provvisto sul disco di abbondanti peli fulvi, 
lunghi, completamente abbattuti e di squamule piliformi, chiare (di colore 
verde-azzurrino), condensate in fascia verso i lati; le squamule degli elitri 
sono molto fitte, non perfettamente rotonde, le interstrie sono provviste di 
setole piliformi, lunghe circa quanto i peli del pronoto, completamente ab- 
battute sul disco; nel pseudelegans i peli del pronoto sono più scarsi, le 
squamule laterali azzurrine sono piu larghe, subovali; le squamule degli 
elitri sono perfettamente rotonde, un po’ meno fitte, le setole piliformi delle 
interstrie Sono: un po’ più corte ed anche più rade, che nel triguttatus. 

Il pseudelegans, come sopra descritto, proviene da Szokolya in Unghe- 
ria: ne conosco due 4 4 ed alcune 2 9, che sono in parte nella: mia, in 
parte nella collezione Winkler. Nelle 9 9 gli elitri sono poco più lar hi di 
quelli dei & 4, alla base sono più larghi che nel 4, gli omeri sono ben 
pronunziati, arrotondati, il pronoto è trasverso, la punteggiatura dei solchi 
elitrali e molto superficiale. Non conosco 22 del triguttatus, raccolte a 
Windisch-Garsten; sole 2 @ di altre località (Boemia: Budweis; inoltre Ba- 
viera: Passau; Svizzera: Bregenz, Buchenberg), che io ritengo essere dei 
triguttatus tipici, differiscono dalle 9 9 del pseudelegans: per la statura 
minore, il pronoto più largo ‘anteriormente, il rostro fortemente arroton- 
dato ai lati, con margine superiore dello scrobo ed incisione latero-basale 
bene vs dall’alto, come nel 4, la squamulazione degli elitri più densa, 
confusa, non rotonda ed il 2° articolo dei tarsi anteriori e posteriori più corto, 
gli elitri più corti, brevemente ovali, mentre nel pseudelegans sono ovali. 

Del pseudelegans ho due 43 (ed alcune 99) della Slovacchia (Korbei : 
Trencin), che appena differiscono dagli ungheresi, per l’edeago alquanto più 
ristretto nella parte distale e la smarginatura meno ampia (fig. 10); in essi. 
il dimorfismo sessuale è molto accentuato, net ¢ 4 il pronoto è un po’ più 
corto e quindi un poco trasverso, gli elitri sono stretti, di forma ovale, molto 
allungata, quasi ellittica, le macchie discali sono ridotte ad un punto; nelle 
22 gli elitri sono invece di forma ovale larga, fortemente arrotondati la- 
teralmente, le macchie di squamule chiare sul disco sono grandi, come nella 
forma ungherese, ma gli omeri sono più marcati e più fortemente arroton- 
dati; il processo prosternale, di profilo, nel 4 ‘si confonde colle coscie an- 
teriori, nelle 2 9 ne resta alquanto staccato; in ambedue i sessi il 2° arti- 
colo dei tarsi anteriori e posteriori è più corto. ; 

Dei Beschidi (senza indicazione più precisa) ho due 44 con edeago 
perfettamente uguale a quello degli individui di Korbei; ne ho un altro, nel 
quale il tubo si restringe più fortemente vérso l’apice e l’arco marginale è 
notevolmente più profondo e più stretto che negli altri due (fig. 11); in 
questo esemplare il pronoto è ‘almeno lungo quanto largo « porta nel mezzo 
una carena rudimentale ed è coperto di squamule, larghe circa; ante quelle 
del vau, però non stroncate lateralmente. 

Nei dintorni di Vienna il pseudelegans e rappresentato da una a 
estremamente simile alla tipica, in ambedue i sessi; tanto nel & che nella 9 
il pronoto è rispettivamente più largo: che nella forma ungherese, cioè largo 
quanto in quella slovacca; il tubo dell’edeago è un tantino meno attenuato 
verso l'estremità e l’arco marginale è più stretto, onde finisce in due punte 
arrotondate, come.nella razza slovacca, anzichè quasi acute, come nel pseu- 
delegans tipico. Reitter, nel 1902, l’ha assimilata al suo haliciensis. 


SUL GENERE ALOPHUS Sa | 17 


Della Galizia (Jaroslau) ho due esemplari ( 49), nei quali io ravviso i 
rappresentanti dell’autentico haliciensis, che differiscono da quelli. della Slo- 
vacchia: il ¢ per il pronoto distintamente più largo anteriormente che alla 
base, gli omeri meno pronunziati, arrotondati (mentre nei 44 slovacchi 
gli omeri sono ben-delineati ed angolosi), la smarginatura apicale del tubo 
‘ dell’edeago nettamente angolosa nel centro (fig. 14) e visibilmente più pro- ‘ 
fonda: la 9 per gli elitri un po’ più lunghi, più ovali; processo proster- 
nale, 4 9, come nella razza; slovacca. 

Della Bucovina (Czernowitz) possiedo alcuni esemplari, avuti col nome 
di Csiku, ma che sono certamente gli Alophus che, col nome di haliciensis, 
il Prof. Penecke ha segnalato come viventi su Eupatorium cannabinum, 1 
quali hanno colori vivaci come nel haliciensis; qui ‘il pronoto è nuovamente’ 
lungo quanto largo, nel 4, come nella forma ungherese, ma le 9 9 hanno 
elitri brevi, larghi e processo prosternale alquanto distaccato dalle coscie, 
come nella forma: slovacca. Un & ha il tubo dell’edeago profondamente 
smarginato all’apice, come nel haliciensis, ma la smarginatura descrive un 
arco, come di consueto, che peraltro tende ad essere angoloso al vertice 
(fig. 12), un altro & ha invece smarginatura poco profonda, arco ampio e 
completamente regolare e tubo appena attenuato nella parte distale (fig. 13) 
e perciò molto simile a quello figurato del carpathicus (V. fig. 16). 

Della Transilvania conosco due & &: uno di Cluj, che ha edeago uguale 
a quello figurato dei Beschidi, cioè tubo fortemente ristretto verso l’apice 
ed arco marginale profondo e stretto : l’altro dei monti Bihor (Bucsum) che 
ha invece l’edeago foggiato come nella forma di Korbei, cioè tubo meno 
attenuato, smarginatura apicale più ampia e meno profonda. 

Della pianura romena (Comana-Vlasca, leg. Montandon) posseggo un 

, che ha il tubo così leggermente smarginato all’apice e così arrotondato 
da una parte e dall’altra della smarginatura (fig. 15), da sembrare quasi 
quello del Kaufmanni od anche del Csiku. Non assegno alcun nome a questo 
Alophus, perchè lo ritengo un ibrido di Kaufmanni x carpathicus, dato che 
della nominata località ho 4:4 tanto dell’una quanto dell’altra specie. Esso. 
ha l’aspetto del Kaufmanni, cioè pronoto fortemente rugoso-punteggiato, 
nettamente strozzato anteriormente, elitri brevemente ovali, larghi alla base 
quanto la base del pronoto, omeri nulli, angoli omerali che tendono ad ab- 
bracciare la base del pronoto, macchie di squamule bianche sul disco ridotte 
ad un punto, fortemente contrastanti colla vestitura che le circonda: ha in- 
vece comune con il carpathicus (e con il pseudelegans) il carattere della forte 
curvatura delle tibie anteriori; quanto al 2° articolo dei tarsi, l'esemplare in 
| oggetto ha quello degli anteriori trasverso, però meno che nel Kaufmannı, 

quello dei posteriori lungo quanto nel carpathicus: ha comune con tutte tre 
le forme nominate la forma del processo prosternale, che è ben visibile di 
profilo. | 
Concludendo: mi pare che pseudelegans sia una specie suscettibile di 
molte variazioni individuali ma non scindibile in razze; peraltro mantengo 
in vigore il nome di haliciensis Reitter, perchè non ho potuto rendermi conto 
diel valore delle descritte differenze, sopratutto quella nella forma dell’edea- 
go; uniforms e subcarinatus (19) sia che appartengano al filo del pseude- 


(19) Nome in contrasto con quanto serive l'Autore nella Tabella XLV «..... hat einen 


scharfen Mittelkiel..... »! 
% 


18 °F. SOLARE. 


legans, come è probabile, data la località di cattura indicata dall’ Autore, 
come se sono da attribuirsi a quello del triguttatus, possono essere posti tran- 
quillamente in sinonimia, perchè ambedue creati in base a due esemplari 9 9 
e caratterizzati: il primo con differenze di nessun valore; il secondo con de- 
finizione molto esagerata e con valutazione sicuramente eccessiva di una ca- 
rena nel mezzo del pronoto. 

Isolato: così il pseudelegans, anche se molto imperfettamente caratteriz- 
zato, resta a detinirsi il triguttatus, ch’ io ritengo specificamente distinto dal 
primo, sostenuto in questo mio convincimento dal valido parere del Prof. 
Penecke, che ha constatato il differente comportamento bio En delle due 
specie. : 

. «Come non mi è riustito di afferrare almeno un carattere, che possa: va- 
lere a distinguere sicuramente il pseudelegans nel complesso delle sue forme, 
ancor meno sono riuscito (anche a causa di deficienza di materiale) a dare 
una definizione che tutte abbracci le forme dell’entità specifica, che chiamo 
triguttatus. Questo Alophus ha un’area di diffusione molto più estesa di 
quella del pseudelegans; è probabile pertanto che abbia dato origine ad un 
considerevole numero di razze: peraltro le variazioni individuali non si ve- 
rificano qui in numero minore, che nel pseudeleigans. 

Probabilmente erano triguttatus gli Alophus così nominati da Boheman - 
e da Hochhut, perchè questi Autori devono aver osservato, che i loro tri- 
guttatus avevano lobi oculari distinti (ciò che non è nel vau) se, per con- 
trapposto, ne hanno constatato la mancanza nell’agrestis e nell’armeniacus ; 
era sicuramente triguttatus la specie, così nominata da Stierlin, avente il 
pronoto più lungo che largo, subitamente allargato verso l’apice; dovevano 
invece appartenere al vau i triguttatus di Redtenbacher, aventi rostro pro- 
fondamente. solcato per tutta la sua lunghezza e punti leggieri nelle strie 
elitrali. 

Ho già detto ch’ io considero forma tipica quella che ho descr itto su 
due esemplari dell’Austria superiore e di alcune 9 2 della Boemia. Stando 
alla descrizione datane, mi sembra che carpathicus debba appartenere a que- 
sta specie, non già al vau; l'Autore descrive infatti il carpathicus come razza, 
avente gli elitri alla base alquanto più larghi del pronoto, ciò che costituisce 
appunto una caratteristica del triguttatus rispetto al vau. Secondo Reitter 
il carpathicus si distingue dal vau anche per le serie di punti sugli elitri 
molto rozze, i punti rotondi, portanti una squamuletta rotenda, il pronoto 
non inciso anteriormente, con una leggiera fossetta nel mezzo ed il 1° e 2° 
articoli del funicolo soltanto di metà più lunghi che larghi (20); e poichè 
l'Autore ha ritenuto essere il carpathicus una varietà del vau, se ne deduce 
che nello: stesso le squamule degli episterni del metatorace sono rotonde o) 
brevemente ovali, all’ incirca come nel vau 

Io non ho 4 4 del triguttatus, ini dai Carpazii centrali ed orien- 
tali, ne ho però della pianura romena (Comana-Vlasca), ai quali la descri- 
zione sopra riportata si addice bene, per tutti i caratteri indicati, tranne ben 
inteso quello dei primi due articoli delle antenne; si tratta di una razza no- 
tevolmente diversa dalla forma tipica, distinta dalla stessa appunto per la 


(20) Io penso che |’ indicazione di quest’ultimo carattere sia dovuta ad un errore di 
penna, chè non ho visto mai alcun Alophus, avente i primi due articoli del funicolo di dette 
proporzioni. 

» 


SUL GENERE ALOPHUS 19. 


descritta forma delle squamule ai lati del metatorace e per il rostro netta- 
.mente angoloso lateralmente. Della zona montana (versante meridionale dei 
Carpazii: D. Arges-Negoju, Azuga, alta Jalomitza) ho soltanto deile 2 9, 
che non differiscono affatto dalle 2 2 della pianura. La smarginatura del- 
l’edeago è poco profonda, come nel triguttatus, ma più ampia e quindi il 
tubo risulta più appuntito da! ambo 1 lati (fig. 16). In un esemplare, da Bu- 
carest, il tubo è visibilmente più allargato lateralmente verso l’apice, che 
nei & 4 da Comana (fig. 17). Gli elitri delle 9 $ sono un po’ più lunghi e 
quindi più ovali che nel triguttatus; 1’ incisione latero-basale del rostro è 
meno: profonda che nel triguttatus, i margini superiori dello scrobo sone 
meno visibili dall’alto, ciò che rende estremamente simile il carpathicus al 
pseudelegans dei Beschidi, tanto da far dubitare della sua appartenenza al. 
iriguitatus se non esistesse, a dirimere il dubbio, la differenza nella forma 
dell’edeago : ristretto nella parte distale nel pseudele gans, invece più o meno 
leggermente allargato nel carpathicus. - » 

Gli A. Weber dei Carpazii e della Transilvania, citati da Reitter sono, 
con tutta probabilità, nient'altro che dei carpathicus, come pure lo sono pro- 
babilmente 1 Weberi, della Bucovina, che il Prof. Penecke dice di aver cat- _ 
turato ripetutamente su: Petasites albus: A. Weberi tipico, deila Stiria (dint. 
Graz), è invece una forma del Kaufmanni, come ho sn detto, parlando di 
quest’ultima specie. 


A. obsoletus è una razza occidentale, che conosco di alcune località fran. > 


cesi, abbastanza caratteristica per la vestitura degli elitri, costituita da squa-- 
mule molto fitte, di solito di color giallo-bruno e di setole squamiformi dello 
stesso colore; il 4 inoltre differisce da quello del triguttatus per il pronote 
non visibilmente allargato anteriormente (quasi come nel vau) un po’ meno 
trasverso, per il margine superiore dello scrobo poco visibile dall'alto, il 
rostro non visibilmente inciso alla base (quindi un pochino conico nella parte 
basale), gli elitri un po’ meno larghi alla base, il tubo dell’edeago a lati 
subparalleli fin verso l’apice, più profondamente smarginato in arco rego- 
larissimo e più ampio, quindi più appuntito da una parte e dall’altra (21). 
Forma del pronoto, larghezza basale degli elitri, mancanza di incisione ba- 
sale del rostro, edeago profondamente smarginato farebbero pensare che il 
descritto 4 possa appartenere al filo del vau; però il rostro pianeggiante 
sul dorso, gli occhi non infossati nell’orbita, i lobi oculari bene sviluppati, 
oltre che la differente squamulazione sul disco del pronoto (che nell’obsoletus 
è costituita da squamule allungate integre, piccole, anzichè grandi, tondeg- 
gianti e stroncate), inducono a ritenerlo una forma del triguttatus. 
| La ab. uniformis francese, nominata: da Hustache, è da ascriversi, come 
sinonimo, all’obsoletus; anche Reitter (1894) ne parla quando descrive que- 
sta nuova specie. | 
Della Catalogna (Ribas del Freser, presso Barcellona, leg. Zariquiey) 

ho un ¢ che differisce dall’obsoletus soltanto per le squamule sul disco del 
pronoto un tantino più larghe e per la smarginatura dell’edeago* nettamente 

angolosa, come nel haliciensis; non gli assegno alcun nome, tanto più perchè. 
ho un altro 4, da Lyon, nel quale il tubo dell’edeago è foggiato nello stesso 
modo. 


(21) Descritto eu di un 4 da Broüt-Vernet (dép. Ariège, leg. du Buysson). 


20 ae UF. SOLARI 


Un &, nella mia collezione, raccolto a Bleichrode (Prussia mer.), segna 
l'anello di congiunzione fra il triguttatus da W. Garsten e l’obsoletus: la 
squamulazione degli elitri e del pronoto, la forma degli elitri alla base sono 
come nell’obsoletus, ma l’ incisione latero-basale del rostro è bene pronun- 
ziata, il margine superiore dello scrobo è ben visibile dall’alto ed il pronoto 
è nettamente allargato anteriormente, come nel triguttatus; la smarginatura 
apicale dell’edeago è profonda quanto nell’obsoletus ma tende ad essere an- 
golosa nel mezzo. 

Circoscritte le forme del triguttatus, restano a considerarsi quelle del 
vau. Questa specie sembra essere molto più fissa delle precedenti: ne ho esa- 
minato 92 esemplari della sola forma tipica, la maggior parte presi nell’ Au- 
stria inferiore, ma anche nel Banato, nella Transilvania, nei Carpazii e nella 
Slesia: ho studiato l’edeago di 24 4 &, dei quali 8 provenienti dalle ultime 
tre regioni nominate e mon ho trovato la benchè minima differenza fra di 
essi. Fissa è pure la forma del rostro, del pronoto, degli elitri alla base, 
degli angoli omerali; fisso è il colorito scuro della squamulazione, compreso 
quello delle usuali tre macchie chiare degli elitri; costante è la forma del 
pronoto e delle sue squamule. Queste sono molto larghe ed, in visione per- 
pendicolare, sul disco sembrano o fortemente impresse da una parte od an- 
che stroncate e più che dimezzate. Già questo carattere basterebbe da solo 
per distinguere nettamente il vau non soltanto dal triguttatus e dal pseude- 
legans, ma anche dal Kaufmanni, come già detto, nei quali le squamule, 
disposte orizzontalmente nei punti, risultano integre, all'esame colla lente. 

A. italicus è una razza alpina del vau, caratterizzata dalla piccola sta- 
tura, dalla forma un pochino più slanciata, gli articoli del funicolo più corti, 
globosi o trasverso-arrotondati già a cominciare dal 3°, l’arco apicale del- 
ledeago un po’ meno profondo! ed il tubo non allargato lateralmente: la sua 
ab. nigrans va posta in sinonimia. 

Apfelbeck ha descritto una forma del vau, chiamata var. balcanicus, ca- 
ratterizzandola come avente antenne più corte, articoli esterni del funicolo 
globosi, macchie discali più sviluppate e statura minore. Io ne ho due & 4 
(Bjelasnica-pl.: paratipi) e numerosi altri (Sarajevo, Travnik, Sator-pl. neile 
Alpi Dinariche) mandatimi dall’ Autore; lo sviluppo delle macchié bianche e 
la statura variano, in complesso però gli esemplari balcanici sono in media’ 
più grandi, non già più piccoli dei vau tipici, specialmente di quelli catturati 
in grande numero nei dintorni di Vienna; quanto alla forma degli articoli 
delle antenne, io non so vedere alcunia differenza fra il vau e l’asserita sua 
razza; è probabile pertanto che Apfelbeck abbia ritenuto essere vav tipici 
esemplari del triguttatus, la quale specie è in media un po’ più grande ed 
ha funicolo un po’ più gracile, con articoli alquanto più lunghi, come ap- 
punto il prefato Autore descrive quelli del vau. 

Quanto all’edeago, esaminato quello di 8 esemplari balcanici, ho con- 
statato che, a differenza di quanto avviene in quelli viennesi, esso € un tan- 
tino più allargato verso l’estremità (22) e varia alquanto nella profondità 
della smarginatura apicale: in quello di un paratipo (preparato dall’Autore) 
la stessa è leggermente angolosa nel mezzo. Della Carniolia (Morobitz) e 


oe (22) Vedasi anche la figura 7, data da Apfelbeck per il triguttatus, ma che ha tutta 
l’aria di essere ritratta dal cotipo del balcanicus, in mio possesso: questo peraltro non ha 
‘tubo leggérmente assimmetrico; come invece risulterebbe dalla figura stessa. 


SUL GENERE ALOPHUS _ 2f 


della Croazia (monti presso Skrad) conosco: soltanto 9 9, una per ognuna 
delle due località nominate, grandi come quelle bosniache. Poichè ‘piccole 
differenze nell’edeago non sono atte a separare la forma balcanica, la quale 
quindi non potrebbe essere caratterizzata in alcun modo, ritengo: di dover 
porre senz’altro A. balcamicus in sinonimia di vau. 

In tre esemplari della Prokletija (Alpi dell’Albania settentrionale) il rostro 
è molto fortemente allargato ed ingrossato alla base, fortemente conico come 
quello del Csikü e dell’austriacus, mentre l'edeago non differisce sensibil- 
mente da quello del nominato paratipo del balcanicus; il tubo di uno di 
essi ha la smarginatura apicale subangolosa le profonda quanto nel balca- 
nicus da Bjelasnica, l’altro l’ha invece considerevolmente più profonda e 
tracciante un arco regolarissimo. Ad onta della forte differenza dal balca- 
nicus, dovuta alla forma del rostro, differenza alla quale attribuisco valore 
sistematico d’ordine primario, io ascrivo questa forma al filo del vau, perchè 
ha struttura delle squamule del pronoto identica ed edeago costruito allo. 
stesso modo: lo ritengo però una forma vicariante dello stesso e lo chiamo 
ssp. albanicus m. Se Apfelbeck non avesse stampato che la località classica 
del balcanicus è la Bosnia sett. (Bjelasnica-pl.), mentre della località albanese 
non parla affatto nella sua pubblicazione, benchè i nominati due 3 4, da 
lui avuti, sieno stati da lui stesso etichettati « balcanicus », avrei fatto vo- 
lentieri a meno d’ inserire un nuovo nome nella nomenclatura degli Alophus 
ed avrei assunto a tipo del balcanicus la sottospecie come sopra individuata, 
tanto più che l’Autore me l’ha inviata con tanto d’indicazione « cotyp. »! 

E’ probabile che A. balcanicus dei monti. Rhodope, Demirkapu,. nomi- 
nati da Apfelbeck, sieno degli albanicus: lo sono quasi certamente quelli 
da Jezerce-pl.; sarebbe interessante accertare l’essere di quelli della Serbia 
(Suva-pl. presso Bela-Palanka), che suppongo però appartenere anche al- 
l’albanicus. ~ | È 

Reitter ha descritto, nel 1894, come aberrazioni del vau (allora trigut- 
tatus) gli A. subcarinatus ed uniformis ; ho già affermato ch’ io ritengo che 
essi sieno nient’altro che sinonimi di pseudelegans; aggiungo ora che la lo- 
calità classica di cattura tanto del pseudelegans che del subcarinatus è « Mar- 
marosch (Ungheria: Carpazii orientali) » e che l’uniformis è descritto dei 
Beschidi (23). Del resto, siccome le squamule sul disco del pronoto sono 
sempre più larghe di quelle dell’obsoletus e talvolta sono anche quasi ro- 
tonde, è più che spiegabile l'attribuzione delle due aberrazioni al vau an- 
zichè al triguttatus, fatta allora dall’Autore. 

Richiamo ancora l’attenzione sul parallelismo che si verifica nelle tre 
specie, che compongono il gruppo del triguttatus, circa la variabilità del- 
l’edeago: la linea della smarginatura apicale va dall’arco assolutamente re- 
golare, più o meno profondo, più o meno ampio, alia forma angolosa, 
più o meno nettamente definita in tutte tre le specie e non offre validi ca- 
ratteri per la loro distinzione. Le linee tracciate dai margini laterali del 
tubo ‘benchè anch’esse alquanto variabili), messe in correlazione con la 
forma del rostro, servono invece ottimamente per identificare le specie: 
‘ triguttatus e vau, che hanno edeago pressochè uguale, a lati paralleli od 
appena allargato verso l’estremità, sono nettamente separabili per la diversa 


(23) Per quanto si tratti di un’argomentazione di valore molto relativo, osservo che da. | 
Reitter, provenienti dai detti monti, ho ricevuto parecchi pseudelegans e nessun vau, 


22 | in F. SOLARI 


forma del rostro: triguttatus e pseudelegans, che sono fra loro estrema- 
mente affini, sono invece facilmente separabili per la differente forma del- 
l’edeago, in quanto nel secondo il tubo è costantemente e visibilmente ri- 
stretto verso l'estremità, mentre nel Mii esso è allargato o tutt'al 
più ha lati paralleli. 


A. rhodopensis Reitter, elegans Stierlin e Giorgievici SPO 
‘SH Alophus rhodopensis è molto simile all’ albantcus, cosicchè si sareb- 
be quasi tentati di considerarlo come un’altra sottospecie del vau, ma contro 
questa tesi sta la considerazione aprioristica che, secondo Apfelbeck, sui 
monti Rhodope si trova anche il balcanicus (= van) e la constatazione che 
le differenze fra il vau ed il rhodopensis sono numerose. Quest'ultimo ha 


il rostro più corto di quello del vau e della sua sottospecie: gli occhi non — 


infossati nell'orbita: il pronoto nettamente più stretto degli elitri, coperto 
sul disco di punti squamigeri più piccoli, più fitti, mai confluenti e confu- 


samente irrorato di punti grandi; gli elitri nel ¢ sono alquanto arrotondati. 


agli omeri, più allungati, meno larghi verso il mezzo (mentre nel vau sono 
regolarmente ovali), gli angoli omerali non sporgono in avanti; nella 2 
del rhodopensis gli ‘elitri hanno omeri bene pronunziati e fortemente. arro- 
tondati, come nel triguttatus; sono un po’ più lunghi e meno larghi che 
nel vaw, cioè sono ovali, mentre in quest’ultimo: sono brevemente ovali; 
dal vau di forma tipica differisce anche per il rostro dilatato davanti agli 
occhi, non separato dal capo: dall’albanicus invece per il rostro meno al- 
largato- gibboso alla base. 3 


La squamulazione del pronoto è molto variabile nel rhodopensis, però 
sempre le squamule riempiono totalmente i punti e sono notevolmente più 


piccole di quelle del vau; esse talvolta sono integre, altre volte sono der 
presse od anche impresse nel centro, raramente sono stroncate lateralmente; 
il colore delle tibie è rossiccio, costantemente più chiaro di quello che si 
constata in molti individui del vau, le tibie anteriori sono leggermente cur- 
vate come ‘nello stesso; ‚il funicolo è più corto e più robusto con articoli 
i rispettivamente più corti a partire dal 3°, gli esterni fortemente arrotondato- 
trasversi; il tubo dell’edeago ha lati più esattamente paralleli, pel resto è 
uguale a quello del vau di forma tipica. 

Dell’ A. Gjorgjevici ho un cotipo & (Rilo- dagh, leg. Merkl), avuto 
dall’Autore ‘e perfettamente rispondente alla descrizione datane, che è un 
pochino più piccolo di tre cotipi del rhodopensis (Rhodope-Geb., leg. Hilf), 
mandatimi da Leonhard, ma nel quale: forma degli articoli esterni del fu- 
nicolo, del rostro, del pronoto, degli elitri, dell’edeago, impressione me- 
diana del pronoto, sua squamulazione, colore delle tibie sono identici a 
quelli della specie nominata; non v’ha adunque dubbio sulla identità spe- 
cifica dei suddetti esemplari, provenienti dai nominati due gruppi di monti, 


fra loro assai vicini. Del resto già Reitter segnala il rhodopensis dei monti . 


Rhilo, mentre descrive la nuova specie. 

Dalla lettura della descrizione del Gjorgjevici, 10 ho tratto 1’ impres- 
sione che Apfelbeck abbia essenzialmente descritto soltanto il 4 della sua 
nuova specie e che della 9 abbia parlato soltanto di sfuggita, per dire 
ch’essa è considerevolmente più grande, ha gli elitri più convessi e legger- 


\ 


SUL GENERE ALOPHUS 23 


mente arrotondati ai lati, le macchie discali estese dalla 4% alla 7* interstria 
e le squamule a vivaci riflessi metallici. Ma questa descrizione non si ad- 
dice ad una ® (cotipo) del rhodopensis, avuta anch’ essa dal compianto 
Leonhard; ne deduco che Apfelbeck deve aver ritenuto essere 2 del suo 
Gjorgqevici quella grossa, da lui descritta come sopra e che appartiene cer- 
tamente a specie diversa dal rhodopensis. 

Secondo quanto l’Autore ha espressamente stampato, il tipo del Gjor- 
_gjevici è della catena montana Stara-planina (leg. Merkl), che è sita molto 
più a nord della Rilo-planina, patria del Gjorgjevici & di mia proprietà; 
non è detto se olotipo sia il 4 oppure la 2 e se la 2 provenga dal primo 
o dal secondo gruppo di montagne; nel silenzio dell Autore in proposito, si 
deve ritenere che olotipo del Gjorgjevici sia un (3, catturato nella Stara-pl. 
e paratipo 4 quello in mio possesso del Rilo-dagh, cioè che questa specie 
viva su ambedue le catene di montagne nominate. Come per il Gjorgjevici, 
così per l’altra specie, della quale sarebbe stata descritta sommariamente 
la sola 2, e probabile la cattura nelle stesse due località. 

Orbene io ho pure due grosse 9 9, dei Balcani, senza indicazione più 
precisa, avute da Merkl col nome di elegans (uguali ad un paratipo del Gjor- 
gjevici 2, visto da me in passato), alle quali la descrizione sopra riprodotta 
si attaglıa perfettamente; esse differiscono dalla 9 del rhodopensis per la 
statura maggiore (sono grandi come l’austriacus), gli elitri di ovale molto 
allungata e le zampe tutte nere. Proviene la grossa 2 (allotipo), descritta 
da Apfelbeck, dalia stessa località, dove sono state raccolte le 2 9, man- 
datemi da Merkl? Lo credo. 

Poichè le tre differenze, da me or ora indicate, fanno parte dei carat- 
teri, con i quali Stierlin definisce il suo A. elegans: dato che Merkl non è 
certamente l’autore della determinazione della specie, da lui distribuita con 
tale nome, è più che probabile che Stierlin abbia descritto l’elegans su mate- 
riale, mandatogli per lo studio da Merkl (24), e che i miei elegans sieno dei 
cotipi od almeno dei topotipi; ne verrebbe allora logica la deduzione: che 
tipo dell’elegans, allotipo (9) del Gjorgjevici e miei elegans devono essere 
originari della stessa fonte e devono essere stati catturati sulla Stara-pl. e 
sulla Rilo-pl.: che Gjorgjevici 9 è da ritenersi sinonimo di elegans. A que- 
sta conclusione mi attengo. | 

Non ripeto qui quanto ho già scritto dell’ A. elegans Reitter, allorchè 
ho parlato del Kaufmanni; torna però acconcio il richiamare ora l’atten- 
‘zione sul fatto, che anche Reitter (1894) dalla lettura della descrizione do- 
veva aver tratto Ja convinzione, che elegans dovesse essere alcunchè di ben 
diverso dal Kaufmanni (se non altro per la diversa forma degli elitri e la 
scoltura non rugosa del pronoto) quando ho creduto di poter ravvisare nel 
‚pseudelegans la specie descritta da Stierlin. 

Così individuato, |’ A. elegans differisce dal rhodopensis perchè il ro- 
stro è più lungo (lungo quanto nell’austriacus), con solco mediano che sfocia 


(24) Non ho più, purtroppo, la possibilità di consultare la pubblicazione originale, onde 
‘accertare se in qualche punto Stierlin avesse allora fatto il nome del raccoglitore della nuova 
specie. In mancanza di tale precisazione, osservo che l’ indicazione usata « Turchia » può 
| trovare facile spiegazione nel fatto che il viaggio di Merkl nei Balcani ha avuto luogo al- 
cuni anni prima del 1880, quando cioè il rimaneggiamento politico degli stati balcanici, do- 
vuto ai trattati di S. Stefano e di Berlino (1878), non era ancora avvenuto. Che il viaggio 
di esplorazione, compiuto da Merkl, sia di qualche anno anteriore al 1880, lo desumo dal 
fatto che sono in mio possesso due esemplari dello Stomodes rotundicollis (Rhilo-Dagh, ex 
Merkl), specie descritta da Frivaldsky nel 1880, su materiale avuto dal nominato raccoglitore. 


da S | F. SOLARI 


in una fossetta frontale, la quale manca nel rhodopensis: le antenne sono 
più lunghe, con articoli esterni circa lunghi quanto larghi, più o meno ar- 
rotondati, anzichè fortemente arrotondato-trasversi, la clava è ovale-allun- 
gata (in un esemplare ancor più allungata, subfusiforme) mentre nel rho- 
dopensis è ovale: il pronoto è meno trasverso, più distintamente irrorato 
di punti grandi e coperto: di squamule allungate, integre, che si toccano le. 
une colle altre e quasi si accavallano, anzichè larghe e tondeggianti: gli 
elitri sono quasi del doppio più lunghi che larghi, alquanto obovati, invece. 
di essere ovali, un pochino più convessi e con omeri un po’ meno pronun- 
ziati: le tibie sono più lunghe e nere, mentre nel rhodopensis sono costan- 
temente bruno-rossiccie: la squamulazione in complesso è più chiara, con 
riflessi metallici abbastanza vivaci. pilo meri n 


a austriacus Otto e styriacus Apfelbeck 


Richiamo qui la mia nota, che ha potuto facilmente sfuggire, pubbli- 
cata nel Bollettino di questa Società, LXV (1933) p. 161, nella quale ho di- | 
mostrato che styriacus è nient ‘altro che un gi dell’austriacus con 
edeago mutilato. 

E’ specie fissa e facilmente identificabile; la conosco della Stiria, della 
Carniolia e dell'Austria inferiore (Wechsel). Secondo Penecke (Wiener ent. 
Ztg., vol. XX, 1901, p. 37) vive a spese di Senecio nemorensis. 


A. Csikii Apfelbeck 


E’ d’aspetto molto simile al pseudelegans, però in esso il rostro è net- 
tamente dilatato alla base e quivi evidentemente più largo che verso il 
mezzo, non diviso dal capo, mentre nel pseudelegans il rostro non è dila- 
tato alla base, ha lati paralleli fino all’ inserzione delle antenne ed è perciò 
nettamente separato dal capo. Inoltre nel Csikii gli elitri, specialmente quelli. 
della 9, sono obovati, mentre nel pseudelegans sono ovali; nel Csikü, 4 9, 
gli elitri sono nettamente più larghi della base del pronoto, gli angoli ome- 
rali sono molto pronunziati, subcallosi ed alquanto sporgenti in avanti; 
nel pseudelegans & gli elitri alla base sono poco più larghi della base del 
pronoto e gli angoli omerali non sono sporgenti nè callosi, nella 9 gli 
omeri sono fortemente arrotondati ed anche qui per nulla callosi. L’edeago 
del Csikii è somigliantissimo a quello del pseudelegans, però il restringi- 
mento laterale del tubo verso l'apice è più forte nel Csikü e la smarginatura 
apicale è subangolosa anzichè in arco regolare. | 

Dall’austriacus si distingue perchè questo ha forma più allungata e 
punteggiatura del pronoto subvariolosa verso i lati; inoltre negli austriacus 
freschi le macchie bianche discali partono dall’omero e si dirigono in arco 
verso la sutura elitrale, nel Csikii invece dette macchie hanno inizio più in 
basso e più internamente e si dirigono obliquamente verso la sutura; la 
statura dell’austriacus è, in media, notevolmente maggiore. 

Dal rhodopensis il Csikii differisce perchè in quest’ultimo il pronoto è 
‘un pochino più lungo che largo (4) od al massimo largo quanto lungo (9), 
solcato nel mezzo quasi fino alla base, 1 lati del tubo dell’edeago: all’estre- 
mità convergono visibilmente, la smarginatura apicale è poco profonda 


SUL GENERE ALOPHUS | 25 


e quasi angolosa al centro; nel rhodopensis l’edeago è parallelo ai lati, ha 
angoli apicali acuti e la smarginatura apicale descrive un arco regolaris- 
simo e molto pronunziato. Nel rhodopensis il rostro è un po’ più corto, 
il pronoto più corto che largo, coperto di squamule più piccole ed ha an- 
teriormente una profonda foveola alquanto allungata. 

La 2 del Csikü differisce da quella dell’elegans perchè ha pronoto lungo 
quanto. largo, anzichè trasverso, leggermente solcato nel mezzo, elitri 
obovati invece che ovali-allungati, molto profondamente smarginati alla 
base, angoli omerali ben pronunziati, alquanto sporgenti in avanti, mentre 
nell’elegans essi sono fortemente arrotondati. Lei squamule del pronoto 
sono della stessa grandezza e forma nelle due specie; nell’elegans le due. 
“ macchie di squamule più chiare sono disposte trasversalmente i arroton- 
date, nel Csikii hanno una posizione obliqua e sono triangolari. 

‘ Ho tre esemplari del Csiku (1 4, 2 4-8), presi net Carpazii or. (Bro- 
steni-Moldau) ed una ®, catturata a Predeal (Valachia), avuti dal compianto 
sig. A. L. Montandon: ne ho pure una coppia della Transilvania, senza 
indicazione più precisa, avuti dal Prof. A. Schuster: ne ho visto una 2 
nella collezione Winkler (Kerzer-Geb., leg. Ganglbauer): ho avuto in co- 
municazione dall’Autore i tre esemplari tipici (2 4 & , 1 2), che hanno co- 
lori più vivaci che i miei dei Carpazii, cioè come nei pseudelegans della Bu- 
covina, ricevuti appunto col nome di Csikü. Al Prof. Penecke, che me li 
ha mandati, deve essere sfuggito il fatto che lo stesso Apfelbeck ha gia 
svalorizzato non poco il nuovo carattere, tratto dalla forma del processo 
prosternale, sia coll’aver praticamente ‘fuso il 1° ed il 2° gruppo: nella com- 
pilazione delle sue tavole dicotomiche, sia coll’aver poi scritto, descriven- 
do lo Csiku, che il processo prosternale nello: stesso è di forma intermedia 
tra quello attribuito al prototipo del 1° gruppo e quello dell’austriacus. 
Quasi certamente egli, fuorviato dall’ inserzione del Csikii nel gruppo del 
Kaufmanni e dalla grande somiglianza: dell’edeago del Csikii, figurato dal- 
l’Autore, con quello del pseudelegans, che aveva sott'occhio, non! ha dato 
peso al carattere della conicità del rostro alla base, che pur è stata descritta 
da Apfelbeck ed ha classificato Csikü (haliciensis nel 1928) il pseudelegans. 

In tutti i miei esemplari di A. Csikü il tubercolo compreso fra le lamine 
prosternali è bene pronunziato e le lamine sono basse, suborizzontali, co- 
sicchè di profilo assumono lo stesso aspetto di quelle del vaw; se ben ri- 
cordo (25) i tipi avevano il processo: prosternale come i miei pseudelegans 
di Korbei, ciò che del resto è conforme alla descrizione originale; si ha 
. adunque ancora qui una riprova della variabilità di questo ornamento pro- 
toracico e quindi dell’ impossibilità di trarne profitto per la classificazione 
delle specie e tanto meno per la divisione degli Alophus in tre gruppi, pro- 
posta da Apfelbeck. 


A. pindicus n. sp. 


Item ut in A. nictitanti Boh. longe hirsutus eique similis; differt quia 
& multo latior, praeterea rostro robustiore, medio anguste et profunde 


(25) Ho esaminato i tipi nel 1931 e poichè allora non avevo ancora identificato lo Csikii 
fra il materiale della mia collezione, li avevo confrontati coi pseudelegans di Korbei, Ri- 
cordo che in quella circostanza la sola differenza fra i due, che mi aveva colpito, consisteva 
nella diversa forma del rostro. 


26 | F. SOLARI 


è 


sulcato, sulco in fronte usque ad occipitem continuato, subtus haud tuber- 
culato-dentato, lateribus valde angulatim producto, juxta oculos profunde 
inciso; funiculi articulis 3°, 4° et 5° aequilatis, 6° et 7° distincte latioribus, 
3° subgloboso, 4° et 5° globosis, 6° rotundato-transverso; prothorace lon- 
gitudine latiore, antice parum constricto, deinde modice rotundato, disco 
creberrime punctato, lateribus confuse ruguloso, medio antice obsolete fo- 
veolato, lobis ocularibus nullis ; elytris in 6 breviter ovatis, converioribus, 
tibiis robustioribus, corpore omnino nigno ; aedeagi tublo versus apicem pa- 
rum restricto, apice subtruncato. | 

Patria: Epiro, catena del Pindo (M. Kataphidi, m. on Sy. 1932, 
leg. M. Beier). 

Un solo esemplare &, elle mia collezione, in cattivo stato, onde non 
ne posso descrivere la squamulazione: la specie € pero facilmente identifi- 
cabile per gli elitri brevemente ovali del 4, più larghi che quelli della 2 
del nictitans, la mancanza del tubercolo dentiforme del rostro e l’edeago 
gradatamente e leggermente ristretto nella parte distale (fig. 18). — 

Di sotto il pindicus ha una punteggiatura piccola ed oltremodo densa, 
i punti sono riempiti da una squamuletta perfettamente rotonda, più pic- 
cola, più rotonda che nelio squamiventris; 11 processo prosternale è molto 
sito, le lamine sono, divise fino alla base, completamente verticali, netta- 
mente lontane dalle coscie anteriori, davanti ad esse v’ e un piccolo tuber- 
colo ben visibile. | 

Anche nello squamiventris la squamulazione è è molto densa, ma i punti 
e le squamule sono più grandi, meno numerosi. 

La punteggiatura degli sterniti è fitta e piccola come nel nictitans, ma 
in questo gli sterniti sono soltanto densamente pelosi, mentre nel pindicus 
sono molto densamente squamosi, con scarsi peli frammisti. 


A. epiroticus n. sp. 


Magnitudine A. squamiventris Reitter eigue maxime affinis ; differt ro- 
stro late et profundius sulcato, in dimidia parte basali conico, juxta oculos 
haud inciso, fronte latiore; antennis longioribus, articulis e.rternis globosis, 
7° parum transverso : prothorace longitudine aequilato, lateribus valde ror 
tundato. minus crebre punctato, punctis disco squemula repletis, squamu- 
lis disco rotundatis, lateribus ovalibus; squamulis elytrorum distincte mi- 
noribus; aedeagi tubo lateribus regulariter et modice a, lamina ‘api- 
cali longiore et apice reflexa. 

_ Patria: Epiro, catena del Pindo (M. Kataphidi, m. 1800-2000, 19, VI, 1933, 
leg. M. Beier); una coppia nella mia collezione (4 olotipo)._ 

D’aspetto molto simile allo squamuventris ed anche molto affine allo” 
stesso; ne differisce principalmente : per i lobi oculari pressoché nulli, la 
fronte distintamente più larga del rostro fra I’ inserzione delle antenne: 
per il rostro distintamente conico dalla base fin verso 11 mezzo, non inciso 
davanti agli occhi: per il solco mediano dello stesso più ampio e più pro- 
fondo. per gli articoli 4°, 5° e 6° del funicolo globosi ed il 7° meno: tra- 
sverso: per il pronoto lungo quanto largo, fortemente arrotondato ai lati, 
colla massima larghezza sita quasi nel mezzo: per i punti del pronoto sul 
disco totalmente riempiti da squamule rotonde, integre, nettamente isolate 


SUL GENERE ALOPHUS | 27 


le une dalle altre: per le squamule poste ai lati dello stesso ovali e che si 
accavallano: per le squamule, tutte rotonde, che coprono gli elitri, distin- 
tamente più piccole di quelle che si trovano sul disco del pronoto e più 
piccole di quelle dello squamiventris : .per il tubo dell’edeago che si restringe 
gradatamente dal mezzo fino all’apice (fig. 19), la lamina apicale più lunga 
e ripiegata in su, ciò che non avviene nell’altra specie. 

Nello squamiventris invece i lobi oculari sono chiaramente visibili, i 
lati del rostro sono subparalleli dalla base fino all’ inserzione delle antenne, 
il rostro è inciso davanti agli’occhi, la fronte è ben poco più larga del 
rostro fra l’ inserzione delle antenne, il solco del rostro è più stretto e più 
superficiale; gli articoli 5° e 6° del funicolo sono trasverso-arrotondati, il 
° è fortemente trasverso; il pronoto è più lungo che largo, colla massima 
larghezza sita anteriormente, indi alquanto ristretto rettilineamente fino alla 
base, i punti sul disco. sono riempiti da squamule fortemente impresse, che 
sembrano stroncate come quelle del vau, anche le squamule verso 1 lati 
sono tondeggianti; le squamule che ricoprono gli elitri sono grandi come 
quelle del pronoto e così vicine le une alle altre, che soltanto con difficoltà 
se ne vede il contorno; il tubo dell’edeago si restringe verso il mezzo, indi 
si allarga all’altezza del foro ejaculatorio, per restringersi poi nuovamente 
nell’estrema parte distale, la lamina non è menomamente voltata in alto. 

La nuova specie ha qualche affinità collo shardaghensis, altro Alophus 
con rostro conico, ma nettamente diviso: dal capo; dallo stesso si distingue 
però con tutta facilità, perchè in quest’ultimo il pronoto è dilatato-arro- 
tondato nella parte distale e la sua punteggiatura è oltremodo fitta. e co- 
stituita da punti molto più piccoli; la differenza fra gli edeagi delle due 
specie è molto forte. i 


A. macedonicus n. sp. 


A. Hilfi Reitter habitu simillimus, differt rostro a capite diviso, quam- 
quam a basi comico, ante oculos haud ampliato; prothorace in antica parte 
sulcato, disco su builins densiusque punctato et squamulato, lateribus squa- 
mulis angustioribus praedito ; forma elytrorum ut in 3 et in 2 subaequali; 
aedeagi tubo lateribus distinctius sinuato, deinde magis ampliato, apice ro- 
tundato-acuminato, haud calloso. — 

Patria: Macedonia (Ljubeten: Shar-Dagh, leg. Apfelbeck). 

Nei tre esemplari, che conosco, il solco del rostro è più profondo che 
nel Hilfi, il pronoto è abbastanza profondamente solcato nella parte ante-. 
riore ed ai lati porta squamule meno larghe che nel Hilf. e più. aderenti al 
‘corpo; gli omeri sono meno angolosi, il colorito delle macchie mediane e 
della fascia subapicale degli elitri è relativamente poco più chiaro di quello 
della restante vestitura, a differenza di quanto si verifica normalmente nel 
Hilf; la 2 differisce ben poco dal & nella forma degli elitri, mentre nel 
Hilfi il dimorfismo sessuale è molto accentuato. 

Il tubo dell’edeago è notevolmente diverso da quelo del Hilfi; in que- 
st’ultimo la parte laminare è poco più lunga che larga, larga appena meta 
della larghezza del tubo, misurato nel punto in cui la sua curva è più alta, 
all'apice è largamente arrotondata e distintamente. callosa, quasi troncata; 
nel macedonicus la parte laminare è quasi del doppio più lunga che larga, 


28 F. SOLARI | i 


nella parte distale è visibilmente larga più di metà della larghezza del tubo, 
misurato come nel Een, termina in ogiva arrotondata (fig. 2 20) e non e cal-_ 
losa all’apice. | | 

Contrariamente a quanto ne avevo ‘pensato iN passato, ritengo essere 
il macedonicus una specie a sè stante, non una sottospecie del Hilfi, essen- 
do esso sufficientemente caratterizzato dal rostro nettamente diviso dal 
capo, per quanto conico dalla base, dalla punteggiatura del pronoto sul 
disco, più fina e più densa, dalla differente squamulazione sopra descritta 
€ dalla notevole differenza nella parte su dell’edeago, oltre che per il 
piccolo dimorfismo sessuale. de 

Dal malissorum, che ha punteggiatura del pronoto molto simile, si di- 
stingue perchè nello stesso gli elitri sono ovali-allungati, con omeri com- 
pletamente svaniti e le squantule ai lati del pronoto sono piliformi; l’edeago 
delle due specie è completamente diverso. Olotipo 4 , nella mia collezione, 
allotipo 2 ed un paratipo 4 nella collezione Apfelbeck. | 


Per la classificazione degli Alophus possono valere le seguenti tavole 
dicotomiche. 


So 


1 (4) Rostro, verso la base, munito di sotto di un forte tubercolo denti- 
forme; punteggiatura del pronoto variolosa. 

+ Rostro senza incisione latero-basale, non esteso angolosamente 
verso l’esterno, a lati paralleli, superficialmente solcato. nel mezzo; 
fronte larga al massimo quanto il rostro fra 1’ inserzione delle an- 
tenne; tibie ‘anteriori fortemente curvate: 

nichtans 

3 (2) Rostro con una netta incisione! uu basale, esteso angolosamente 

verso l'esterno, profondamente solcato nel mezzo, leggermente co- 

nico dalla base fino all’ inserzione delle antenne, nel qual punto è 

meno largo. della fronte; tibie anteriori meno curvate: 
ssp. singularis 

) Rostro sprovvisto di tubercolo dentiforme. 

) Tutte le squamule degli elitri sono arrotondate. 

) Pronoto arrotondato o no ai lati, mai dilatato anteriormente. 

) Rostro ben diviso dal capo, anche se nella parte basale è legger- 

mente conico. Le 

Occhi non infossati nell’ orbita, la quale è. totalmente mascherata 

da un anello di squamule che circondano l’occhio; occhi grandi, 

posti per almeno la metà del loro margine dorsale parallelamente 
all’asse del capo, cosicchè la fronte ha lati paralleli per lungo 

tratto (26). 

9 (14) Protorace non sinuato lateralmente. all ee del margine supe- 
riore degli occhi, onde non si determinano lobi oculari. 

10 (11) Rostro a esteso lateralmente, la dilatazione spiccatamente 
angoloso-dentiforme, molto profondamente inciso fra l’occhio e fa 


NS Ou pb 
PS Sa 
Oo 

CON À = 


es 
ER 

D 
NI 
Sr 


(26) Eccezion fatta, per il Kaufmanni ssp. circassicus, nel quale gli occhi sono disposti 
‘obliquamente, cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro estensione, 
convergenti in avanti, come nel vau. 


II (10) 


12 (13) 


13 (12) 


18 (23) 


SUL GENERE ALOPHUS | ae, 29 


x LÌ 
# 


dilatazione suddetta, a lati paralleli ed angolosi; elitri provvisti di 
setole quasi erette. Tubo dell’edeago leggermente e gradatamente 
ristretto nella parte distale, subtroncato all’apice: 
i pindicus 
Setole sul dorso deigli elitri molto abbattute; rostro non allargato 
lateralmente, incisione laterale davanti all'occhio leggiera o nulla. 
Rostro ieggermente ma regolarmente conico dalla base fino all’ in- 
serzione delle antenne, con solco leggiero e stretto, che sfocia in 
una fossetta frontale molto allungata; pronoto molto densamente 
punteggiato sul disco, ogni punto è riempito da una squamula così 
fortemente impressa da sembrare un suo rivestimento interno ;. tibie 
anteriori leggermente sinuate alla base, curvate nella parte distale. 
Tubo dell’ edeago subtroncato all'apice, nella parte distale legger- 
mente sinuoso ai lati e successivamente allargato: 
| | agrestis 
Rostro abbastanza fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, 
con solco ampio ed abbastanza profondo, che si prolunga sulla. 
fronte; punti del disco del pronoto riempiti da squamule integre, 
bene isolate le une dalle altre; tibie anteriori non: sinuate alla base, 
fortemente curvate nella parte distale. Tubo. dell’edeago troncato 
all'apice, regolarmente, ma leggermente ristretto ai lati a comin- 
ciare dalla cavità ejaculatoria; parte laminare leggermente ripie- 
gata all’apice: opikctinis 
Protorace sinuato lateralmente ad angolo molto ottuso, in modo 
però che si delineano lobi oculari più o meno sviluppati, ma sem- 
pre ben apprezzabili come tali. 


Le squamule sul disco del pronoto sono larghe, rotonde e riempiono 
totalmente i punti, onde non se ne vedono i margini; pronoto con- 
fusamente irrorato di rari punti neri, a superficie piana, totalmente 
coperto dalle squamule; squamule sul disco apparentemente stron- 
cate lateralmente, come quelle del vau; rostro: a lati paralleli, con 
leggiera incisione latero-basale. Edeago subtroncato all’apice, nella 
parte distale arrotondato-ristretto fino all’apice, dove è più stretto 
che nell’agrestis : 

squamiventris 
Le squamule sul disco del pronoto sono integre, di forma variabile 
e non riempiono i punti, dei quali si vedono chiaramente: i margini; 
pronoto mai irrorato di punti neri. 


Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto o ben poco più 
larghi, con angoli omerali subacuti, diretti verso il pronoto, quasi 
ad abbracciarlo; il 2° articolo dei tarsi anteriori è trasverso, quello 
dei tarsi posteriori al massimo.è ı 14 volte più lungo che largo; 
tibie. anteriori quasi rette. Tubo dell’edeago subtroncato all’apice. 
Rostro visibilmente inciso lateralmente davanti agli occhi, indi a 
lati paralleli; macchie di squamule bianche sul disco degli elitri, 
guando esistono, fortemente contrastanti con quelle che le circon- 
dano. | 


30 


9: 
20 


21 


22 


23 


24 


25 


‘26 


(20) 


22) 


F. SOLARI. 


Pronoto strozzato anteriormente. 


21) Statura minore, tibie anteriori robuste quanto quelle dl triguttatus, 


(19) 


(26 


(8 


) 


) 


macchie bianche sul disco degli elitri puntiformi od assenti: 

2 | Kaufmanni 

Statura maggiore (10 % mm.); rostro malo largo, tibie e tarsi stra- 

ordinariamente robusti; elitri verso i lati ed epipleure rivestiti di 

una larga fascia di squamule più chiare di quelle che si trovano sul 
disco; cas ipotetici): 

ssp. Reitteri 

Pronoto non strozzato anteriormente; macchie branche sul disco 


degli elitri abbastanza grandi, ovali; punteggiatura del pronoto in 


parte confluente, ma non rugiosa. Tubo dell’edeago meno ristretto 
verso l’apice, leggermente smarginato nel mezzo: | 
ssp. integer 


Rostro indistintamente inciso davanti agli occhi, leggermente 


conico fin verso il mezzo, macchie discali meno bianche e poco con- 
trastanti con quelle scure, grandi e disposte trasversalmente, come 


quelle del pseudelegans; strozzatura del pronoto forte. Tubo del- 


l’edeago leggermente smarginato all’apice: 

ssp. circassicus 
Elitri alla base visibilmente più larghi della base: del pronoto, an- 
goli omerali ottusi; 2° articolo dei tarsi anteriori obconico o sub- 
triangolare, lungo quanto largo o poco più corto, quello dei tarsi 
posteriori più di 1 % volte più lungo della massima sua larghezza; 
tibie anteriori fortemente curvate; pronoto mai strozzato anterior- 
mente, mai rugoso, al massimo con punti confluenti longitudinal- 
mente. Edeago profondamente smarginato all’apice. 


Rostro arrotondato ai lati (però angoloso nel carpathicus); pronoto 
fortemente ristretto anteriormente, indi abbastanza fortemente ar- 
rotondato-allargato (non allargato nell’obsoletus); 2° articolo dei 


. tarsi anteriori alquanto più corto che largo, subtriangolare, quello 


dei tarsi posteriori poco più di una volta e mezza più lungo che 
largo. Tubo dell’edeago leggermente allargato esternamente od an- 
che a lati subparalleli: 

triguttatus 


Rostro provvisto nella Hat latero-dorsale di un solco punteggiato, 
irregolare e più o meno profondo, che dà origine ad una costa leg- 
giera, la quale lo rende angoloso lateralmente; pronoto semplice- 
mente ristretto-arrotondato anteriormente; 2° articolo dei tarsi an- 


teriori lungo quanto largo, mai triangolare, quello dei tarsi poste- 


riori circa del doppio più lungo che largo. Tubo dell’edeago leg- 
germente ma visibilmente ristretto nella parte distale : 
pseudelegans 


Occhi profondamente sil allseits, che in parte resta libera 
da squamule, più piccoli che nel triguttatus e disposti obliquamente, 
cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro esten- 
sione, convergenti in avanti; rostro leggermente conico dalla base 


DS: 


=) 


31 


a2 
33. 


34 


36 


37. 


(30) 


(33) 


5 (36) 


SUL GENERE ALOPHUS | | A 


fin verso il miezzo, ma nettamente separato dal capo; tibie ante- 
riori quasi rette. Tubo dell’edeago a lati paralleli fino all’apice o 
leggermente allargato : 

= sE | 2 vau 
Rostro fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, quasi sem- 
pre anche dilatato davanti agli occhi, cosicché occu: e parte basale 
del rostro formano: quasi un unico cono. 


Occhi infossati profondamente nell’orbita. 


Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto 0 poco più larghi; 


squamule sul disco del pronoto larghe, apparentemente stroncate 
lateralmente; tibie anteriori quasi rette. Tubo dell’edeago profonda- 
mente smarginato all’apice, leggermente allargato ai lati nella estre- 
ma: parte distale: i 
ssp. albanicus 
Elitri evidentemente più larghi alla base della base del pronoto, 
omeri fortemente angolosi; squamule del pronoto larghe, ma in- 
tegre; tibie anteriori fortemente curvate. Tubo dell’edeago distin- 
tamente ristretto verso l’estremità, leggermente smarginato : 
| Csikit 
Occhi appiattiti, non infossati, quindi orbita inapprezzabile. 


) Superficie del pronoto resa alquanto ineguale dalla punteggiatura 


irregolare, la quale, specialmente verso i lati, € subvariolosa od 
anche subrugosa; in esemplari freschi però il pronoto appare sem- 
plicemente irrorato di numerosi punti foveiformi. Tubo dell’edea- 
go alquanto attenuato verso l’apice, molto profondamente smar- 
ginato all'estremità, le sue punte sono acute e relativamente lunghe : 

austrıacus 
Pronoto a superficie piana. 


Rostro piü corto, il suo solco mediano continuato fin sulla fr onte; 
funicolo robusto e corto, articoli 5° - 7° fortemente arrotondato- tra- 
sversi; punteggiatura sul disco del pronoto fina, fittissima, i punti 
riempiti da squamule piccole e tondeggianti; elitri abbastanza stretti, 
di ovaie piuttosto allungata, statura del vau. Tubo dell’edeago a 
lati paralleli, smarginatura distale come nella specie nominata : 
rhodopensts 
Rostro lungo quanto nell’austriacus, statura come riello stesso; ie 
squamule sul disco del pronoto sono allungate, la punteggiatura è 
molto fitta, ma i punti sono più grandi che nel precedente; funi- 
colo di lunghezza normale; il solco mediano del rostro sfocia in 
una fossetta frontale ben definita; gli elitri sono circa del doppio 
più lunghi che larghi; edeago profondamente smarginato all’apice, 
(caratteri ipotetici); 
elegans 
Pronoto straordinariamente .dilatato-arrotondato nel terzo distale, 
la punteggiatura sul suo disco è molto minuta, i punti sono in 
parte confluenti, specialmente quelli verso 1 lati; rostro leggermente 
conico nella metà basale, ben diviso dal capo, senza incisione la- 
tero-basale, profondamente solcato nel mezzo; fronte considerevol- 
mente più larga del rostro fra l’ inserzione delle antenne, occhi non 


32 


38 


39 ( 


40 


4: 


42 


a 


44 


F. SOLARI 


infossati nell’ orbita; lobi oculari i visibili; elitri in ovale alquanto: 
allungata, loro smarginatura basale poco profonda. Il tubo del- 
l’edeago si restringe gradatamente e fortemente e finisce in punta 
arrotondata, leggermente callosa all’apice: 

SO 


Squamule degli elitri, almeno quelle poste sulla loro declività late- 
rale, allungate; statura maggiore. 


Soltanto! la declività posteriore degli elitri e talvolta anche quella 
laterale provviste di setole sollevate. 


Rostro allargato davanti agli occhi e perciò ‘capo e base del rostro 
formano un unico cono; elitri notevolmente più stretti di quelli 
della 9, più larghi alla base che nelle specie seguenti, poco meno 
larghi alla base che verso il mezzo, non ovali, tagliati obliqua- 
mente agli omeri, questi bene pronunziati, leggermente callosi; pun- 
teggiatura del pronoto più rude, più forte che nei seguenti; edeago 


largamente arrotondata e notevolmente calloso all’apice : 


Hulfi 


Rosse nettamente. diviso dal capo, anche se distintamente conico 
gia dalla base. 


Pronoto con punteggiatura più fina e più densa che nel Hifi, le 


_squamule ai lati dello stesso sono ellittico-allungate, più strette che 


(39) 


nel Hilfi, più larghe che nel malissorum; omeri tagliati meno obli- 
quamente che nel Hilf, non callosi, elitri meno larghi alla base 
che nello stesso, quindi subovali, poco dissimili da quelli della +: 
edeago simile a quello del Hilf, lamina più lunga, terminata in 
punta ogivale-arrotondata, non callosa all’apice: 
macedonicus 
Elitri di forma ovale alquanto allungata, arrotondati agli omeri; 
squamule ai lati del pronoto piliformi; edeago troncato all’apice, 
gradatamente attenuato, le sue linee marginali sono Curve e con- 
vergenti fino all’apice: 
| malissorum 
Elitri più stretti che nel malissorum, tutta la loro superficie prov- 
vista di setole lunghe e sollevate, più lunghe e più sollevate che 
nelle specie affini; tubo dell’ edeago a lati subparalleli fino all’estre- 
mità della cavità ejaculatoria, poi rettilineamente e rapidamente ri- 
stretto fino all’apice, dov’é più stretto che nel malissorum : 
Apfelbecki 
PR 
Rostro, verso la base, munito di sotto di un forte tubercolo denti- 
forme; punteggiatura del pronoto variolosa. 
Rostro senza incisioné latero-basale, non esteso angolosamente ver- 
so l'esterno, a lati paralleli, superficialmente solcato. nel. mezzo; | 
fronte larga al massimo quanto il rostro fra I’ inserzione delle an- 
tenne : | 
| nictitans 


ae fa) 


9 (14) 


= (11) 


13 (12) 


15 (16) 


SUL GENERE ALOPHUS © 33 


Rostro con una netta incisione latero-basale, esteso angolosamente 

verso l’esterno, profondamente solcato nel mezzo, leggermente co- 

nico dalla base fino all’ inserzione delle antenne, ‘nel quale punto € 

meno et della fronte: | 
ssp. singularis 

Rostro sprovvisto di tubercolo dentiforme. 

Tutte le squamule degli elitri sono arrotondate. 

Pronoto arrotondato o no ai lati, mai dilatato anteriormente. 


Rostro ben diviso dal capo, anche se nella parte basale è Br 
mente conico. 


Occhi non infossati nell’orbita, la quale è totalmente mascherata 
da un anello di squamule che circondano l’occhio; occhi grandi, 
posti per almeno la metà del loro margine dorsale parallelamente 
all’asse del capo, cosicchè la fronte ha lati paralleli per lungo 
tratto: (*).< | 


Protorace non sinuato eut all’altezza del margine supe- 
riore degli occhi, onde non si determinano lobi oculari. 


Rostro fortemente esteso lateralmente, la dilatazione spiccatamente 


angoloso-dentiforme, molto profondamente inciso fra i’occhio e la 
dilatazione suddetta, a lati paralleli ed angolosi; elitri provvisti di 
setole quasi erette; (caratteri ipotetici): eee | | 

: pindicus 
Setole sul dorso degli elitri molto abbattute; rostro non allargato | 
lateralmente, incisione laterale, davanti all’occhio, leggiera o nulla. 


Rostro leggermente ma regolarmente conico dalla base fino all’ in- 
serzione delle antenne, con solco leggiero e stretto, che sfocia in 
una fossetta frontale molto allungata; pronoto molto densamente 
punteggiato sul disco, ogni punto è riempito da una squamula così 
fortemente impressa, da sembrare un suo rivestimento interno; (ca- 
ratteri ipotetici): 
agrestis 

Rostro abbastanza dico conico dalla base fin verso il mezzo, 
con solco ampio ed abbastanza profondo, che si prolunga sulla 
fronte; punti del disco del pronoto riempiti da squamule integre, 
ben isolate le une dalle altre :; pas 

epiroticus 
Protorace sinuato lateralmente ad angolo molto ottuso, in modo 
però che si delineano lobi oculari più o meno sviluppati, ma sempre 
apprezzabili come tali. 
Le squamule sul disco del pronoto sono larghe, rotonde e riem- 
piono totalmente i punti, onde non se ne vedono i margini; pronoto 
confusamente irrorato di rari punti neri, a superficie piana, total- 
mente coperto dalle squamule; squamule sul disco apparentemente 
stroncate lateralmente, come quelle del vau; rostro a lati paralleli, 
leggermente inciso lateralmente, davanti agli occhi: 
squamiventris 


(*) Vedi nota 26. 


34 


16 (15) 


| F. SOLARI 


Le squamule sul disco del pronoto sono integre, di forma variabile 
e non riempiono i punti, dei quali si vedono chiaramente i imargini; 


| pronoto mai irrorato di punti neri. 


17. (24) 


21 (20) 


23 (18) 


24 (17) 


N 
UT 
En. 

bo 

CN 
DC A 


26 (25) 


Elitri larghi alla base circa quanto la base del pronoto, ‘omeri nulli, 
angoli omerali subacuti, diretti verso il pronoto, che tendono! ad 
abbracciare; il 2° articolo dei tarsi anteriori è fortemente trasverso, 
quello dei tarsi posteriori è appena più lungio che largo; pronoto 
spesso grossolanamente rugoso, specialmente verso i lati. 

Tergite anale appena smarginato all’apice. 

Rostro con incisione latero-basale leggiera, indi a lati paralleli. 
Pronoto strozzato anteriormente; squamule bianche degli elitri con- 


trastanti fortemente con quelle del fondo; macchie discali, quando. 
‘ esistono, puntiformi: 


Kaufmanni 


Pronoto non strozzato anteriormente; le macchie discali di squa- 
mule bianche sono ovali, abbastanza grandi; punteggiatura del pro- 
noto non rugosa: is | 
ssp. integer 

Rostro senza incisione latero-basale, leggermente conico fin verso 
il mezzo; macchie discali meno biche. e disposie trasversalmente, 
come „quelle del pseudelegans ; pronoto strozzato anteriormente: 
| | „Ssp. circassicus 


Tergite anale fortemente smarginato a semicerchio, all’apice; sta- 
tura maggiore (10 % mm.); rostro, tibie e tarsi molto robusti; elitri 
verso 1 ni ed epipleure rivestiti di una larga fascia di squamule 
più chiare di quelle che si trovano sul disco; pronoto strozzato an- 
teriormente; macchie discali bianche grandi, subtriangolari: 
à | ssp. Reitteri 
Elitri alla base visibilmente più larghi della base del pronoto, omeri 
nettamente delineati, fortemente arrotondati, angoli omerali nulli: 
2° articolo dei tarsi anteriori lungo quanto largo od appena tra- 
sverso, quello dei tarsi posteriori un poco più lungo: che nel Kauf- 
manni; pronoto mai strozzato anteriormente, mai rugoso, tutt’al 
più con punti confluenti longitudinalmente. | | 
Rostro arrotondato ai lati, con incisione latero-basale profonda, 
margine superiore dello-scrobo totalmente visibile dall’alto; pronoto 
fortemente ristretto anteriormente, quasi strangolato, poi legger- 
mente arrotondato-allargato, successivamente a lati convergenti 
verso la base; elitri brevemente ovali; 2° articolo dei tarsi anteriori 
alquanto più corto che largo, quello dei posteriori poco più lungo 
eus triguttatus f. typ. 
Rostro angoloso ai lati, indistintamente inciso alla base, mar- 
gine superiore dello scrobo ben poco visibile dalPalto; pronoto a 
lati subparalleli, leggermente ristretto-arrotondato anteriormente: 
elitri ovali; 2° articolo dei tarsi anteriori circa lungo quanto largo, 
quello dei posteriori circa una volta e mezza più lungo che largo: 
pseudelegans f. typ. 


28 


‘29 
30 


AT 


34 


33 


36 


37 


38 


39 


(8) 


SUL GENERE ALOPHUS © De 0e 


Occhi profondamente infossati nell’orbita, che in parte resta por 
da squamule, più piccoli che nel triguttatus e disposti obliquamente, 
cosicchè i margini laterali della fronte sono, per tutta la loro esten- 
sione, convergenti in avanti; rostro leggermente conico dalla base 
fin verso il mezzo, ma nettamente separato dal capo: 
i | ne vau 
Rostro fortemente conico dalla base fin verso il mezzo, quasi sem- 
pre anche dilatato davanti ‘agli occhi, cosicchè occhi e parte basale 
del rostro formano quasi un unico cono. 
Occhi infossati profondamente nell’orbita. 
Elitri larghi alla base quanto la base del pronoto o poco più lacchi, 
quindi omeri pressochè nulli; squamule sul disco del pronoto lar- 
ghe, apparentemente stroncate lateralmente: 
ssp. albanicus 
Elitri Air più larghi alla base della base del pronoto, 


« omeri fortemente angolosi, squamule del pronoto larghe, ma in- 


(6 


o 


tegre : | | Csikit - 
Occhi appiattiti, non infossati, quindi orbita inapprezzabile. 
Superficie del pronoto ineguale, come nel &; elitri obovati: 
| austriacus 
Pronoto a superficie piana., 
Rostro più corto, il solco mediano continuato fin sulla sone fu- 
nicolo robusto e corto, articoli 5°- 7° fortemente arrotondato- -tra- 
sversi; pronoto molto confusamente irrorato di punti neri, la sua 
punteggiatura tina, fittissima, i punti riempiti da squamule piccole 
e tondeggianti; elitri ovali; statura del van: 
rhodopensis 
Rostro lungo quanto nell’ austriacus, statura come nello stesso; pro- 
noto distintamente irrorato, specialmente verso 1 lati, le squamule 
sul disco sono allungate, la punteggiatura è molto fitta, ma i punti 
sono più grardi che nel precedente; funicolo di lunghezza nor- 
male, articoli 4° - 6° globosi, il 7° lungo quanto largo; il solco me- 
diano del nostro termina in una fossetta frontale; elitri molto al- 
lungati, obovati : 
elegans 
Pronoto straordinariamente dilatato-arrotondato nel terzo distale, 
la punteggiatura sul disco è molto minuta, i punti sono in parte 
confluenti, specialmente quelli verso i lati; rostro leggermente co- 
nico nella imetà basale, ben diviso dal capo, senza incisione latero- 
basale, profondamente solcato nel mezzo; fronte considerevolmente 
più larga del rostro fra l’ inserzione delle antenne, occhi non infos- 
sati nell’orbita; lobi oculari ben visibili; (caratteri ipotetici) : 
| shardaghensis 
Squamule degli elitri, almeno quelle poste sulla loro declività late- 
rale, più o meno allungate; statura. grande. 
Soltanto la declività posteriore degli elitri e talvolta ‘anche quella 
laterale provviste di setole sollevate. 


36 


F. SOLARI 


Rostro allargato davanti agli occhi e perciò capo, occhi e base del 


40 (41) 
rostro formano un unico cono; elitri più larghi che nel malissorum, 

_ brevenrente ovali, notevolmente più larghi alla base della base del 
pronoto, omeri bene pronunziati, arrotondati; punteggiatura del 
Sua più rude, più forte che nei due seguenti : ; 

Hilf 

41 (40) Rostro nettamente diviso dal capo, anche. se distintamente conico 
gia dalla base. 

42 (43) Squamule ai lati del pronoto ellittico- allungate, più strette che nel 
Hilf, più larghe che nel malissorum,; elitri alla base più larghi che 
nel malissorum, omeri bene pronunziati : | | 

© | macedonicus 
43 (42) Elitri ovali-allungati, ben poco più larghi della base del pronoto, 
omeri nulli; squamule sui lati del pronoto Quasi piliformi: 
malissorum 
4 (39) Tutta la superficie degli elitri provvista di setole lunghe e solle- 
vate, più lunghe e più sollevate ae nelle specie affini: 
Apfelbecki 
CATALOGO DEGLI Alophus Schönherr 
Curc. Disp. Meth. p. 166 (1826) 
nictitans Boheman, in Schönh. Gen. Egitto (I. cl.) 
Curc. VI, 2, p. 207'(1840) 
'nichtans Redtenbacher, Fauna Stiria (Murau) 
austr., vot Hy ed 1874: di 
249 = 
".. michtans. Desbrochers, Mitth. — 
Schweiz: e. Ges., vol. sV,. p. 
374 (*) 
nictitans Reitter, 1; .c. (1885) = 
mictitans Stierlin, 1. c. Grecia, Egitto 

nictitans. Reitter, 1. c. (1901). Egitto, ‘Siria, Grecia- 

nictitans Apfelbeck, 1. c. Erzegovina, Montenegro, Albanıa, 
Grecia 
nictitans Solari, h. op. Sirio; Asia, mi. Aatica. is, Leveas; e 


Corfù, Dalmazia 


foraminosus Stierlin, Wiener Epiro {Janina, 1. cl.) 


Monatsschr. (1861), p. 223 


foraminosus Reitter, 1. c. (1885) — — — — 
foraminosus Stierlin, 1. c. . Epiro 

foraminosus Reitter, 1. c. (1894) Eur. mer., Asia min., Siria 
foraminosus Reitter, Wiener e. .— — — — © 


Zig. 1805, p. 163, Ref. 440 


hebraeus Stierlin, 1. c. Cata dc.) 
syriacus Stierlin (Chevrol. i. Siria (1. cl.) 


litt.), ibid. 


(*) Non ho potuto consultare le pubblicazioni contrassegnate con asterisco, 


SUL GENERE ALOPHUS SHARE 


ssp. singularis Jacquelin du Val, Gen. 
Col. 854) p, 21, tav: 0, fe. 
a | 
singularis Solari, h. op. 
nictitans Fiori, l. c. 


nictitans Sainte-Claire Deville, 


Cat. Col. Corse (1914) p. 426. 


nictitans Hustache, 1. c. 


foraminosus Reitter, |. c. (1894) 


Pp. 316 
pindicus Solari, n. sp., h. op. 
agrestis Boheman, in Schh. Gen. 
Curc. Vie: 0.200. (840) 
agrestis Reitter, 1. c. (1885). 
agrestis Stierlin, 1. c. 
agrestis Reitter, 1. c. (1894) 
agrestis Reitter, |. c. (1901) 
agrestis Apfelbeck, 1. c. 
agrestis Solari, h. op. 
armemacus Hochhut, Bull. 
Mosc. 1847, 2, pag. 486 


armeniacus Stierlin, 1. c., p. 64, 


nota 
epiroticus Solari, n. sp., h. op. 
squamiventris Reitter, 1. c. (1901) 


squamiventris Apfelbeck, 1. c. 

? squamiventris Apfelbeck, 1. c. 
squamiventris Solari, h. op. 
nictitans Reitter, 1. c. (1894) p. 

308 et l. c. (1901) p. 209 
Kaufmanni Stierlin, Mitth. Schweiz. 


e. Ges., vol. VII (1884) p. 43 


Kaufmanni Stierlin, 1. c. 
Kaufmanni Reitter, 1. c. (1894) 
Kaufmanni Reitter, 1. c. (1901) 


Kaufmanni Reitter, 1. c. (1916) 
Kaufmanni Apfelbeck, 1. c. 


Kaufmanni Soları, h. op. 


Stierlini Reitter, 1. c. (1885) 
? Stierlini Seidlitz, Fauna Trans- 
syivanica (1891) p. 669 
Stierlini Reitter, |. c.- (1894 e 
1901) 


Francia mer. (Montpellier, ich) 


Francia mer., Lazio, Calabria 

Toscana, Abruzzo, Lazio, Basilicata, 
Calabria, Sicilia 

Corsica {Bastia) 


Francia mer., Corsica 


Epiro (monte Kataphidi) 
Caucaso (l. cl.) 


LAO, Mii PR nm A Jie, 


Caucaso 

Caucaso 

Caucaso, Armenia 
Armenia 

Armenia: (12 cl.) 


Armenia 


Epiro (monte Kataphidi) 

Grecia (Parnaso, |. cl., Attica, Velu- 
chi) : 

Parnaso, Veluchi | 

Asia min., Bosnia, Erzegovina 

Parnaso | 

Grecia 


Ungheria (1. cl.) 


. Ungheria 


Ungheria, Austria 

Austria infer., Ungheria, Stiria, Ca- 
rinzia, Carniolia, Venezia Giulia, 
Croazia, Tirolo, Turchia 

Illiria 

Croazia, Bosnia, Erzegovina, Alba- 
nia, Serbia, Bulgaria | 

Austria inferiore, Carniolia, Croazia, 
Bosnia, Slovacchia, Ungheria, Va- 
lachia, Moldavia 

Bosnia (Nemila, 1. cl.) 

? Transilvania 


. Bosnia 


38 | Fe SOLARI > 


Sequensi Reitter, l: c. (1901) : Croazia 


(V Velebit, È a 
Sequensi Apfelbeck, 1. c. LT 
puncticollis Reitter, |. c, (1901) Car niolia (1. cl), Croazia 


puncticollis Apfelbeck, 1. c. — — 
Weberi Penecke, Wiener e. Zig. . Stiria (Graz, 1. cl., Koralpe) 
XX (igor) p: 19 


Weberi Reitter, 1. c. (1901) Stiria — 
Weber Solari, h. op. Stiria 
var. albidus Fiori, 1. c. Abruzzo (Gran Sasso, 1. cl.) 
albidus Solari, h. op. | = Abruzzo (Gran Sasso, Majella, Parco 
| Nazionale) 
? Kaufmanni Bertolini, Cat., p. Veneto 
176 | a a 
? Kaufmanni Fiori, E Pianura modenese, Sicilia 
“ssp. integer Solari, nova, h. op. Erzegovina (Mostar) 
ssp. Reitteri Solari, nova, hoop. à. Andtolia- 
? elegans Reitter. Lc. (190807. *Farohia 


ssp. circassicus Solari, nova, fi. Op. © Circassia 
armeniacus Reitter, Wiener e. Circassia (Abago) 
— Zig. (1888) p. 264 st 
armeniacus Reitter, 1. c. (1894 € Caucaso 
1901) 
triguttatus Fabricius, Syst. Ent., p. a 
148 (1775) (*) en 
‚? triguttatus Boheman, in Schh. Eur. temp. e merid. 
II, p. 283 ee | 
triguttatus Hochhut, Bull. Mo- — — — — 
scou 1847, p. 486 2 
triguttatus Reitter, 1. c. (1885) — — — — 


triguttatus Stierlin, 1. c.. Europa 
? triguttatus Bertolini, Cat. 1872,. Tirolo mer. 
p. TP i | 
? triguttatus Halbherr, sec. Fiori, Val Lagarina 
Hee 3 
? triguttatus Disconzi, sec. Fiori, Vicentino 
Le | 
triguttatus Ghiliani, Cat. 1887, Alpi, Certosa di Pesio 
0 Vi 34 . . : O È | ? 
triguttatus Fiori, 1. c. Piemonte (Valtournanche) 
? triguttatus Dudich, Ent: Blätter ? 


1917.92 921% | 
triguttatus Reitter, 1. c. (1916) | Germ. med. ed occ. 


triguttatus Solari, h. op. Austria inf., Boemia, Baviera, Prus- 
| sia mer., Svizzera, Piemonte 
var. obsoletus Reitter, 1. c. (1894) Francia (Morlaix, 1. cl.); Renania 
obsoletus Solari, h. op. Francia orient., sett., Catalogna 
uniformis Hustache, 1. c. Seine-et-Marne (Lagny) 


trinotatus Marsham, Brit. Ent. Inghilterra 
IV, p. 100, 3 (sec. Boh, 
in Schh. VI, p. 208) 


SUL ‘GENERE ALOPHUS _ en 39 


triguttatus Bedel, Faune Bass. 


Seine, p. 63:e 249 
triguttatus Reitter, 1. c. (1901) 
triguttatus Fiori, l. c. 
triguttatus Xambeu, 

21,9 2455 DO DI 
triguttatus Jennings, Ent. Mon- 

“to Mag. 1015, De 407, 
biol. (*) sa 
. triguttatus Hustache, I. c. 
var. carpathicus Reitter, l. c. (1901) 
carpathicus Solari, h. op. 
? vau Apfelbeck, 1. c. 
Weberi Reitter, 1. c. (1901) 


Echange 


| Weberi Penecke, 1. c. . 
pseudelegans Reitter, 1. c. (1901) 
pseudelegans Solari, h. op. 


elegans Reitter, 1. c. (1894) 
haliciensis Reitter, Wien. 
Ztg. XX (1902) p. 196 
haliciensis Penecke, Wien. ent. 
Zig. 1022; p. 180 et Bul, 
(1928), p. 359, biol. | 
2. subcarindius.  2-. Reitier I 8 
(1894) 
_? subcarinatus Reitter, 1. c. (1901) 
? uniformis 2 Reitter, 1. c. (1894) 
? uniformis Reitter, 1. c. (1901) 
? var. haliciensis Reitter, Wiener ent. 
Ztg. XX (1902) p. 196 
haliciensis Solari, h. op. 
elegans Reitter, 1. c. (1894) 


ent. 


vau Schrank, Enum. Ins, p 120 
(1781) (*) | 
vau Reitter, |. c. (1901) 
vau Penecke, Wien. ent. Ztg. 
1922, p. 186, biol. (*) 
vau Soları, h. op. 
balcanicus Apfelbeck, 1. c. 
triguttatus Redtenbacher, Fau- 
nf austr:, vol. H-(1874) D. 
249 
. triguttatus Reitter, 1. c. (1894) 
var. italicus Fiori, I, c. : 


italicus Solari, h. op. 
nigrans Fiori, 1. c. 


Francia sett. 


Francia, Inghilterra, Germ. occ. 


_ Pirenei, valle del Rodano. 


Pirenei or. 


? 


Francia 

Carpazii centr. ed or. 

Carpazii or., pianura romena 

Eur. med. or. 

Carpazii centr., Alpi Transilv.,? Mo- 
ravia | | 

Bucovina : 

Carpazii or. (Marmarosch, 1. cl.) . 

Ungheria, Slovacchia, Austria inf., 
Beschidi, Transilvania, Bucovina 

Ungheria 

Austria inf. (dint. Vienna) 


Bucovina , 


Carpazii moravi 


-Carpazii or. (Marmarosch, 1. cl.) 


Beschidi | 
Beschidi (presso Althammer, 1. cl.) 
Galizia (Tarnopol, 1. cl., Cracovia) 


Galizia 
Galizia 
È. 


Eur. or: e media 


Austria inf., Slesia, Carpazii, Roma- 
nia, Bosnia, Alpi Dinar., Croazia, 
Carniolia 

Bosnia (Bjelasnica-pl., 1. cl.) 

Austria 


Moravia, Austria, Ungheria sett. 
Abruzzo (Gran Sasso, I. cl.) 
Abruzzo 

Abruzzo (Gran Sasso, 1. cl.) 


40 | F, SOLARI. 


ssp. albanicus Solari, h, op. 
balcanicus Apfelbeck, 1. c. 


rhodopensis Reitter, Wiener ent. Ztg. 


XXXI (1912) 

rhodopensis Solari, h. op. 

& Giorgievicu Apfelbeck, 1. e. 
elegans Stierlin, 1. c. | 

elegans Solari, h. op. 

9 Giorggevici Apfelbeck, Lc 
Csikii Apfelbeck, 1. c. 
| Csiku Solari, h. op. 
austriacus Otto, Wiener. ent. 


XIII (1894) p. 3 
austriacus Reitter, I. c. (1894) 


austriacus Reitter, 1. c. (1894 e 


IQOT) 
austriacus ALDI ba 
austriacus Solari, h. op. 
styriacus Apfelbeck, LE 
styriacus Solari, Boll. Soc. Ent. 
Ital. LXV (1933) p.. 161 
shardaghensis Apfelbeck, I. c. 
shardaghensis Solari, h. op. 
Hilfi Reitter, 1. c. (1901) 
Halfi Apfelbeck, 1. c. 
Hilfi Solari, h. op. 
Matzenhaueri Lokay, Cas. Ceske 
Spol. E. 1908, p. 60 (*) 
macedonicus Solari, n. sp., h. op. 
malissorum Apfelbeck,: 1. c. 
malissorum Solari, h. op. 
Apielbecki Reitter, 1. c. (1901) 
Apfelbecki Apfelbeck, 1. c. 


Ztg. 


Alpi sett. albanesi (Prokletja-Geb.) 


‘Albania sett.,? Bulgaria, ? Serbia 
. Monti Rhodope (1. cl.), Rilo 


Monti Rhodope, Rilo 
Stara-pl. (1. cl.) Rilo-pl. 


Turchia 
Balcani 
Stara-pl., Rilo-pl. 
- Transilvania = 
Carpazii or., Transilvania 
Austria inf. (Wechsel, 1. cl.), Carin- 
zia 


Austria, Carinzia, Stiria 


Austria occ. 

Carniolia, Stiria 
Wechsel, Carniola, Stiria 
Stirta (Stubleck, 1. cl.) 


Sar-planina (m. Koritnik, 1. cl.) 
Macedonia (Koritnik) | 


‚Erzegovina (Cvrstnica, 1. cl.) 


Erzegovina, Montenegro 
Montenegro un Bosnia 
Montenegro | 


Macedonia (Shar-Dagh) 

Albania sett. (Mali Kolats, 1. cl.) 
Albania sett. (Prokletija) 

Bosnia (Volujak, 1. cl.) 

Bosnia 

Bosnia, Montenegro en 


. Apfelbecki Solari, h. op. 


APPENDICE 


Questo lavoro era già stampato, quando venni a conoscenza della 
descrizione originale dell’ A. triguttatus, grazie all’ incomparabile diligenza 
del Dr. F. Capra; da essa risulta che il tipo della specie di Fabricius è 
stato catturato il 6-'V, nelle sabbie, a Richmond nell’ Inghilterra orien- 
tale; è quindi da escludersi, che la forma dell'Austria sia la tipica, mentre 
è pressoché certo, che lo sia invece quella, battezzata obsoletus da Reitter. 
Chiamo pertanto var. inversus m. la forma austriaca del triguttatus, ca- 
ratterizzata in questo lavoro, ‘avente per olotipo il 4 di Windiseh-Garsten, 
che è nella mia collezione, e rettifico il DER nel modo seguente : 


triguttatus F. 
obsoletus Reitter 
obsoletus Solari, h. op. 

var. inversus Solari, nova, h. op. 
triguttatus Solari, h. op. 


SUL GENERE ALOPHUS | 41 


Edeagi, visti di fronte, degli Alophus: fig. 1 nictitans (Beyruth); fig 2 nictitans ssp. singularis (Roma); 
fig. 18 pindicus ıM. Kataphidi); fig. 3 agrestis (Caucaso, monti armeni); fig. 4 squamiventris (Parnaso); 
fig. 6 Kaufmanni f. typ. (Budapest); fig. 5 Kaufmanni ssp. integer (Mostar); fig 7 triguttatus var. inversus 
{Windisch-Garsten ; fig. 8 vau (Vienna); fig. 9 pseudelegans f. typ. (Szokolya); figg. 10, 11, 12,13 pseudele- 
gans varietates; fig. 14 pseudelegans ? var. haliciensis (Jaroslau); fig. 15 ibrido KaufmanniXcarpathicus | 
(Comana Vlasea); fig. 16 triguttatus var. carpathicus f. typ. (Comana Vlasca); fig. 17 triguttatus var. 


carpathicus ab. (Bukarest); fig. 19 epiroticus (M. Kataphidi); fig. 20 macedonicus (Shar-Dagh). 


42 


L. Ması 


NOTE E DESCRIZIONI PER LO STUDIO 
DELLE PHANEROTOMA AFRICANE 
(Hymen. Bracon.) 


Questa pubblicazione fa seguito alle due precedenti nelle quali ho fatto 
conoscere tre Phanerotoma nuove, provenienti dalla Somalia (1): di una di 


esse ho dato la descrizione insieme con un gruppo di figure, delle altre due, 


per impegni presi col Prof. E. Zavattari che le raccolse, ho potuto pub- 
blicare soltanto una diagnosi preventiva, sebbene ne avessi già preparate 
le descrizioni e i relativi disegni. 
Non potendo condurre a termine uno studio complessivo delle Phane- 
rotoma africane, che avevo già intrapreso da molto tempo, credo di far 
cosa utile col mandare adesso alle stampe alcune note che riguardano quelle 
specie, insieme con altre due descrizioni, una della Phanerotoma leucobasis _ 
di Kriechbaumer, che potrà servire per confronto con forme affini, l’altra 
di una nuova specie, che il Prof. Giuseppe Russo raccolse nella Somalia. 
Riguardo a questa specie del Prof. Russo ho dovuto rinunziare a farne 
disegni, non potendo più disporre dei due esemplari avuti in esame; darò 
qui invece alcune figure della Ph. leucobasis, che forse è una delle più dif- 
fuse nella regione etiopica e di cui ho potuto studiare una buona serie di 
esemplari. Tale specie fu brevemente e non bene descritta dall'autore; la 
determinazione di essa mi è stata confermata dal ben noto specialista Dott. 
Joseph Fahringer, il quale, sempre con la sua abituale cortesia, si è com- 
piaciuto più volte di aiutarmi nello studio di Braconidi; di che lo ringra- 
zio, anche qui, pubblicamente. 


Phanerotoma leucobasis Kriechb. 
Berl. entom. Zeitschr., 39, 1894, p. 62.— 2. 


15 esemplari: 39 30-VIII, 1 4 4- VI, 1 4 30- VIII, di Gondaraba; — 7 © ori VIII, 
34 7-8- VIII, di Elolo — legit E. Zavattari, 1939. 1 


Femmina — Capo e torace di un giallo ocraceo più o meno intenso, 
tendente un po’ al rossiccio, talora quasi giallo ferrugineo; protorace più 
o meno chiaro; primo e secondo segmento dell'addome, compresa la se- 
conda sutura, biancastri, o bianchi appena giallognoli; terzo segmento 
bruno scuro rossastro; ultimi sterniti più o meno scuri; zampe, comprese 
le anche, di colore pallido grigio-giallastro, però con i femori posteriori 
interamente o solo verso l’apice tendenti un po’ al giallo, le tibie posteriori 
con un anello scuro all’apice, lungo circa quanto è larga la tibia all’estre- 
mità, talora anche leggermente oscurate poco distante dall’articolazione 
femorale; pretarso in tutte le zampe bruno; occhi e stemmatico neri; dorso 
del torace senza parti nere, al più con una lineetta trasversale dopo lo scu- 
tello; articoli antennali gradatamente imbruniti dopo l’r11° o 12°; ali ante- 


(1) Descrizione di una nuova Phanerotoma etiopica (Boll. Soc. Entom, Ital., LXXV, 1943, 
p. 58-61, fig. a-e); — Nuove specie d’ Imenotteri Bracoridi. Diagnosi preventive. (Annali Mus. 
Civ. Genova, LXII, 1944, p. 211-215). 


PHANEROTOMA AFRICANE i 43 


> 


riori con lo stigma giallo ocraceo chiaro per poco più della metà prossi- 
male, con la costa, gran parte del nervo postmarginale ed il nervo me- 
diano pure gialli; membrana alare grigiastra, eccetto le seguenti parti, 

che sono scolorite: le cellule costale, basale e prima discoidale, la metà 
prossimale della prima cubitale, della radiale e della terza discoidale: tutta 
la cellula brachiale grigiastra. 


Phanerotoma leucobasis Kriechb. | 
@ — a capo di fronte — b id. dal disopra- — c id. di profilo — d addome (esemplare essic- 
cato, la prima sutura contratta) — f antenna: 1, primi cinque articoli; 2, articoli dal 13° 
al 160; 3, ultimi cinque articoli (1, 2, 3 ad uguale ingrand.); 4, ultimi quattro articoli, più 
ingranditi — g ala anteriore — 4: e organo copulatore — h due porzioni dell'antenna : 
1, articoli dal 130 al 160; 2, ultimi sei articoli (stesso ingrand. che a lettera f no 2 e 3) — 
i gli ultimi tre articoli, più ingranditi — 7 secondo e terzo articolo, ingrand. come a lettera 7. 


Capo, visto dal disopra, con le tempie notevolmente convergenti e lun- 
ghe circa quanto la distanza fra gli. ocelli posteriori ed il margine del- 
l’occipite, che si presenta uniformemente arcuato. Capo di profilo un poco 
meno largo che alto (5:6), con l’occhio grande, la tempia larga circa la 
metà del diametro trasversale dell’orbita, l’altezza del vertice sopra que- 
sta quasi uguale alla tempia e quasi a tre volte la distanza apparente fra 
l'occhio e l’angolo basale anteriore della mandibola: questa distanza cir- 
ca 1/3 della lunghezza del clipeo. Capo, di fronte, col vertice notevolmente 
convesso e regolarmente ‘arcuato, con gli occhi molto sporgenti, lo spa- 
zio fra le orbite poco più del doppio della sporgenza di un occhio; la di- 
stanza fra le due fossette clipeali circa due volte la distanza di esse da cia- 
scun’orbita, la quale distanza è appena minore (5:6) della parte media del 
margine clipeale esterno; tale margine è diviso in tre sezioni da due pic- 
cole sporgenze ottuse submediane. 


44 L. MASI 


Terzo articolo delle antenne 3 volte e 1/2 più lungo che largo; il quarto 
e il quinto tre volte la loro larghezza; articoli 12°-15° una volta e 1/3 più 
larghi del 4° e quasi 1 volta e 1/2 più lunghi che larghi; gli ultimi cinque 
articoli minuti, quasi tanto larghi quanto lunghi, eccetto l’apicale, che è 
fusiforme, 1 volta e 1/2 più lungo che largo, munito, all’ estremità, di un 
bastoncino sensoriale. | 

Mesonoto circa tanto lungo quanto ie (misurato senza le tegule). 
Scutello triangolare, col lato base appena maggiore dei lati esterni. Pro- 
podeo lungo tre volte il postscutello, però la sua parte dorsale non più del. 
doppio: talora, nel mezzo, con una traccia di spigolo trasversale. Meso- 
pleura c metapleura opache, prostito e mesostito un po’ lucidi. 

Ali anteriori con la cellula radiale circa tre volte più lunga che larga 
(14:5), la prima ascissa radiale minore della metà della seconda (poco più 
di 1/3), la terza ascissa leggermente sinuosa; primo nervo trasverso-cu- 
bitale piegato ad arco, nella seconda metà quasi parallelo al margine in- 
terno dello stigma; seconda cellula cubitale approssimativamente 1 volta e 
1/5 più lunga che larga; secondo nervo trasverso-cubitale ad angolo retto 
con la seconda e terza ascissa del cubitale, poco più lungo della prima a- 
scissa del radio ed uguale alla porzione perpendicolare del primo nervo 
trasverso; nervulus a 2/5, e talora quasi ad 1/3, della prima cellula discoi- 
dale; cellula brachiale (discoidale posteriore) chiusa distalmente, aperta. 
oppure chiusa all’angolo prossimale, essendovi talora un sottile istmo che 
unisce il nervulus col nervo anale. Il nervo ascellare che deriva da quest’ul- 
timo al primo 1/3 della cellula mediana occupa 2/3 della larghezza della cel- 
lula anale. 

Addome con la maggiore larghezza dal primo u del secondo segmento 
fino alla base del 3°; col margine distale stretto, note convesso; il 
secondo segmento di lunghezza poco minore di quella del primo, il terzo. 
uguale ad una volta e 1/2 il secondo. Primo tergite con due carene subme- 
diane ottuse, ma quasi sempre ben distinte, convergenti all’ indietro e li- 
mitanti uno spazio, che è poco. più nee che largo alla base, concavo nella 
parte anteriore. 

Lungh. mm. 3;5-4. 


Maschio — Antenne con gli ultimi articoli circa due volte più lunghi 
che larghi, l’ultimo di essi fusiforme, gli articoli 9°-13° quasi tre volte piu 
lunghi che larghi. Maggiore larghezza dell’addome un poco oltre la metà, 
a livello della seconda sutura. Primo tergite di lunghezza uguale a quella 
del secondo o poco maggiore; tergite apicale 1 volta e 1/3, talora anche 
1 volta e 1/2 il secondo. Lungh. mm. 3,5. | 


Trascrivo qui appresso la descrizione originale di Kriechbaumer. « 2. 
Rufo-testacea, oculis, ocellis, antennarum apice, puncto in alarum squa- 
mulis foveolisque suturalibus juxta scutellum nigris, abdominis segmentis 
duobus primis exceptis lateribus secundi tibiisque posticis albis, his apice 
late et annulo infra basin nigris aut fuscis; alis hyalinis, nervis et stigmate 
fuscis, hoc intus ferrugineo, basi pallida. Long. 3 1/2 mm. Phanerot. den- 
tatae nostrae valde similis sed paulo minor et abdominis basi alba praeser- 
tim distincta. Totum corpus subtiliter alutaceum, abdomine subtilissime aci- 


PHANEROTOMA AFRICANE RA 


culato- ruguloso, segmento primo canalicula media lata sed parum profun- 
“da. Terebra vix exserta. Lagos [?] Africae occidentalis 3. 92 ». 

I tipi di questa specie, secondo quanto mi ha comunicato il Dott. Fah- 
ringer, si trovano al Museo di Monaco di Baviera. 


Phanerotoma pallidula s Sp. 


Esemplari (1,91, Eos as Somalia dla vio Duca degli Abruzzi) 1930, legit 
Prof. G. Russo. | 


Diagnosis — Species parva, colore pallido, stemmatico et parascutellis 
tantum obscure fuscis, in maribus articulo antennali ultimo leniter fuscato; 
capite crasso; temporibus a latere inspectis 2/5 diametri ocularis aequan- 
tibus, superne inspectis longitudine duplice quam ocellorum distantia a mar- 
gine occipitali; vertice, antice viso, fere plano, lateribus curvato; oculis valde 
prominulis; spatio interorbitali 21/2 quam oculorum prominentia et dimi- 
diam capitis longitudinem paullo superante; spatio inter singulas foveolas 
clypeales et orbitas 3/4 distantiae foveolas separante; antennis in femina 
crassiusculis, articulis ultimis abrupte minoribus, brevibus, excepto apicali 
conspicue latitudine sua longiore; in maribus artieulis ultimis angustis, 
elongatis, apicali pallide avellaneo; proalarum ascissa radiali prima dimidio 
quam secunda breviore et nervum secundum cubitalem transversum circiter — 
aequante, nervo transverso cubitali primo lenissime et regulariter curvato; 
cellula cubitali secunda 2 1/2 longiore quam latiore; mesonoto conspicue 
latiore quam longiore; propodeo carina tenui transversa diviso; abdomine 
thoraci aequilongo, elliptico, carinis tenuibus usque ad mediam tergiti ba- 
salis longitudinem convergentibus, deinde parallelis minusque conspicuis. 
Long. 3-3,4 mm. Ex Platyedra gossypiella. 


Femmina — Colorito generale (probabilmente nei due esemplari, qui 
descritti, sbiadito per il lungo soggiorno in alcool, o perché precocemente 
schiusi) giallo ocraceo grigiastro assai pallido; vertice del capo e mesonoto 
di colore meno chiaro, quasi grigio bruno; occhi grigi cenerini; soltanto 
lo stemmatico e 1 parascutelli bruni scuri; primo e secondo tergite dell’ad- 
dome, antenne e zampe del 1° e 2° paio, di un bianco giallognolo, zampe 
posteriori nel 1/3 medio bianche; ali limpide con nervature quasi tutte bian- 
che giallastre, solo il prestigma, e lo stigma eccetto la base, gialli scuri. 

Capo grande, visto dal disopra col diametro antero-posteriore uguale 
alla lunghezza del mesonoto più lo scutello, le tempie convergenti, lunghe 
circa 4/5 dell'occhio e circa il doppio della distanza degli ocelli posteriori. 
dal margine occipitale; questo margine leggermente concavo. Capo di pro- 
filo quasi tanto largo quanto lungo: (15:17); l'occhio non molto grande, 
col diametro orizzontale 6/7 del verticale e quasi una volta e mezza mag- 
giore della larghezza della tempia (15:11); altezza del vertice sopra Por 
bita 2/3 della larghezza della tempia e circa il doppio della distanza appa- 
rente fra l’occhio e l’angolo basale anteriore della mandibola: questa di- 
stanza circa 2/3 della lunghezza del clipeo. Capo, di fronte, col vertice poco 
rilevato e in gran parte quasi pianeggiante, gli occhi molto sporgenti, lo 
spazio fra le orbite 2 volte e 1/2 la sporgenza di ciascuno di essi e poco: 
maggiore della metà della larghezza totale (nella proporzione di 100 :55); 


46 = oh MASI 


distanza delle fossette clipeali da ciascun occhio 3/4 della distanza fra loro; 
margine esterno del clipeo uniformemente arcuato, integro. 

Antenne piuttosto grosse fino al 18° articolo, solo gli articoli. 15° -18° 
un poco più stretti dei precedenti e distintamente, sebbene. di poco, più lun- 
ghi che larghi; gli ultimi sei bruscamente assottigliati, di larghezza quasi 
uguale alla lunghezza, fortemente ristretti alla base, eccetto quello apicale 
che è regolarmente fusiforme e lungo il doppio della sua lar ghezza. 

Mesonoto notevolmente più largo che lungo, nella proporzione di 5:3. 
Zona crenulata prescutellare a margini quasi dritti e paralleli, con le coste 
longitudinali poco distinte; scutello lungo 3/4 della sua larghezza base e 
poco più del postscutello. Propodeo con la parte dorsale lunga nel mezzo 
poco meno dello scutello e 1 volta e 1/2 il postscutello, limitata posterior- 
mente da una sottile carena trasversale arcuato-convessa in avanti, che for- 
ma sui lati due piccole sporgenze, dentiformi, ottuse. 

Ali anteriori con la cellula radiale larga circa 1/3 della sua lunghezza, 
la prima ascissa radiale lunga la metà della seconda e circa uguale al se- 
condo nervo trasverso cubitale, che è disposto quasi perpendicolarmente; 
terza ascissa del radio quasi dritta; primo nervo trasverso cubitale assai 
leggermente e regolarmente arcuato; seconda cellula cubitale 1 volta e 1/2 
più lunga che larga; nervulus a poco più di 1 [3 della cellula brachiale. 

Addome ovale, lungo quanto il torace e più lungo che largo nella pro- 
porzione di 17:10, con la maggiore larghezza alla metà, col 1° e 2° seg- 
mento subeguali, il terzo poco più lungo del secondo. Primo tergite con 
due sottili carene rettilinee che convergono fino alla metà del tergite stesso 
limitando un’area mediana a forma di trapezio e un poco più larga che 
lunga, col lato posteriore circa la metà dell’anteriore e con la superficie 
appena leggermente concava; quindi le due carene continuano, meno distin- 
te, con decorso parallelo. Superficie dei tergiti reticolata, a maglie non o 
poco più lunghe che larghe, con le linee rilevate longitudinali, viste a pic- 
colo ingrandimento, un poco più evidenti delle HI: 

Lungh, 3: mm, 


Maschio — Molto simile alla ann. Ultimi 7-8 articoli delle antenne 
poco più sottili dei precedenti, lunghi circa 2/3 di questi e circa 2 volte e 1/2 
la propria larghezza, l’articolo apicale di colore avellaneo chiaro, fusiforme, 
due volte più lungo che largo e alquanto più breve del penultimo. Addome . 
più lungo che largo nella proporzione di 13,5:10. Lungh. 3,4 mm. 

Questa specie è stata ottenuta come parassita di Platyedra gossypiella. 


Nella mia pubblicazione su gli « Imenotteri terebranti di Gialo e di 
 Cufra » (Annali Mus. Civ. Genova, LV, 1932) sono rimasti alcuni errori 
della composizione tipografica, non essendo state rivedute le ultime bozze 
di stampa: così, a pag. 435, si legge che il corpo della Phanerotoma parva 
misura 8 mm., mentre è di 3 mm.; e nella descrizione della Ph. cyrenaica, 
a pag. 436, al principio del secondo paragrafo si deve leggere: .... « sono 
spezzate ambedue le antenne, una dopo'il 5° articolo ed una dopo il 4° ». 
La descrizione della specie cyrenaica è riportata pure con diversi errori di 
stampa negli Opuscula del Dott. Fahringer (III, Bd. 11, 1934, pag. 561, 
n° 3) e senza indicazione del periodico nella quale fu pubblicata, nè delle 


PHANEROTOMA AFRICANE EAT 


figure nelle quali ho rappresentato il capo visto di profilo e visto di sopra, 
e la parte più caratteristica dell’ala anteriore. Ma lo stesso Fahringer non 
ebbe evidentemente a disposizione il mio lavoro mentre egli compilava la 
tavola analitica delle Phanerotoma paleartiche (I. c., pag. 556-560); forse 
anche a lui non fu possibile rivedere le ultime bozze di stampa; ed infatti, 
nella detta tavola analitica, il paragrafo 23 a dovrebbe essere così modi- 
ficato : | | 

23 a — 2. Abschnitt des Radius 3 mal so lang wie die 2. Rcu-querader 
- und mehr als 3 mal so lang wie der 1.... ti. Ph. media Shest.... — 2. 
Abschnitt des Radius so lang wie die 2. Reu- querader und ungefähr 1/2 so 
lang wie der 1... Ph. cyrenaica Ms. ». I caratteri risultano evidenti dalla 
-figura, che ho eseguita servendomi, come sempre, della camera lucida. 

Avendo ripreso in esame il tipo, unico, della specie cyrenaica, posso 
fare adesso alcune aggiunte alla descrizione pubblicata. Lo scudo del me- 
_sonoto è appena più largo che lungo, il lato basale dello _scutello è arcuato, 
il postscutello lungo la metà, del propodeo. L’addome presenta una stria- 
tura longitudinale finissima e fitta, che si oblitera nella seconda metà del- 
l’ultimo tergite. Nell’ala anteriore il nervulus si trova ad 1/4 della cellula 
brachiale. Il colorito generale è ocraceo scuro; lo stemmatico bruno; sul 
mesonoto si osservano due fasce longitudinali di colore più chiaro e al- 
l'esterno di esse due ombre nerastre, poco distinte; i parascutelli e il r° e 
2° tergite sono gialli ocracei scuri, il primo con tre strisce longitudinali . 
nerastre, delle quali le due esterne poco distinte. Le tibie posteriori sono 
ocracee tendenti al grigio, appena un pò’ più scure all’apice e poco lon- 
tano dalla base. Lo stigma alare, giallo ocraceo rossiccio, tende al bruno 
lungo il lato esterno; la 2* ascissa cubitale è pallida nel 1/3 prossimale, il 
1° nervo trasverso-cubitale pallido nei 2/5 posteriori, il 2° per un breve 
tratto vicino al nervo cubitale. Questa specie si può distinguere facilmente 
dalla Phanerotoma Somaliae per diversi caratteri, fra i quali l'addome stria- 
to, non punteggiato, le tibie posteriori senza anello: chiaro distinto, i tarsi 
posteriori non dilatati, la 2* cellula cubitale poco più lunga che larga. 

Sulla variabilità di certi caratteri considerati come specifici è necessa- 
rio che si facciano osservazioni studiando delle serie abbastanza numerose 
di esemplari. Dall’esame di 8 esemplari 4 2 di Phan. flavifrons dell’ Italia 
settentrionale e 2 4 della Germania, mi risulta che: un solo esemplare 9 
di Susa (Piemonte) presenta sulla faccia, ai lati della carena, una traccia 
di strie disposte obliquamente; la carena trasversale del re è talora _ 
ridotta alla parte centrale e può anche mancare interamente (1 4); la prima 
ascissa radiale è lunga 2/3 della seconda, talora soltanto 1/2; varia il rap- 
- porto fra, lunghezza dello stigma alare e lunghezza del metacarpo (nervo 
postmarginale) essendo quest’ultimo i volta e 1/2 oppure 1 volta e 1/3 mag- 
giore dello stigma; il nervulus è situato generalmente al primo 1/3 della cel- 
lula brachiale, talora (forse più spesso nelle 9 ?) un poco prima di 1/3, e in 
un esemplare 9 ad 1/4 della cellula. Fahringer pone come semplice varietà 
della Phanerotoma dentata Panz. la sua var. rendilea, nella quale la 1° 
ascissa radiale è più lunga della 2%, nonostante che nella forma tipica sia 
un poco più corta (2). Un’altra varietà da lui istituita si distingue pel co- 


(2) A questa varietà mi sembra che si debba riferire un esemplare che ebbi dal Prof. 
G. Russo con le indicazioni: « Avellino, 20-VII-139, castagne ». 


48, = | L. MASI | 


& 


lorito uniformemente giallo rossiccio, senza parti scure. Riguardo agli 


esemplari di Gialo (Libia) da me attribuiti con dubbio alla specie parva di 


Kokujew, la quale fu descritta della Transcaspia, il Dott. Fahringer, ri- 
tenendo che appartengano ad una varietà, scriveva quanto segue: « Me- 
diansegment ohne Querleiste, nicht gefeldert. Hinterschienen an der Basis 
weisslich und in der Mitte mit weissem Ring.... Ich glaube mit Masi, dass 
diese Unterschiede zur Aufstellung einer neuer Art nicht ausreichen, wohl 
aber muss man sie als südliche Rasse auffassen ». 


Dalle ricerche bibliografiche fatte con la guida del Zoological Record, 
fino al volume del 1938, risulta la seguente lista di 21 specie etiopiche € 
nord-africane, comprendendovi anche quelle di Somalia da me pubblicate: 


Phanerotoma | | 
, bannensis Masi — Ann. Mus. Civ. Genova, LXII LOd4;D 214: 
Diagnosis — Banno (Somalia) — 2. | 
curvicarinata Cameron — Annals Transv. Mus:, ln? 4, 1911; p; 204 
— Sud Africa — 9. | 


curvimaculata Cam. — id. id. , pag... 203. 

cyrenatca Ms. — Ann. Mus. Civ. Genova, LV 1932, D. 435, fig. 2 ac 
— aile (Cirenaica) 0. 

decorata Szépligeti — Mitt. Mus. di Vil 1913218, D. 209. — 
Somalia mer. — 9. | 

dentata Panzer — Fauna Insectorum Germaniae, VIII 1805, 88. 
T. 14 — et auctores; Szepligeti, in: Voyage Rothschild, II, 
1922, p. 906. — Specie diffusa nella een paleartica, nel- 


l’Africa sett. e media, 

dubia Bingham — Trans. Entom. Soc. London, XVIII 1902, p. 546, 
fig. 69 — Mashonaland (Sud Africa). 

Ebneri Fahringer — Denksehr. Akad. Wiss. Wien, Mat. Nat. Kl., 


XCIX. 1924, p. 95 — ®; Opuscula Braconologica, LEI 24034, 
Bd. IL D 266, 2.0. . vedi anche, Brüe,. in Proc. Amer 
Acad. Arts Sciences, LXI 1926, p. 334 — Sudan anglo-egi- 
ziano. 
leucobasis breil — Berl. entom. Zeitschr., XXXIX 1804, 
p. 62 — 2; — Szépligeti, in: « Sıöstedt, Zoolog. Kiliman- 


djaro * Meru Expedition 1905-1906, II, part. 8. 
modesta Ms. — Ann. Mus. Civ. Genova, LXII 1944, p. 215. 


Diagnosis — - Gondaraba (Eritrea) — 2. Ä 
mgriceps Szépl. — Mitt. Mus. Berlin, VII 1913-’15, p. 204 — Togo 
(Guinea Superiore) werd: | 
-ocularis Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, vol. LXXI 1907, 
p. 292; — Fahringer, in: Opuscula Braconologica, III 1924, 
Ba. IT, p. 57: = Socotra Abies. Eee, Arabia — 6 
pallidipes Cam. — Ann. Transvaal Mus., II n° 4, ıgıı, p. 203 — 
 Transvaal — 9 6. | | 


pallidula n. sp. Somalia — 9 &. 
parva Kokujew — Revue Russe d’Entomologie, III 1903, p. 286 — 
Transcaspia — ® 6; parva Kok.? Masi, in: Ann. Mus. Civ. 


PHANEROTOMA AFRICANE 49 


‘Genova, LV, 1932, p. 434, he. ı ac, 9, Gialo (Cirenaica) = 
parva var. masiana Fahringer, in: Opuscula Braconologica, 
IM 4024) Bd. Il > p. 572. 
planifrons Nees — Magaz. Ges. Naturf. Freunde Berlin, VII va. 
pe 289, 1. 7 -f. 3: Hyimen, afin. Monogr,, Ichneum. I 1834, 
p. 281 — et auctores — Europa, Asia paleartica, Algeria — 2 &. 
pygmaea Szépl. — Annales Musei Hungarici, XI 1913, p. 602; Mitt. 
Mus. Berlin, VII 1913-13, p. 209 — Paesi dei Galla. 
> sareptana Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, LXXI 1907, p. 293; 
Brues, in: Proe; Amer. Acad, Arts. Sc., LA 1926, ip. 1995; 
Fahringer, in: Opuscula Braconologica, III, Bd. II 1934, p. 
5eB-— Sarepta (Russia, mer), Africa sett. (2) — 2. 
Saussurei Kohl — Denkschr. Akad. Wiss. Wien, LXXI 1907, D.-125, 
, Tav. X, fig. 17, 26, go — Madagascar — 8. 
Somatiae Ms. — Boll. Soc. Entom. Italiana, LXXV 1943, DL 58-61, 
fig. a-f. — Somalia — 9, 
variegata Szepl. — Voyage Alluaud et Jeannel en Afrique Orien- 
la 1913. 3 


- Darò qui appresso un tentativo di tavola analitica, compilata sulle de- 
scrizioni degli autori; essa lascia certamente molto a desiderare per l’esat- 
tezza e chiarezza, tuttavia potrà’ servire per orientamento nella determina- 
zione di par ecchie specie, tantopiu che ancora non dev’essere stata pubblicata 
la tavola analitica delle specie etiopiche, che il Dott. Fahringer mi scrisse 
che aveva ‘pronta, circa due anni fa, per la stampa nei suoi « Opuscula ». 
Ho dovuto escludere la Phanerotoma dubia Bingham e la variegata Szépl. 
non avendo potuto consultarne in tempo le descrizioni. 


Tavola analitica per le Phanerotoma africane. 


A. Specie grandi, di 5-6,5 mm. (3) 
* Terzo segmento addominale semiellittico. 
x Ali anteriori più o meno colorate nella meta apicale, seconda 
en dello stigma_nera; 1* ascissa radiale lunga la meta della 
o CORO, visto di sopra, con le tempie quasi dritte e parallele. 
Ph. planifrons Nees 


x Ali anteriori ee con lo stigma chiaro soltanto alla base, 
il resto, e le nervature, bruni scuri; corpo bruno ferrugineo, 
con una larga macchia gialla sul primo segmento. Capo, visto 
di sopra, con le tempie brevi e arcuate. 

Ph. Somaliae Ms. 

‘x Ali anteriori con tutto lo stigma giallo. Corpo quasi intera- 

| mente giallo ocraceo o giallastro. | 

— Primo nervo trasverso-cubitale dritto, 2* cellula cubitale 
due volte più lunga che larga. Flagello antennale nero 

eccetto il primo articolo — ¢. 
Ph. dei Kohl 


lA 


(3) Cfr. anche, nel gruppo B la Ph. ocularis Kohl. 


50: | 1. MASI 


% 


— Primo nervo trasverso- cubitale curvato a arco. Anten- 
ne giallastre. 
Ph. curvimaculata Cam. 


k Addo so terzo segmento a lati quasi dritti, convergenti -— 9, 
? Ph. sareptana Kohl 


B. Specie di grandezza media, 2,5-4,5 mm. 
* Corpo, in alcune parti, più o meno diffusamente nero. 


x Specie nera, variata di giallo. Prima ascissa radiale a 2% 
ascissa uguale al 2° nervo trasverso-cubitale, la 3° incurvata ad 
arco. Secondo segmento dell’addome più lungo del primo -9, 

: - Ph. decorata Szépl. 
x Capo nero con alcune parti gialle, terzo segmento dell’addome, 
flagello antennale, tibia e tarso posteriori neri; 1* ascissa ra- 
diale la metà più corta della 2*; secondo segmento dell'addome — 
due volte più largo che lungo — 4. 
Ph. nigriceps Soa 

* Corpo giallo ocraceo o giallognolo, solo in alcuni punti macchiato 

i nero o bruno. 


«x Stigma e tutte le nervature delle ali pallidi, solo stemmatico ei 
parascutelli, nel 4 anche l’ultimo articolo antennale, brunastri. 
Capo: grosso, visto di fronte col vertice quasi piano. Prima 
ascissa del radio la metà della 2? e circa uguale al secondo nervo 
trasverso-cubitale; 1° trasverso-cubitale leggermente incurvato. 


SAAS Ph. pallidula n. sp. 


x Corpo giallo ocraceo, ali in alcune parti più o meno scure 
— Primo nervo trasverso-cubitale dritto.” i 
— Specie paleartiche. Terza ascissa radiale quasi dritta. 


. Seconda cellula cubitale circa 1 volta e % più lunga 
che larga. Seconda ascissa radiale quasi uguale alla 
prima. | 

Ph. dentata Panz. 
Seconda cellula cubitale due volte più lunga che larga. 
Seconda ascissa radiale ?/, della prima. 

Ph. parva Kok. var. 

— Specie sud-africane. 


Terza ascissa radiale quasi dritta. Propodeo senza 
carena trasversale; addome con punteggiatura sparsa, 
col primo tergite privo delle due carene. 3 

Ph. curvicarinata Cam. 


Terza ascissa radiale arcuata. Propodeo munito di 
carena trasversale. Primo segmento dell’addome con 
‘due carene. | A 
Ph. pallidipes Cam. 
— Primo nervo trasverso-cubitale arcuato. Prima ascissa ra- 
diale corta. 


= PHANEROTOMA AFRICANE © | 51 


— Stigma alare -giallo nella parte prossimale. 
. Secondo nervo trasverso-cubitale non minore della 2% 
ascissa del radio, 3* ascissa dritta. | 
Ph. cyrenaica Ms. 
Secondo nervo trasverso-cubitale minore della 2* 
ascissa del radio, 3* ascissa non rettilinea. 


// Capo, visto di sopra, con le tempie circa la metà 
delle orbite. Cellula radiale due volte più lunga 
che ‘larga. Terza ascissa del radio leggermente 


ondulata. 
Ph. leuco basis Kriechb. 


// Capo, visto di sopra, con le tempie un poco più. 
lunghe delle orbite. Cellula radiale lunga più del 
doppio della sua larghezza. Terza ascissa del ra- 
dio arcuata. 

ae Ph. bannensis Ms. 
_ Soma alare giallo o giallo bruno. Prima ascissa del 
radio minore della larghezza dello stigma. 
Tempia, di profilo, larga poco meno della metà del- 
l’occhio; capo, di fronte, col vertice notevolmente 
arcuato, la parte al di sotto della linea oculare infe- 
riore cori Lungh. 3,2 mm. 


Ph. modesta Ms. 


Tempia, di profilo, larga la metà dell’occhio; capo, 
di fronte, con la parte al di sotto della linea oculare 


inferiore più lunga. Statura grande, 4-6 mm. 
~ Ph. ‘ocularis Kohl (4) 


— Stigma eee ciglia bruno nel mezzo. Capo, visto di 
sopra, quasi due volte più largo che lungo. Secondo: 
nervo trasverso-cubitale lungo tre volte più della 2* 
ascissa; 3* ascissa tre volte 1’ insieme della 1* e 2°. 

| Ph. Ebneri Fahr. 


C. Specie piccola, di 1,5-2 mm. Prima ascissa del radio minore della lar- 
ghezza dello stigma, lunga come la 2° e come il 2° nervo trasverso-cu- 
bitale; 3* ascissa quasi dritta. -Estremita delle antenne bruna; ali scure, 
con fascia pallida avanti allo stigma, il quale è bruno, più scuro verso 
il margine anteriore. 

| Ph. pygmaea Szépl.. 


\ 


\4) L'esame dell'esemplare per il quale ho istituito la specie modesta, le figure della. 
specie ocularis fatte da Kohl e le notizie sui caratteri dei cotipi di tale specie, che sono 
10 2 , riesaminati dal Fahringer (vedi « Opuscula », l. c., pag. 371), non mi mettono in grado 
di stabilire le differenze di queste due Phanerotoma, che al confronto potrebbero risultare 
anche specificamente identiche. La nervatura delle ali anteriori quale si vede nella fig. 22 
della X tav. di Kohl, non differisce sensibilmente dalla nervatura di Ph, modesta, però l'una. 
e l’altra non corrispondono a quanto ne scrive il Fahringer. Nella descrizione pubblicata. ~ 
da questo autore vi sono degli errori di stampa. 


De 


G. BINAGHI 


LE AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA 
(Col: Pselaphidae) | | = 


Gli A.A. che si SI allo. studio delle Ahiseren; si erano esclusi- 
vamente preoccupati di descrivere specie nuove e di redigere tabelle ricer- 
cando nei soli caratteri esterni elementi più o meno pratici utili alla deter- 
minazione istituendo pertanto dei raggruppamenti irrazionali, che, riportati 
nei Cataloghi, non danno una esatta visione della naturale costituzione del 
genere. Ne torna a riprova che p. e. nel Catalogo Winkler l’Am. Pinker 
Ganglb. e Pirazzoli Saul., specie tra di loro molto affini, vengono collocate 
Puna in posizione assai lontana dall’altra. 

L’attuale studio delle Amaurops alpine, € stato invece condotto» coll’ in- 
tento di appurare e discriminare le naturali affinità intercorrenti tra le sin- 


gole specie, rivolgendo l’esame tanto agli organi esterni, quanto agli or- — 


gani interni, in una minuziosa ricerca di caratteri anatomici nettamente de- 
finiti. Tale indagine, per quanto riguarda le specie alpine, rivela in primo 
luogo la loro origine polifiletica poichè esse non si presentano come un 
gruppo omogeneo ma risultano costituite da quattro differenti tipi evolutivi, 
tre di forme anoftalme di probabile origine tirrenica, ed uno, a forme con 
occhi rudimentali, ricollegabile ad un filum balcanico-orientale. 

Inoltre le eccezionali modificazioni che intercorrono tra gli edeagi dei 
quattro gruppi, di gran lunga superiori a quelle intercorrenti nei caratteri 
esterni, lasciano supporre che ogni singolo gruppo rappresenti la soprav- 
vivenza ultraevoluta di un tipo primitivo in via di estinzione. Tale concetto 
verrebbe avvalorato da due dati di fatto, uno morfologico, l’altro di natura 
geografica. Col primo militerebbero i seguenti requisiti: assenza o ridu- 
zione di organi visivi, parti ventrali del torace ad epimeri ed episterni non 
differenziati; col secondo la localizzazione delle varie specie peo con- 
finate ai distretti boschivi delle Prealpi. 

Come ‘acquisizioni di carattere generico. premetto che lo studio della 
morfologia addominale delle specie oculate, a segmenti estroflessibili meglio 
differenziati e più profondamente sclerificati di quanto abbia sino ad ora 
riscontrato nelle specie anoftalme prese in considerazione nei miei precedenti 
studi, consente di modificare |’ interpretazione. dei vari pezza: costituenti 
Pedeago e di chiarire la morfologia degli ultimi uriti. 

Le peculiarità addominali risaltano con maggiore evidenza presso l’Am. 
Pirazzolu Saul., specie ad organi visivi ridotti, di relative notevoli dimen- 
sioni, ad addome meglio differenziato negli uriti estroflessibili e di cui ho 
potuto disporre di sufficiente materiale da utilizzare per le dissezioni. Gli 
ultimi uriti e ]’ edeago presentano pertanto i seguenti rapporti e disposizione 
(fig. 1): 

a seguito del quinto uroster nite visibile (VII morfologico) giace, più o 
meno proteso, assai ridotto e di forma generale semicircolare, un piccolo 
sesto sternite (VIII). Detto pezzo presenta alla superficie e nella Pirazzolii, 
setole distribuite ed egualmente conformate a quelle presenti sulla superficie 


AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA 53: 


degli sterniti normali che lo precedono (II - V). Isolato risulta costituito da 
due pezzi saldati; Il’ inferiore può essere interpretato e riferito ad un set- 
timo sternite assai ridotto e maggiormente modificato, corrispondente al 
IX morfologico. Procedendo all’estrazione dell’edeago, contrariamente alla 
norma, i predetti minuti sterniti, anzichè restare collegati all'addome, si ac- 
compagnano all'organo copulatore, a causa di una membrana che i colle- 
ga ad una lamina tenuemente sclerificata che si inserisce distalmente al bulbo: 
basale dell’edeago. A tale lamina spetta con tutta probabilità il compito di 
consentire la meccanica dell’estrofiessione dell’organo per descrivere, senza 
rotazione assiale, il movimento che lo conduce in posizione fisiologica. 

La costante presenza nei preparati di edeagi del pezzo costituito dagli 
‘ sterniti saldati, tenacemente collegati al bulbo basale, mi aveva erronea- 
mente indotto ad interpretare il pezzo come parameri, in considerazione 


4 = = 
= — <— vg — — — dei 
x = L 


Fio. 1 Edeago visto per trasparenza, ultimi urcsterniti rormali ed estroflessibili di 
Am. Pirazzolii, — Fig. 2 idem di Am. evarata visti ad un minore ingrandimento, — Fig. à 
idem di Am. gallica mostranti |’ inversione dell’eccago. 


anche del fatto che nelle specie anoftalme più specializzate essi presentano 
una chetotassi assai ridotta, ma in base ai nuovi accertamenti modifico tale 
‘primitiva interpretazione e riferisco rispettivamente all'VIII ed al IX sternite 
i pezzi in parola, illustrandone nella fig. 1 forma e posizione. Merita inol- 
tre osservare che non mi è stato possibile scorgere nell’addome i tergiti 
corrispondenti ai due ultimi sterniti estroflessibili. 

Intendo pertanto ora i parameri come concresciuti col pene e denomino 
edeago il complesso copulatorio. 

In considerazione del fatto che gli sterniti estroflessibili non erano stati 
sino ad ora presi in considerazione.nè rilevati dagli A.A. che si dedicarono 
allo studio degli Pselafidi, ho passato in rassegna, da questo punto di vista, 
alcune specie di generi vicini alle Amaurops, constatando la loro presenza 
in Trichonia sulcicollis Reichen., Amauronix Maerkeli Aubé, Trogaster 


Mr 2 : G. BINAGHI 


Doriae Dodero e l’assenza in Batrisus formicarius Aubé e Batrisodes venu- 
stus Reichen. — Ho constatato inoltre che varia pure il numero degli uro- 
sterniti normali visibili: nei Trichonix e Amauronix sono 6, 5 nei Trogaster, 
Amaurops, Batrisus e Batrisodes. — / | 

Nei Bythinus sino ad ora esaminati (una decina di speck): mancano gli 
sterniti estroflessibili mentre nettamente individuo 6 sterniti normali enume- 
. Tab. 
| Premesse queste. nozioni generali, ritorno all'argomento della nota e 
nelle seguenti righe fisso in tabella i principali caratteri atti a distinguere i 
quattro gruppi morfologici in cui divido le Amaurops alpine: 


1. Specie oculate. Organi visivi ridotti a 2-3 ommatidi isolati, figg. 4, 6, 7. 
IMetasterno, tra le cavità coxali, con una o due fossette pubescenti, 
figg. 11, 12. Tibie delle zampe posteriori con una frangia di setole di- 
sposta al lato interno e distale oltrepassante all’apice il primo articolo 


dei tarsi, fig. 9. Edeago a porzione distale straordinariamente complessa, 
con lamine e fiagelli figg. 25, 26. ; 
<< 2EUPB0 toa Pirazzolü 


— Specie anoftalme, fig. 5, 8. Metasterno senza fossette medina ta ler 
cavità coxali, figg. #3, 14. Tibie delle zampe posteriori con frangia 
di ridotte proporzioni, ae ro. Edeago nel complesso più semplice, 
hee (pica ss IA 
Elitre senza carena ai margini laterali: femori intermedii nel 4 inermi 3 
— Elitre a margini laterali carenati. Femori intermedii del & a metà lun- 
ghezza con un dente mutico inciso al lato interno. Edeago di forma 
pecora, ‘assai allungato con bulbo basale ridotto, he, am, 
II. gruppo = i carinata 


se 


3. Pronoto circa > lungo che largo, a lati sopraelevati in carena, fig. 21. 
Sutüra delimitante gli episterni meso- -metatoracici poco obliquata, he. $4.5 
Edeago di semplice costruzione e senza ligula, figg. 28, 29. 

III. gruppo alpina 


— Pronoto notevolmente più lungo che largo, per lo più senza carene la- _ 
terali, figg. 18, 19, 20. Sutura delimitante gli episterni meso-metatora- 
cici molto obliquata, fig. 14. Edeago con ligula, figg. 30 - 36. 

IV. gruppo | gallica 
I. GRUPPO DELLA PIRAZZOLU 


Le Amaurops Piragzolu e Pinkeri si distaccano nettamente dalle specie 
anoftalme, di probabile origine tirrenica, distribuite tanto nelle Alpi occi- 
dentali quanto nella penisola e nelle maggiori isole italiane, per la presenza 
di organi visivi rudimentali costituiti da ommatidi isolati. Tale peculiarità 
trova riscontro nelle Amaurops caucasiche iscritte al sottogenere Bergrothia 
Reitt., nelle Am. balcaniche del sottogenere Zoufalia Reitt. ed. infine con 
1?’ Am. (s. str.) Breiti Ganglb. dell’Erzegovina. Questa corrispondenza mor- 
fologica mi induce a riallacciare le due’ entità alpine, qui prese in istudio, 
ad un gruppo orientale, seguendo pertanto il concetto già enunciato dal 
Winkler in Col. Rund. 1911, p. 6 ma poi abbandonato nella stesura del suo 
Catalogo. Allo scopo di appurare le predette relazioni ho passato in rasse- 


AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA | 55 


gna le specie caucasiche e balcaniche conservate nella Collezione Dodero. 
. L’esame rivela per le specie balcaniche la loro complessità filetica, frappo- 
nendosi al tipo più frequente oculato orientale, elementi tirrenici come nel 
caso della Am. Kaufmanni Ganglb. della Dalmazia, in cui i caratteri in tutto 
corrispondono al tipo anoftalmo diffuso nell’ Italia peninsulare. 

Le Am. Pirazzolii e Pinkeri sono inoltre riconoscibili dalle specie con- 
generi alpine ed italiane per l’opacità del capo dovuta alla fine granulosità 
della superficie e per la presenza sulla porzione distale ed interna delle tibie 
posteriori di una frangia di setole, oltrepassanti distalmente il primo arti- 
colo dei tarsi, carattere quest’ ultimo che trova solo riscontro nelle specie 
siciliane anoftalme del gruppo della Aubei, fig. 9. 


Amaurops Pirazzolii 


SaUuley,:Spec- TI, 1874 He KE, 
Tipo: Domodossola. 
Lunghezza: mm. 2,42 - 2,68, Edeago: fig. 25. 


Dodero in Ann. Mus. Civ. St. Nat., Genova, Ser. 3, vol. VIII (XLVIII), 
1919, p. 188, così caratterizza la specie: « ‘Torace e capo rugosamente gra- 
nulosi, poco lucidi. Torace finamente solcato longitudinalmente nel mezzo, 
solco spesso abbreviato, più o meno confuso nella scoltura granulosa, ca- 
rene longitudinali nulle o poco visibili. Elitre a punteggiatura finissima e 
sparsa, lucide, queste e l’addome, quasi liscio, coperte di pubescenza fina, 
breve e poco densa; carenule basali del primo tergite distanti tra di loro 
tutt'al più il quarto della larghezza del segmento, antenne più sottili (della 
_ Pinkeri), gambe molto meno robuste, tibie intermedie quasi rette ». 

L’ indagine microscopica rivela ancora i seguenti caratteri; elitre con 
tre fossette basali, metasterno con una fossetta pubescente mediana, primo. 
urosternite visibile con una larga impressione mediana e basale cosparsa di 
setole allineate su due serie una con andamento antero-posteriore, l’altra 
postero-anteriore; ultimo sternite nel & al lato distale nè incavato nè smar- 
ginato medialmente, solo dotato di una fossetta rotonda nettamente deli- 
mitata, fig. 11. bis + 

Edeago di foggia caratteristica: porzione distale munita di un flagello 
diviso all'apice in 6 lobi, porzione terminale assottigliata in lamina torta 
ventralmente, numerose setole disposte come in fig. 25. 

Corologia: molti esemplari tanto di Alagna e Varallo Sesia,. 
VIII.IX.1916, quanto di Oropa Santuario, 1924-1929, tutti raccolti da Dodero; 
Piedicavallo (Valle del Cervo) vi. 1931, 1 4, leg. Alzona. Sebbene non abbia 
‘controllato la specie in base ad esemplari topotipici di Domodossola, ri- 
‘tengo che le popolazioni della Valsesia e del Biellese possano senz’altro es- 
sere riferite al tipo come è stato sino ad ora ammesso dagli A.A. Luigioni, 
nel suo Catalogo, la cita anche del M.te Mottarone. 


: Aniaurops Pinkeri 
Ganglbauer, Münch, Kol. Zeitschr., 1904, p, 106. 
Tipo: Trentino. | SE 
Lunghezza: mm. 2,77 - 2,81. Edeago: figg. 26a, 26b, 


Anche per questa specie riporto i caratteri antitetici dati da Dodero nei 
confronti colla Pirazzolüi, 1. c.: « Torace finemente e densamente punteg- 


56 Gs | G. BINAGHI 


giato, ornato al di sopra di tre solchi longitudinali fini, ma ben distinti, 
uno nel mezzo, ed uno da ogni lato in prossimità del margine laterale, 
senza visibili carene longitudinali sul disco. Capo più o meno finamente, ma 
sempre nettamente punteggiato, poco lucido. Elitre a punteggiatura uguale 
a quella del torace, queste e l’addome coperte di pubescenza densa, breve 
e molto depressa; it alla base, del primo tergite addominale incl udenti 
tra loro un poco più del terzo della larghezza totale del segmento. Antenne 
robuste, gambe brevi e molto robuste, tibie, nen le intermedie, 
distintamente incurvate ». 

Ventralmente differisce dalla Pirazzolü per la presenza di due fossette 
pubescenti metasternali, primo urosternite visibile senza larga impressione 
basale mediana rivestita di setole, ma regolarmente sopraelevata a foggia 
di larga chiglia, ultimo sterüite visibile nel 4 inciso medialmente e con una 
leggera e larga impressione malamente delimitata, fig. 12. 

Edeago stranamente conformato, la porzione distale, contrariamente a 
quanto si osserva nella Pirazzolit, si origina sulla destra del bulbo basale, 
detta porzione è provvista di 3 vistose prominenze e di un ciuffo di setale 
impiantato subapicalmente lungo il lato sinistro mentre nella Pirazzolii, os- 
servando sempre l’edeago dal lato ventrale, le setole sono distribuite lungo 
il lato destro, figg. 26 a, 26 b. | 
| Corologia: ho esaminato due soli esemplari: una 2 etichettata 
« Campolaro, Adamello, legit Breit »; è da notare che l’osteria di Campo- 
laro nulla ha a che vedere con l’Adamello, la località è posta molto più a 
meridione, nelle Alpi Camoniche, in terreno prevalentemente calcareo (cal- 
cari triassici e paleozoici) più adatto pertanto. all’ insediamento di forme 
ipogee di quanto non risultino i terreni tonalitici dell'Adamello. Il secondo 
esemplare 4 proviene dal M.te Guglielmo (Bresciano), legit Breit. La specie, 
a detta degli A.A., si spinge più ad oriente ove Tagaınnge il Trentino meri- 
dionale nelle Giudicarie occidentali. 


Le GRUPPO DELLA CARINATA 


Le profonde modificazioni, evidenti tanto nei caratteri esterni quanto 
nell’edeago, che non trovano ‘riscontro in nessuna’ delle specie congeneri, 
mi inducono a separare questa entità in un gruppo a sé stante ricollegabile 
però alle forme diffuse nelle Alpi occidentali, per l’assenza di ommatidi alla 
base delle spinule oculari, per il metasterno e l’addome privi di particolari 
fossette pubescenti ed infine per le tibie posteriori dotate di una normale © 
frangia di setole al lato interno e distale. 


Amaurops carinata 


Baudi, AcR, Soc. Se, Torino 1375, D: 245. 
Tipo: Valli di Ceres e di Locana (Alpi Graie). 
Lunghezzé : mm; 2,20 -- 2,37. Edeago: figg. 27 a, 27 b. 

Le elitre delimitate da una lieve carena decorrente lungo 1’ intero tratto 
laterale e quì ripiegate quasi ad angolo retto, i femori intermedii del & 
incisi alla metà ed al margine interno in dente mutico ed infine la partico- 
lare forma dell’edeago a bulbo basale ridotto ed a tratto distale lungamente 
assottigliato, figg: 27 a, 27 b, sono caratteri sufficienti a definire e ricono- 
scere la specie. 


AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA 57 


- Sé = 


& 


i 


I 


CIR 


a 


~~ 
©, 
CÀ 
= 


Mt 17 
Wy j 
il] vi 
Nu 
Capo di: fig. 4 Am. Pirazzolii, fig. 5 Am, Aubei (Sicilia, Ficuzza). — Spinule oculari di: 
fig. 6 Am. Pirazzolii, fig. 7 Am. Pinkeri, fig. 8 Am. Aubei (senza ommatidi). Estremità 
delle tibie e tarsi di: fig. 9 Am. Pirazzoli, fig. 10 Am. gallica. — Meso-metatorace ed ad- 


dome di: fig. 11 Am. Pirazzolii, fig. 12 Am. Pinkeri, fig. 13 Am, alpina, fig. 14 Am. gallica. — 
Antenne di: fig. 15 Am. Simoni, fig. 16 Am. varensis n. sp. Nizza, fig. 17 Am. alpina. — 
Pronoti, egualmente ingranditi, di: fig. 18 Am. Simoni, fig. 19 Am. gallica, fig. 20 Am. 
Abeillei (Forét du Dom), fig. 21 Am. alpina. — Elitre, egualmente ingrandite, di: fig, 22 
Am. Simoni, fig 23 Am. gallica, fig. 24 Am. alpina. 


58 G. BINAGHI 


Anoftalma, spinule oculari brevi, antenne regolari non molto lunghe, 
pronoto un poco più lungo che largo con due carene longitudinali distan- 
ziate tra di loro un poco più di un terzo della sua maggiore larghezza, mar- 
gini laterali lievemente sopraelevati in carena, metasterno privo di fossette 
pubescenti, sutura delimitante gli episterni meso-metatoracei non molto obli- 
quata, carenule del primo urotergite addominale visibile lunghe, oltrepas- 
santi il terzo basale, primo urosternite come in gallica ed alpina cioè senza 
ciuffi di setole alla base dell’apofisi mediana che si inserisce tra le coxe delle. 
zampe. posteriori. Ultimo urosternite visibile e normale nel 4 senza im- 
‘pressioni o fossette a margine distale integro. 

AM OTre ro eta: la specie è elcome nelle il dell’ Orco e a. 
Stura di Lanzo. Locana Canavese vm. 1899 e Procaria di Ceres 30.V. 1916 
leg. Dodero; in tutto una trentina di esemplari. 


III. GRUPPO DELLA ALPINA 


Le de entità riferite a questo gruppo sono proprie alle Alpi Cozie ove 
compaiono, secondo 1 dati sino ad ora noti, in due sole località e precisa- 
mente a Coazze in Val Sangone ed a Crissolo nell’Alta Valle del Po, in ter- 
ritorii pertanto intermedi tra l’area di diffusione della carinata e della gal- 
lica s. 1. Gli elementi differenziali sono ben caratterizzati e risiedono, come 
nei gruppi precedenti, prevalentemente nell’edeago, organo che qui assume 
modificazioni che non trovano somiglianza in nessuna delle specie conge- 
neri. Le due entità sono pure nettamente differenziate per la particolare 
forma breve e subrotonda del pronoto medialmente carenato e solcato,. a 
lati delimitati da un risalto ispessito careniforme. 


a 


Amaurops alpina 


Dodero, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova 1900, p. 406, 
Tipo: Coazze (Alpi Cozie). 
Lunghezza : mm. I oi 02. ao fig. 28. 


Rientra nel tipo anoftalmo diffuso nelle Alpi. ‘occidentali per l’assenza 
di ommatidi alla base delle spinule oculari. Capo largo circa quanto il pro- 
. noto con spinule oculari assai brevi, carene longitudinali debolmente mar- 
cate anche nel tratto anteriore decorrente dal rilievo sopra-antennale alla 
metà del capo, carena mediana assente; pronoto molto breve, così largo 
che lungo, subrotondeggiante, circoscritto ai lati da una debole carena a 
decorso completo, solco mediano poco profondo, carente longitudinali ben 
marcate, distanziate tra di loro circa un terzo della larghezza totale del 
noto; elitre brevi, più larghe all'apice, considerate insieme, che la loro lun- 
ghezza misurata lungo la sutura (24:20) fig. 24; primo urotergite a lati 
debolmente arcuati con carenule mediane distanziate tra di loro circa un 
terzo della larghezza del segmento. Apofisi mediana del primo urosternite 
visibile glabra e careniforme. Ultimo sternite normale nel & senza inci- 
sioni al margine distale, nè impressioni mediane, fig. 13. Antenne brevi, 
fig. 17, zampe brevi a femori inermi. / : 

Edeago, comparativamente ‘a quanto si osserva nelle rimanenti specie 
alpine, di costruzione molto semplice, porzione distale ridotta a lunga e 


AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA — 59: 


sottile prominenza dotata nel tratto subapicale di setole allineate ai lati, 
fig. | 

Corologia: ho esaminato una numerosa serie di individui & ¢ 
e 9 9 provenienti dalla località classica: Coazze fine vii. 1898 e 1899 leg. 
Dodero. i 


ssp. vesulana n. 


Tipo: Crissolo (Alta Valle del Po). à 
Lunghezza : mm. 2,28 - 2,50. Edeago : fig. 29. 

Statura maggiore, capo più largo del pronoto con 3 distinte carene 
longitudinali, una pari completa che origina dal rilievo sopra-antennale e 
termina alla base del capo, la terza, mediana, si origina alla metà del capo 
e svanisce alla base; pronoto più allargato ai lati che nel tipo, subcordi- 
forme, pure percorso ai lati da un risalto careniforme; elitre più lunghe, 
larghe all’apice, considerate insieme, quanto la loro lunghezza misurata 
lungo la sutura (24: 24); primo tergite più ampio a lati più arcuati con ca- 
renule mediane più distanti; zampe ed antenne nel complesso più gracili e 
piu lunghe. = 

La somma dei caratteri esterni definiscono una forma sensibilmente lon- 
tana dalla tipica alpina tanto che, qualora i caratteri dell’edeago non di- 
‘ mostrassero indiscutibilmente la pertinenza di essa alla specie in discussio- 
ne, si sarebbe indotti a considerarla come specie distinta. \ 

L’edeago presenta però, come appare con tutta evidenza dal confronto 
delle figg. 28, 29, la medesima forma generale della alpina, differendone solo: 
per una notevole maggiore larghezza e robustezza della porzione distale, 
specialmente all’attacco del bulbo basale. 

Corologıa: 2 individui 4 e 2 provenienti da Crissolo vu. 1936, 
leg. Alzona, raccolti in faggeta sotto pietre profondamente interrate. i 


IV. GRUPPO DELLA GALLICA 


Le specie del gruppo della gallica ricordano, come aspetto generale, 
l’exarata s. 1. e in modo particolare la ssp. tiberina, dalle carene discali del 
pronoto poco elevate; le peculiarità dell’edeago permettono per contro di 
separarle nettamente e raggrupparle in una sezione a sè stante estrema- 
mente omogenea. 

Confrontando gli edeagi delle varie entità costituenti questo gruppo 
con gli edeagi della erarata s. ]., si rimane sorpresi nell’osservare come essi 
appaiano stranamente simili nella loro forma generale ma, approfondendo 
TY indagine subito risaltano i caratteri che profondamente e sostanzialmente 
differiscono 1 due tipi.. | 

Il primo. carattere, che per la sua eccezionale natura merita di essere 
rilevato, appare nella inversione dell’edeago rispetto al suo piano di sim- 
metria frontale, cioè a dire nella trasposizione da destra a sinistra della 
porzione distale dell’edeago e degli sterniti estroflessibili; tale inversione, 
comparativamente a quanto si osserva nell’erarata, è ben visibile esami- 
nando |’ organo in posizione di riposo che giace rispettivamente nelle forme 
dei due gruppi così come è rappresentato nelle figg. 2 e 3 (fig: 2 exarata, 
fig-3 gallica). 

| L? inversione in parola, interessando solo il piano di TOA frontale, 


60 / G. BINAGHI 


non comporta modificazioni nella meccanica e modalità dell’estroflessione, 
come per contro si riscontra nei Carabidi presso i Caelostomini (vedi S. L. 
Straneo, Mem. Soc. Ent. It., vol. XXI, 1942, p. 40) ed 1l genere Laemo- 
stenopsis (R. Jeannel, Rev. Fr. Ent., vol. IV, 1937, p. 74) ove l’ inversione 
dell’edeago è totale e determina di conseguenza movimenti invertiti con 
origini filetiche di ben più profondo significato. 

Il secondo carattere che convenientemente caratterizza le di del 
gruppo è dato dalla presenza di una lunga e sottile lamina, che denomino 
ligula, assente nelle varie forme di erarata, che si trova inserita nel 
bulbo e decorre e si incastra sul lato sinistro dell’ edeago. 

L’omogeneitä del gruppo è inoltre avvalorata da fattori geografici, es- 
sendo i vari elementi che lo costituiscono circoscritti al versante francese 
_ delle Alpi, ove risultano distribuiti prevalentemente in Provenza da Marsi- 

glia a Nizza con una infiltrazione nel Delfinato (Dröme); in Provenza si rin- 
vengono tanto nella regione litorale che nei distretti montani. dell’entro- 
terra. 
Dal punto di vista sistematico ero stato in un primo tempo propenso 
a smembrare la gallica s. 1. in due specie e precisamente in gallica e Abeillei, 
riallacciando ad ognuna di esse alcune razze, ma ho dovuto abbandonare 
«questo concetto constatando che in alcune località avrebbero dovuto con- 
vivere due distinte entità appartenenti ‘alla stessa specie: ritengo pertanto 
più naturale considerare il gruppo come costituito da numerose specie, tutte 
tra di loro molto affini, rappresentanti vari gradi di evoluzione di un unico 
tipo primitivo. Propongo pertanto la seguente nuova interpretazione delle 
varie entità riconosciute : 


:. Forma generale del corpo molto allungata. Zampe ed antenne gracili, 
molto lunghe, tutti gli articoli delle antenne, compresi quelli della 
clava, più o meno oblunghi, accentuatamente il V ed il VII che sono 
circa tre volte più iunghi che larghi, fig. 15. Pronoto una volta ed. 
un quarto più lungo che largo, fig. 18. Elitre fortemente attenuate 
alla base, considerate insieme presentano ad un dipresso la forma di 
un cuore rovesciato, fig. 22. Porzione distale dell’edeago a lati subpa- 
ralleli, apice smussato, subquadrangolare, setole subapicali distribuite 
in due gruppi posti sul medesimo piano orizzontale, fig. 36. 

| (Varo: for. du Dom) Simoni SC Deville 

'— Forma generale del corpo assai meno allungata. Zampe ed antenne 
più brevi, queste ultime costituite da articoli più corti, specialmente 
il V ed il VII, fig. 16. Pronoto da una volta e un sesto a una volta ed 
un settimo più lungo che largo, figg. 19, 20. Elitre assai meno atte- 
nuate alla base, il margine laterale descrive una curva più ampia, 
fig. 23. Edeago più breve, attenuato all’apice con setole subapicali di- 
stribuite in due gruppi ; prossimale il laterale, distale il dti 

‘Agg: 30°35 . 2 

2. Margini laterali del pr onoto tenhemente son aclevati in carena. fide. | 
go più allungato a porzione distale lunga circa 4 volte la sua mag- 
giore larghezza, con numerose setole allineate longitudinalmente su 
due distinte serie, bulbo basale con orificio largo e subovale, ligula 
libera nella porzione basale decorrente nel bulbo, figg. 35 a, 35 b. 

(Esterel: Frejus e St. Raphael) gallica Delarouz. 


AMAUROPS. DELLA CATENA ALPINA _ i 


fig. 31 idem Forêt du Dom, fig. 32 Am. varensis n. sp. Nizza, fig. 33 Am. dubia n, sp Frejus 
(Varo), fig. 34 Am, Fagniezi Omblèze (Drôme), fig. 35a Am. gallica Frejus e fig. 5b idem: 
S. Raphael, fig. 36 Am. Simoni Forét du Dom (Bormes). 


62 = G. BINAGHI 


— Margini laterali del pronoto normali e lisci - Edeago nel complesso 
più tozzo, porzione distale lunga da 2 volte ed % a 2 volte e % la sua 
maggiore larghezza, porzione prossimale dela en interamente in- 


elobata nel bulbo, five. 40-347. .. = na: 
3. Spinula oculare relativamente pronunciata, reacts. piu allungato | a 
lati meno arcuati. Statura maggiore (mm. 2 ‚242, ann 4 ae 


— Spinula oculare molto breve, pronoto piu breve a lati rotondegg cianti. 
Porzione apicale dell’edeago a chetotassi ridotta, fig. 34. Statura mi- 
nore (mm. 2,15-2,30). | eo. Ei 

5 | | (Drôme) Faigniezi S. C. Dev. 

4. Edeago, visto di fronte e dal ventre, alla porzione distale con setole 
laterali e subapicali disposte a ciuffo, porzione apicale piu larga e più 
robusta, Age. 30-31. 

(Provenza: da Marsiglia a Mass as) dba Saulcy 

— Setole della porzione distale dell’edeago allineate su due distinte serie, 

una laterale e l’altra submediana, porzione apicale più. stretta e più 
assottigliata, regolarmente attenuata | sino all spice in dolce curva, 


BES 32.98 0, ESA RI 
5. Porzione apicale “dell? edeago ripiegata a nia + subapicale. 
costituita da setole più numerose, fig. 33. 
| DE (Esterel: Frejus) dubia n. sp. 


-— Porzione apicale dell’edeago regolarmente attenuata all’apice, regione 
subapicale con un minor numero di setole, fig. 32. 
(Nizza: Magagnosc) varensis n. sp. 


Amaurops Abeillei 
-Sauley, Pet. Nowy. ene 975 DI 340. 

Tipo: Marsiglia. i 
Lunghezza: mm. 2,24 - 2,59, Edeago: figg. 30a, 30 b. 


Considerata nei recenti cataloghi, Winkler (1925) e S. C. Deville (1935) 
come sinonimo della gallica Saulcy. Le particolari e costanti modificazioni 
dell’edeago permettono per contro di riconoscerla come specie distinta. Dal 
materiale elaborato sono in grado di supporre che la specie sia suscettibile 
di ulteriori smembramenti razziali, ai quali in questa sede non mi è stato 
possibile addivenire per difetto di ‘materiale. Tale supposizione è sorta per 
aver constatato in base ad una numerosa serie di individui provenienti dalla 
Forét du Dom, un costante tipo di variazione apprezzabile tanto nei ca- 
ratteri esterni quanto nell’edeago, differenti da quelli propri dell’ individuo 
topotipico delle Bocche del Rodano, variazioni che appaiono anche nel- 
l’edeago confrontando la fig. 30 (tipo) con da He, 3%, 

L’ Am. Abeillei veniva comunque già riconosciuta come specie distinta 
dal S. C. Deville in Bull. Soc. Ent. Fr. 1927, p. 286, ove in fine alla de- 
scrizione della sua Fagniezi dice testualmente: « LA. Abeillei Saulcy, de 
Marseille et de la Sainte-Baume, se distingue immediatement du gallicus et 
du Fagniezi par le premier tergite a cötes curvilignes, fortement étranglé 
à la base», L'esame. del materiale radunato proveniente da varie località 
provenzali dimostra però che l’unico carattere veramente solido per distin- 
guere le specie, risiede nell’edeago che nella Abeillei, visto di fronte e dal 


AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA i 63 


ventre, presenta nella porzione distale setole non allineate ma costantemente 
radunate in ciuffo, figg. 30, 31. | 
Corologia: a questa specie riferisco esemplari delle seguenti 
provenienze: 1 & , Bocche del Rodano, leg. Ch, Fagniez; 50 esemp. tra 
4 4 e 2 2, Forêt du Dom presso Bormes (Varo), 31.x11. 1912, leg. Dodero. 
La popolazione di questo territorio differisce, come detto, dal tipo, per la 
statura un poco minore, per la forma generale del corpo più robusta, per 
le antenne un poco più corte ad articoli più ispessiti, per il pronoto un 
poco meno allungato ed in proporzione più largo, zampe pure più brevi e 
più robuste. Conosco inoltre un & proveniente da Magagnosc (Alpi Ma- 
rittime), 4.1.1913, leg. Dodero frammisto in collezione Dodero in una spil- 
lata di Am. varensis. L’edeago è identico a quello degli esemplari della For. 
du Dom. La sua diffusione è pertanto molto vasta, relativamente a quanto 
si riscontra presso le altre’ forme del gruppo, ed in alcune località l’Abeillei 
si trova frammista ad altre specie: nella For. du Dom con la Simoni, a 
Magagnosc con la varensis (vedi cartina di diffusione delle specie). 


Amaurops varensis n. sp. 
(= Am, gallica Auct. pro parte), 


Tipo: Nizza. 
Lunghezza : mm. 2,24 - 2,42. Edeago: fig. 32. 


Ponendo a confronto l’Abeillei con l’attuale nuova entità è possibile 
notare anche nei caratteri esterni qualche lieve differenza principalmente sul 
primo tergite visibile, che si presenta a lati un poco meno ristretti alla base 
con carenule un poco più corte. Il carattere per contro sicuro atto a di- 
stinguere le due specie risiede nell’edeago, che nella varensis presenta nel 
tratto distale una forma nettamente più sottile e slanciata con setole sub- 
apicali e laterali non raccolte in gruppo, ma regolarmente allineate longi- 
tudinalmente. Dalla gallica Delarou. differisce oltre che per la forma dell’edea- 
go, nettamente apprezzabile dal confronto delle figure, per la forma meno 
allungata del pronoto, senza carene laterali e per la minore lunghezza delle 
maggiori setole che risaltano tra la pubescenza normale della superficie. 
Con la dubia dell’Esterelle l’affinità è certamente maggiore, ma pure in 
questo. caso le peculiarità dell’edeago dirimono ogni dubbio. san 

Corologia: una ventina di esempl. dei dintorni di Nizza, 17.11. 
1901, Vallon des fleurs e 11.1905, Mt. Boron, leg. Dodero, altri leg. Grou- 
velle; Magagnosc, 9 es., 4.1.1913, leg. Dodero, località che segnano il li- 
mite più orientale dell’area di diffusione delle specie del gruppo (vedi car- 
tina). 

Amaurops dubia n. sp. 
(= Am. gallica Auct. pro parte), 


Tipo: Frejus (Esterel), | 
Lunghezza: mm, 2,37. Edeago: fig. 33. 


Vive nell’Esterelle frammista alla gallica; se ne distingue per la man- 
canza di carene ai lati del pronoto, per la riduzione in lunghezza delle mag- 
giori setole che risaltano tra la pubescenza del noto, per le antenne e le 
zampe più corte ed infine per i caratteri dell’edeago, particolarmente ap- 


64 | | G. BINAGHI 


prezzabili nella porzione distale e all’orificio basale, fig. 33. Esternamente. 
‘presenta caratteri intermedi tra la Abeillei e la varensis; l’edeago per con- 
tro rivela una maggiore affinità con da varensis per una simile disposizione 
delle setole subapicali. 

Corologia: ho esaminato 2 soli 4 4 provenienti da Frejus 
(Esterel), 27.xu1.1912, leg. Dodero. : | 


Amaurops Fagniezi 


S. €. Deville, Bull, Soc. Ent. Fr., 1927, p. 286. 
Tipo: Col de la Croix- Haute (Drôme). 
Lunghezza : mm. 2,15 - 2,30. Edeago: fig. 34. 


La struttura della porzione apicale dell’edeago, rivela una stretta a 
nità con la varensis, ’organo nel suo complesso presenta una forma gene- 
rale più tozza e più breve con apice un poco più ingrossato, fig. 34. 1 ca- 
ratteri esterni consentono pure di separarla facilmente dalle specie del grup- 
po per la statura un poco minore, per le spinule oculari molto più corte e 
| più tenui, pronoto più largo ed in proporzione più breve, fossetta basale 

esterna delle elitre solo accennata. 

Corologia: un unico esemplare & etichettato: Omblèze (Drö- 
me), 15.VI.1891, leg. A. Argod. La specie risulta confinata nel Drôme e rap- 
presenta pertanto il limite più settentrionale dell’area di diffusione delle — 
seco del E DURDA: 


Amaurops gallica. 


Delarouzée, Ann. Soc: Ent. Fr, 1859; pe 68, pl; L fis. 2. 
Tipo: Frejus (Esterel). 
Lunghezza : mm, 2,15 - 2,33. Edeago: figg. 35 4, 35 0. 

Rappresenta uno degli elementi piu evoluti della serie delle modifica- 
zioni delle specie del gruppo ed un tipo intermedio tra I’ Am. varensis e la 
Simoni per la forma del pronoto relativamente allungata con 6 setole assai 
più lunghe e robuste di quelle costituenti la normale pubescenza del noto, 
fig. 19, analogamente a quanto si riscontra nella Simoni, fig. 18. Carat- 
teri peculiari sono la presenza di carene ai lati del pronoto e le caratteri- 
stiche dell’edeago che si possono così riassumere: dimensioni maggiori, 
forma assai allungata della porzione distale provvista subapicalmente di un 
maggior numero di setole, ligula libera nel tratto basale decorrente nel 
bulbo, questo ad orificio ampio e subovale. Tali caratteri che nettamente 
distaccano questa forma dalle affini mi hanno indotto a restringerne il si- 
gnificato riportandolo ai limiti assegnategli dal Delarouzée nella descri- 
: zione originale, che fu ampliato dai successivi A.A. sino a reriderlo com- 
prensivo per tutte le Amaurops della Provenza ad eccezione della Simoni. 

Cordio gia: esemplari topotipici: (3-33 «© 2: 9 9) etichettati 
« Frejus (Varo), 27.x11.1912, leg. Dodero » ed un 4 di S. Raphael. 


Amaurops Simoni 
S.-C. Deville, Bull, Soc. Ent Tr, 1012, p. 222, 


Tipo: forét du Dom (Bormes), 
Lunghezza : mm. 2,55 - 2,86. Edeago: fig. 36. 


AMAUROPS DELLA CATENA ALPINA ii à 0 


L’attribuzione ad un tipo ultraevoluto della serie di variazioni proprie 
al gruppo della gallica è avvalorato, oltre che da evidenti modificazioni 
morfologiche, Pen dai dati ecologici resi noti dal S. C. Deville nella de- 
scrizione originale. La specie venne raccolta nelle fessure di sfaldatura dei 
° micaschisti compenetrate dalle radicelle degli alberi e dove si sviluppa un 
| po’ di micelio, in ambiente quindi differente da quello prediletto dalle 
Amaurops, le quali sono per lo più ipogee e terricole, esclusa l Am. (Tro- 
glamaurops) leptoderina Reitt., rinvenuta in una grotta della penisola di 
Sabbioncello (Dalmazia). Nonostante le notevoli modificazioni dell’esosche- | 


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tn e =) Simoni Ge n 4 @, 


letro la specie è indiscutibilmente pertinente al gruppo della gallica per la 
forma dell’edeago egualmente invertito, provvisto di ligula.ed apicalmente 
dotato di setole distribuite su di un piano simile a quello riscontrato nelle 
specie del gruppo. 

I caratteri di somiglianza con la issiadario wc dal S. C. De- 
ville in 1. c., sono certamente caratteri di convergenza, di natura probabil- 
mente ambientale, ma non certamente di natura filetica, appartenendo la 
specie dalmata ad un gruppo assai lontano che con tutta probabilità dovrà 
essere genericamente distaccato dalle Amaurops per una serie di importanti 
caratteri morfologici quali: assenza di spinule oculari e di organi visivi, 
assenza di carenule mediane al primo urotergite visibile, pubescenza del 
_ capo, del torace e delle elitre costituita da setole molto lunghe e sottili, 
antenne e zampe molto lunghe e gracili, mandibole molto più sviluppate, 
labbro superiore ridotto, ecc., caratteri tutti che conferiscono all’ insetto 
. una facies eminentemente troglobia e profondamente modificata. 


66 | = G. BINAGHI 


Sta di fatto che la Simoni, comparativamente alle restanti specie del 
gruppo, presenta una forma molto più allungata e dei capo e del pronoto, 
con elitre più strette prive di fossette basali, fig. 22, zampe ed antenne pure 
più lunghe e più gracili. 11 pronoto presenta inoltre 6 setole lunghe e ro- 
buste che risaltano nettamente tra la pubescenza normale che riveste la su- 
perficie, fig. 18. La somma di questi caratteri denotano un adattamento a 
differenti condizioni ambientali. Inoltre l’edeago ha forma del tutto parti- 
colare che appare nella fig. 3 

Corologia : la specie è strettamente localizzata alla Forêt du Dom 
e ne ho esaminato una bellissima serie raccolta il 31.x11.1912 da Dodero. 
Nell’areale della Simon: si rinviene pure |’ Am. Abeillei. 


APPENDICE. 


Amaurops n. sp. — Nella collezione Dodero trovo conservato in un 
unico esemplare 2 una Amaurops raccolta dal Sig. Milo Burlini al Mon- 
tello. Considerando che una delle caratteristiche delle Am. è la localizza- 
zione delle varie specie ritengo con quasi assoluta certezza che l’esemplare 
in questione, data la sua provenienza, debba riferirsi ad una nuova specie 
ricollegabile al gruppo delle specie anoftalme che si estendono, come è noto, 
artiche in zone molto più orientali invadendo l’area di diffusione delle specie. 
oculate. In mancanza del 4 non ritengo opportuno denominarla non essen- 
do possibile in base alla sola 2 stabilire posizione ed affinità di questo 
nuovo elemento. 


Genova — Osservatorio per le malattie delle Piante. 


G. BINAGHI 


~ 


LE AMAUROPS SARDO-CORSE CON CATALOGO 
DELLE SPECIE ITALIANE ED ALPINE 


(Col. Pselaphidae) 


Nell’accingermi a redigere la revisione delle Amaurops Sardo-corse, mi 
è innanzi tutto doveroso rendere omaggio alla memoria dei Sig. Agostino 
Dodero, alla cui opera di abile raccoglitore e di studioso si debbono. par- 
ticolarmente nel campo della fauna coleotterologica ipogea sarda, una serie 
di reperti di notevole interesse tassonomico e zoogeografico, tanto che nel 
limitato campo delle Amaurops ben 3 specie, sulle 5 complessivamente rap- 
presentate nell’isola, vennero raccolte e descritte dall’entomologo genovese 

Rielaborando il materiale, in gran parte conservato nella sua en 
constato. che analogamente a quanto venne riscontrato per le specie con- 
tinentali, già oggetto di studio in miei precedenti lavori, anche nei con- 
fronti delle specie Sardo-corse, nonostante la ristrettezza del territorio con- 
siderato, non si assiste alla frammentazione di un unico tipo ma bensì alla 
sopravvivenza di vari tipi filetici, aventi però in comune, ad eccezione della 
Am. aculeata Dod. (fig. 1), le carene frontali variamente denticolate, pecu- 
liarità che può essere elevata a carattere delle ge appartenenti alla fauna 
della Corsica e della Sardegna. 

Nel porre a confronto 1 vari tipi di denticolazione delle carene frontali 
che si riscontrano nelle specie in oggetto, appare con evidenza come esse 
passino per una sucessione regressiva di forme da un tipo costituito da 
denticolazioni laminari ad apice troncato (Am. sardoa Saul., fig. 2, specie 
vastamente diffusa nell’ isola) e che interpreto come primitivo, meno adatto 
cioè al mezzo ipogeo proprio a questi Pselafidi, ad una denticolazione co- 
stituita, nelle specie localizzate, o da spinule lunghe, fine ed erette (Am. 
denticulata Dod., fig. 3) o brevi e triangolari (Am. longipes Dod., fig. 4). 
Le denticolazioni raggiungono infine gli estremi della regressione nelle 
specie corse (Am. corsica Saul. e Kozigrowicsi Saul.) modificandosi e ri- 
ducendosi di numero e di lunghezza, figg. 5 e 6. Allontanandoci dai ter- 
reni insulari, supposto centro di dispersione delle specie anoftalme di tipo 
tirrenico, le carenule frontali nelle specie delle regioni continentali italiane 
e provenzali risultano integre ad eccezione di alcune forme di Am. exarata 
(exarata s. str., ssp. intermedia Binaghi e ssp. picena Binaghi) ove perman- 
gono, nel tratto centrale della carena, vestigia del carattere paleogenico. 

Considerando la configurazione oroidrografica della Sardegna, costi- 
tuita come da un mosaico di piccoli massicci più o meno isolati tettonica- 
mente da depressioni o solchi alluvionali, la varia natura delle rocce costi- 
tuenti e la ben nota antichità geologica dell’ isola, relitto, come la Corsica, 
di più vasta terra emersa, viene dato di attribuire a tali cause la ricca rap- 
presentanza e la stretta localizzazione di. una numerosa serie di elementi 


68 | | G. BINAGHI 


ipogei a caratteri paleogenici ben definiti, come nel caso, che qui assurge 
a tipico esempio, delle Amaurops, relitti di una fauna a tipo tirrenico ad- 
densatasi nell’ isola come in una zona di rifugio. | 

Il concetto che la Sardegna rappresenti in un primo tempo l’area di 
rifugio delle specie di tipo tirrenico anoftalmo, ed in un secondo tempo il 
centro di dispersione del gruppo, viene anche avvalorato da elementi geo- 
grafici, considerando che 1’ isola ospita, comparativamente a quanto si os- 
serva in altre regioni, il maggior numero di specie (5 specie molto ben dif- 
ferenziate e 2 varietà) distribuite in un’area relativamente ristretta limitata 
ad una fascia trasversale decorrente rispettivamente a Nord e a Sud del 
40° parallelo, estesa grosso modo da Banari a Mogoro, fatto questo non 
isolato ma che trova riscontro nelle Reicheia, Carabidi tipicamente ipogei, 
rappresentati in Sardegna da ben 12 specie a contrapposto delle 4 note per 
la penisola italiana e che già venne invocato dall’Holdhaus per avvalorare 
la supposizione che la Sardegna rappresenti il centro di dispersione delle 
Reicheia di tipo anoftalmo (Typhloreicheia). | 

Fatta astrazione dei caratteri delle carene frontali, pure le peculiarità 
degli edeagi rafforzano la supposizione che la Sardegna rappresenti il cen- 
tro di dispersione delle specie, considerando che in essa si trovano rappre- 
sentati tanto 1 tipi arcaici privi di ligula (sardoa, corsica, Koziorowiczi, 
figg. 36, 39, 41), quanto quelli che ne sono provvisti (aculeata, fig. 35) oltre 
ancora ad un tipo più complesso dotato di un sacco interno con evidenti 
produzioni sclerificate (denticulata, fig. 37) per raggiungere infine l’ecce- 
zionale struttura che presenta l’edeago della longipes, fig. 38, ove il sacco 
interno è libero permanentemente estroflesso e rigido e costituisce una pro- 
‘pagine a sè solo inserita dorsalmente al bulbo dell’edeago, similmente a 
quanto si riscontra, per un carattere di convergenza, nelle Zoufalia della 
penisola balcanica, fig. 43, sottogenere che comprende specie rudimental- 
mente oculate, riferite ad un gruppo. orientale ed altrimenti differenziate. 

Dal punto di vista della natura dei terreni su cui sono distribuite le 
Amaurops sardo-corse constato che in Corsica prevalgono sui terreni gra- 
nitici costituenti l’ impalcatura erciniana dell’ isola; in Sardegna le specie 
vivono sui basalti a Macomer (M.te S. Antonio e M.te Ferru) e a Dorgali, 
sui sedimenti eocenici a Mogoro e Isili e sugli schisti cristallini ad Aritzo, 
senza denotare quindi una predilezione o particolari vincoli alla natura del 
terreno. 


Agli effetti tassonomici la presente revisione oltre al riconoscere affinità 
e divergenze delle specie sarde, distingue nettamente due specie di Amaurops 
per la Corsica e precisamente la corsica Saul. e la Koziorowiczi Saul., con- 
trariamente all’opinione di S. C. Deville e del Dodero. 

Come risulta dalla seguente. tabella, le 6 specie Sardo-corse sino ad 
ora note, sono nettamente distinte e facilmente riconoscibili anche al solo 
esame dei loro caratteri esterni. Le differenziazioni interspecifiche vengono 
inoltre rafforzate dalle peculiarità degli edeagi, tanto che la determinazione 
delle specie può essere resa di gran lunga più agevole al semplice confronto 
delle figure che rappresento nel testo. Contrariamente a quanto rilevai per 
le Amaurops della catena alpina, il torace e l'addome, nelle specie sardo- 
corse, non presentano, tra specie e specie, particolari caratteri diagnostici. 


AMAUROPS SARDO - CORSE 69 


TABELLA DI DETERMINAZIONE DELLE AMAUROPS SARDO-CORSE 


à Lati dei capo con due evidenti carenule laminari non denticolate, una 
sopra-antennale, l’altra più interna, frontale, fig. 1. Spinule oculari 
insolitamente grandi ed aguzze, nettamente dirette obliquamente in 
avanti, fig. 9. Antenne lunghe, fig. 30, zampe gracili, fig. 26. Carenule 
mediane del primo urotergite visibile distanziate di 14 della larghezza 
dell’urite, fig. 16. Edeago voluminoso con ligula di forma lungamente 


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Carenule frontali di: fig. 1 Am. aculeata Dod., fig. 2 sardoa Saul., fig. 3 denticulata 
Dod., fig. 4 longipes Dod., fig. 5 corsica Saul., fig. 6 Koziorowiczi ssp. Revelierei, fig, 7 exarata 
Bdi, fig. 8 Diecki Saul. — Spinule oculari e guance di: fig. 9 Am. aculeata, fig. 10 sardoa 
(M.te S. Antonio), fig. 11 denticulata, fig. 12 longipes, fig. 13 corsica (Oletta), fig. 14 Kozio- 
rowiczi ssp. Revelierei (Core. Vizzavona). — Primo urotergite visibile di: fig. 15 Am. longıpes, 
fig. 16 aculeata, fig. 17 sardoa (M.te S. Antonio), fig. 18 denticulata, fig. 19 corsica (Oletta), 
fig. 20 Koziorowiczi ssp. Revelierei (Vizzavona), fig. 21 Am. (Zoufalia) corcyrea (Corfù). — 
Pronoto di: fig. 22 corsica, fig. 23 Koziorowiczi, fig. 24 ssp. Revelierei (Vizzavona). — Ultimo 
urosternite visibile di: fig. 25 Am. denticulata a. — Zampe intermedie dei da di: fig. 26 
aculeata, fig. 27 longipes, fig. 28 sardoa, © 


subtriangolare, inserita sul lato sinistro dell’organo, porzione distale 
lungamente subogivale con una serie di minute setole impiantate la- 
teralmente nel tratto mediano destro, come da fig. 35 x 
| Sardegna: Dorgali aculeata Dodero 
— Carenule sopra-antennali e frontali contigue, la carenula laterale della 
fronte denticolatà: 0 verenglate Tee, mac er eo a wk a ee 


10 G. BINAGHI 


2. Antenne lunghe con articoli intermedii, specialmente il 5° ed il 7°, più 
lunghi ed in proporzione più stretti, figg. DO, 34, ae ees oculari 
robuste ed dppuntite, Age. rote . ~~. 233 

— Antenne relativamente brevi con articoli edi specialmente 11 
57 ed il 7°, più certi ed in proporzione più larghi, figg. 43, 34° Spinple- 
ur piccole ed ottuse a base in proporzione più larga, figg. 13, 14. 6 


3. Carenule mediane del primo urotergite visibile distanziate tra loro al 
. massimo di 1/3 della larghezza del segmento, figg. 17-20. Anche delle. 
zampe mediante del 3 inermi, fig. 26: >. 4 
— Carenule mediane del primo urotergite visibile dite + id di 
un poco meno della metà della larghezza del segmento, fig. 15. Anche 
delle zampe mediane del 4 dotate al lato interno di un breve ed acuto 
dle a... ie nenn 


4. Carenule laterali delta fronte formate da una serie di 8-9 denticolazioni 
ordinariamente dilatate all’apice e subito troncate, fig. 2. Antenne, 
fig. 32. Femori intermedii del 4 con un breve dente ottuso situato 
alla metà del margine posteriore, fig. 28. Spinule oculari, fig. 10. Ca- 
renule mediane del primo urotergite distanziate di un poco meno di 
14 della larghezza del. segmento, fossette intermedie confluenti con 
brevi setole disposte a raggiera, fig. 17. Edeago relativamente piccolo, 
senza ligula, porzione distale subogivale, con una serie di brevi se- 
tole allineate subapicalmente al margine destro, altre 3-4 setole im- 
piantate pure subapicalmente in prossimità del margine sinistro, fig. 


39. Sardegna : Macomer; M.te Ferru, Isili. sardoa Saulcy 
| Capo più Stretto, guance più fortemente arrotondate, spinule 
oculari più piccole. — Banari. — var. microcephala Dodero 


Capo come nel tipo, carenule mediane del primo urotergite visi- — 

bile un poco più distanziate, cioè a dire di un poco più di 1/3 
della maggiore larghezza del tergite. — Aritzo. 

var. aritzensis Dodero 
— Carenule laterali della fronte costituite da una serie di lunghe, sottili 
ed acute denticolazioni, inclinate all’ indietro, fig. 3. Femori inermi 
nei due sessi. Spinule oculari robuste ad apice leggermente rivolto al- 
l’ indietro, guance fortemente arrotondate, fig. 11. Antenne relativa- 
mente lunghe ad articoli intermedii ispessiti, fig. 31. Primo urotergite 

fortemente trasversale, subtrapezoidale, con carenule mediane distan- — 
ziate di 1/3 della maggiore larghezza dell’urite, fossette basali me- 
diane, incluse tra le carenule, ben circoscritte e separate, fig. 18. Ul- 
timo urosternite visibile nel 4 dotato medialmente di una lunga im- 
pressione delimitata ai lati da una serie di setole, margine distale con 
una profonda incisione mediana, fig. 25. Edeago voluminoso, tozzo, 
con due ciuffi di setole impiantati ventralmente sulla porzione distale, 


> 


Antenne di: fig. 29 Am. longipes (Macomer), fig. 30 aculeata (Dorgali), fig. 31 denti- 
culata (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 32 sardoa (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 33 corsica 
(Porto Vecchio), fig. 34 Koziorowiczi ssp. Revelierei (Core. Vizzavona). — Edeagi di: fig. 35 
aculeata, fig. 36 sardoa (Macomer, M.te S. Antonio), fig. 37 denticulata, fig. 38 longipes, 
fieg. 39a, 39b corsica (Oletta), fig. 39c corsica (Porto. Vecchio), figg. 40a, Mb corsica ssp. 
ancestralis (Sardegna), fig. 41 Koziorowiczi (Corsica, ex Sauley), figg. 42a, 42b Koziorow. 
ssp. Revelierei (Cors. Vizzavona) — G. Binaghi del. ' 


AMAUROPS SARDO - CORSE 


71 


G. BINAGHI 


sacco interno provvisto di 2 produzioni falciformi sovrapposte al- 
Papice e fortemente sclerificate, fig. 37. — Sardegna: M.te S. Antonio 
presso Macomer. _ | denticulata Dodero 


Insetto slanciato. Antenne e zampe gracili e molto lunghe, fieg. 29 € 
27. Carenule laterali della fronte costituite da una serie di 8-9 denti- 
colazioni a forma di triangolo equilatero, fig. 4. Spinule oculari me- 
diocri, prominenti, piuttosto sottili, guance allungate e poco arcuate, 
fig. 12. Ultimo urosternite visibile nel 4 con una larga e profonda 
smarginatura mediana. Edeago di eccezionale costruzione con sacco 
interno permanentemente estroflesso, libero e rigido, lesiniforme, al- 
tre parti foggiate come da fig. 38. oo Sardegna : Macomer. 
longipes Dodero 


. Antenne un poco più lunghe con articoli intermedii più stretti, il 5° 
ed il 7° lunghi esattamente il doppio della loro maggiore larghezza, 
fig. 33. Pronoto più largo a lati più rotondeggianti, medialmente per- 
corso da un solco profondo. carene laterali al solco assai prominenti, 
fig. 22. Carenule mediane del primo urotergite visibile più ravvicina- 
te, distanziate tra loro di un poco meno di % la larghezza totale del- 
l’urite, fossette mediane confluenti, fig. 19. Porzione distale del- 
l’edeago costituita da due lamine, la sinistra ad apice integro; la destra 
porta alla base setole variamente disposte, figg. 39 a, 39 0, 39 ¢. — 
Corsica: Oletta, Omessa, Porto Vecchio, Foresta dell’Ospedale. 
corsica Saulcy 


Lamina apicale sinistra dell’edeago assai più lunga che nel 
tipo ad apice profondamente inciso, lamina apicale destra assai più 
allungata e più esile ad apice ripiegato all’ indietro; chetotassi 
della porzione distale dell’edeago come da figg. 40 a, 40 b. — Sar- 
degna: Mogoro. ssp. ancestralis n. 


Antenne più brevi con articoli nennedii più piccoli e più ispessiti, 
il 5° ed il 7° lunghi solo una volta ed un terzo la loro maggiore lar- 
ghezza, fig. 34. Pronoto più allungato, di forma generale meno ro- 
tondeggiante, percorso medialmente da un solco assai meno profon- 
do, fig. 23. Carenule mediane del primo urotergite visibile assai più 
lontane, distanziate di un poco più di 1/3 la maggiore larghezza del 
segmento, fossette mediane nettamente separate, fig. 20. Edeago di 
forma ben caratteristica, porzione distale uniforme, apicalmente do- 
tata di una piccola lamina membranosa a forma di becco, lati prov- 
visti medialmente di due setole pari, fig. 41. — Corsica: Calvi. 
. Koziorowiczi Saulcy 


Pronoto ancora più allungato che nel tipo con solco media- 
no e carenule laterali meno evidenti, fig. 24. Edeago con lamina 
membranosa apicale più sviluppata, setole mediane impiantate più ‘ 
prossimalmente, forma generale della porzione distale, più snella. 
e più sottile, figg. 42 a, 42 b. — Corsica: Quenza. Foce di Vizza- 
vona, foresta dell'Ospedale. ssp. Revelierei Saulcy 


Le 


AMAUROPS SARDO - CORSE. © - 73 


Amaurops aculeata 


Dedero, Ann, Mis Civ. St. Nat. Genova, Ser. 3, vol; VIII (XLVII), toto, p, 185. 
Tipo: Dorgali (Sardegna). — DE | 
Lunghezza: mm. 2,42 - 2,68. Edeago: fig. 35. 4 


La serie tipica, conservata nella collezione Dodero, è costituita da 4 es. 
etichettati: Dorgali, v.ıgıo. Specie rara e strettamente localizzata. 


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Diffusrone delle Hmaurops Sardo-Corse 
Ww sardoa Saul F aculeata Doe. 

far. var. atctzenss Doa © -corstca Sault. 

D  mecrocephala Dod. die Sip. ancestrali Mn 
| odentculala Ded. W Kozıovewicrı Saul. 
æ longpes Dod. M sop Rewe lietet Saul 


Amaurops longipes 


Dodero a aa IE 
Tipo: Macomer (Sardegna). 
Lunghezza: mm, 2,42- 2,59. Edeago: fig. 38. 


Dodero segnala come eccezionale carattere della specie la presenza di 4 
fossette alla base del primo urotergite visibile, 2 fossette situate tra le ca- 
renule mediane ed altre 2, disposte una per lato, all’esterno di queste, a 
contrapposto di quanto si osserva presso' le altre specie di Amaurops s. str. 
ove, a detta del predetto Autore; le fossette sono ridotte a 3. L’esame mi- 
croscopico delle numerose specie italiane rivela invece che il carattere non 
è affatto peculiare alla longipes, ma comune a molte altre specie, come, 
limitando l’enumerazione alle forme sardo-corse, alla denticulata ed alla 


74 : | G. BINAGHI 


Koziorowiczi (figg. 18 e 20), nelle quali esso appare con maggiore evidenza 
di quanto non risulti-nella longipes. Ho potuto inoltre constatare che anche - 
quando la fossetta mediana, compresa tra le carenule del tergite, appare 
unica, essa, all'esame microscopico, rivela indiscutibilmente la sua genesi, 
risultando costituita dalla confluenza di due fossette nettamente individua- 
bili tra la pubescenza che riveste il lato interno delle carenule, come appare 
nella sardoa e nella corsica (figg. 17 © 19), carattere questo che si riscontra. 
anche nelle specie continentali come p. e. nella Pirazzolit. Nelle Zoufalia e 
nelle Bergrothia per contro tale porzione del tergite è nettamente modifi- 
cata mancando tanto le carenule mediane quanto le fossette, come appare 
nella fig, 21 | | 

- La serie tipica e costitiita da ıres..di Macomer 19. IV. 1909 è 12.XI.1909. 
e da 3 es. del M.te.S. Antonio presso Macomer 9.x1.1909 legit Dodero. 


: | Amaurops denticulata 


Doe 105. foc}, 183. 
Tipo: Sardegna, luna (M.te S. Antonio), «, 
Lunghezza : mm, 2,28- 2,50. Edeago: fig. 37. 


Distinta dalle congeneri specie sardo-corse oltre che per i caratteri 
esposti in tabella, per la forma generale del corpo assai più robusto e pa- 
rallelo con zampe brevi e relativamente tozze. La serie tipica, conservata 
nella collezione Dodero, è costituita da 5 es. etichettati: Macomer, M.te 
S. Antonio 9.X1.1909 e 19.1v.1909 leg. Dodero, ove: vive frammista alle 
Am. sardoa e longipes. Dodero la segnala ancora per Bortigali, località sita 
un poco più ad oriente di Macomer. 


| | Amaurops sardoa 
Sauley,. Spec. B2 Di; 

Tipo: Sardegna. 

Lunghezza : mm. 2,28 -2,50. Edeago: hg. 36, 

E’ la specie più vastamente diffusa nelle regioni montane della Sarde- 
gna centrale. Nella collezione Dodero essa è rappresentata nelle seguenti 
località :. Macomer, . M.te S. Antonio 30.1v.1908 leg. Dodero, Campeda- 
24.1X.1903 leg. Dodero, M.te Ferru 2.v.1891 leg. Dodero‘e 1x leg. U: Lostia, 
Isili x1.1892. 


var. microcephala 
Dodéeto,- Lit, puts 


Tipo: Sardegna, Banari. 


x 


Forma locale, la serie tipica è etichettata: Banari 10.v.1908 leg. I. De- 
rosas e 16.x1.1909 leg. A. Dodero. L’edeago, eccettuata qualche lieve mo- 
dificazione di poce conto, è in tutto simile a quello del tipo della specie. 


var. aritzensis 


Dodero,” Le, D. 184. a 
Tipo: Sardegna, Aritzo. i 


Forma locale di poco conto: la serie tipica è etichettata: Aritzo 
1/10.v1.1910 leg. A. Dodero. 


AMAUROPS SARDO - CORSE | a 


Amaurops corsica 


Saule vy, Spec, 1 1874, Di 114, 
Tipo: Corsica. 
Lunghezza: mm, 2,20 - 2, 28. Edeago : figs 304, 390, 39€, 


Saulcy non dà per la specie una indicazione di località più precisa e ri- 
stretta ma dice testualmente: « Habite la Corse, où il a été découvert par 
Raymond et M. E. Revelitre a © Deville nel suo « Catalogue critique 
des Coléoptères de la Corse », Rev. Ent. Caen, 1906-1914, a p. 141 la se- 
gnala per Cheralba nella foresta dell’ Ospedale (Dieck) e Omessa.: Nella col- 
lezione Dodero trovo la specie rappresentata ancora di Oletta (1 ¢) e di 
Porto Vecchio (1 4); in quest’ultimo esemplare l’edeago presenta una forma 
di passaggio alla ssp. ancestralis della Sardegna, fig. 39 c. S. C. Deville, 
oltre all’abituale biotopo lapidicolo della specie, dice che si rinviene pure a 
volte tra 1 muschi.. 


ssp. ancestralis n. 


Tipo: Sardegna (località non precisata). 
Lunghezza : mm. 2,02 - 2,06. Edeago : figg. 40.4; 40 D. 


I caratteri dell’edeago, già segnalati in tabella, e la statura. minore, 
inducono ad istituire per la popolazione sarda una razza distinta dalla forma 
tipica della Corsica. Il 4 porta nel cartellino |’ indicazione non meglio pre- 
cisata « Sardegna, R. Schaufuss » la 9 è etichettata Sard. Mogoro xn.1889 
leg. U. Lostia, località situata nella zona centro meridionale dell’ isola. 


Amaurops Koziorowiczi 


Saulcy, Pet. nouv. entomol. 1875, p. 539. 
Tipo: Corsica (Calvi). 
Lunghezza : mm. 1,98. Edeago : Be OAT, 


Saulcy, nelle brevissime descrizioni originali della Koziorowiczi e della 
Revelierei, considera queste due forme come specie distinte dalla sua corsica; 
esse vennero successivamente da alcuni autori declassate al rango di sem- 
plici varietà della corsica. Le notevoli profonde modificazioni, apprezzabi ili 
tanto nei caratteri esterni quanto negli edeagi, mi inducono ora a separare 
specificamente la Koziorowiczi dalla corsica e di riallacciare alla prima, come 
razza distinta la Revelierei, razza che sostituisce la forma tipica, propria 
ai territori settentrionali dell’ isola, nelle regioni montuose del centro e del 
meridione. I caratteri che inducono a tale nuova interpretazione si riscon- 
trano con tutta evidenza specialmente negli edeagi, rappresentati nelle figg. 
41, 420, 42 b. Riferisco alla forma tipica 2 4 4 della collezione Dodero 
portanti l’uno la dicitura « Amaurops Koziorowiczi ex Saulcy, Corse » e 
l’altro, in tutto identico al primo, « Corse - Koziorowiczi ». Saylcy nella 
descrizione originale, istituisce la specie in base ad esemplari provenienti 
. da Calvi. 


ssp. Revelierei 


Saulcy, k€ DO 40: | 
Tipo: Corsica (Quenza e foresta dell’Uspedale secondo S. C. Deville). 
Edeago : figg. 42 a, 42 b. 


76 | | x G. BINAGHI 


an diffusa nelle regioni montuose. centrali e meridionali dell’ isola, 
nota della Foce di Vizzavona, ove deve essere comune. S. C. Deville in 
« Cat. crit. d. Coléop. d. Corse », P. 522, precisa che la specie venne de- 
| scritta in base ad esemplari provenienti da ‚Quenza e dalla foresta an 
dale. 

L’attuale studio conclude la revisione delle specie appartenenti alla fau- 
na italiana ed alpina, in maggior parte compiuta col diretto esame dei tipi 
o dei topotipi delle specie conosciute. Per esaurire la revisione del genere 
restano ora da analizzare le specie diffuse nella penisola balcanica e nel 
_ Caucaso, ma il poco materiale che ho a disposizione non mi permette di 
intrapprenderne uno studio che possa approdare a proficui risultati. 

Nella considerazione che uno degli scopi prefissi era lo stabilire le affi- 
nità filetiche delle specie di questo genere così ricco di forme, e così vasta- 
mente distribuito, ritengo utile a guisa di conclusione ricapitolarne in ca- 
talogo i risultati conseguiti, radunando in gruppi le specie affini. A ter- 
mine dei dati geonemici segno per ogni specie, tra parentisi quadrate, il 
riferimento delle figure degli edeagi illustrati in questo volume o in prece- 
denti pubblicazioni della Società, indicando l’anno di pubblicazione e la 
pagina della descrizione della specie. 


| CATALOGO DELLE AMAUROPS ITALIANE ED ALPINE 


Pinkeri Ganglb. — Bresciano (M. Guglielmo, Campolaro) Alp. trid. (Giud.: V. Sorino) # 
[Mem. 1945, p. 55, figg. 26a, 26b]. | 


Pirazzolii Saulcy — Alp. Penn. (Oropa, V. Sesia, V. d’ Ossola, M. Mottarone) [Mem. 
1945, p. 55, figg. 25]. 


B 
+ * 


aculeata Dodero + Sard. (Dorgali) [h. o. p. 73, fig. 35]. 


sardoa Saulcy — Sard. (Macomer, M.te Ferru, Isili) [h. o. p. 74, fig. 36]. 
var. microcephala Dodero — Sard. sett. (Banari) [h. o. .p. 70]. 
var. aritzensis Dodero — Sard. (Aritzo) [h. o. p. 70}. 


denticulata Dodero — Sard. (Macomer, Bortigali) [h. o. p. 74, fig. 37]. 


longipes Dodero — Sard. (Macomer) [h. o. p. 79, fig. 38]. 


corsica Saulcy — Cors. (Oleita, Omessa, Porto Vecchio, foresta Ospedale) [h. o. p. 75, 
fig. 39a-c]. 
ssp. ancestralis Binaghi — Sard. (Mogoro) [h. o. p. 75, figg. 40 a e Db]. 


Kozicrowiczi Saulcy — Cors. (Calvi) [h.o. p. 75, fig. 41]. 
ssp. Revelierei Saulcy — Cors. (Quenza, Foresta Ospedale, Foce di Vizzavona) 
[h. o. p. 75, figg. 42a e bj. 
DE) 
Aubei Fairm. — Sic. (Messina? Ficuzza) [Mem. 1944, p. 50, figg. 12a e bl. 
var. monstruosipes Dodero — Sic. (Ficuzza) [l.c. p. 52, figg. 13a e bj. 
ssp. Agostini Binaghi — Sic. (Castelbuono) [l. c. p. 52, figg. 14]. 


AMAUROPS SARDO - CORSE #35 77 


sulcatula Dodero — Sic. (Trapani M.te S. Giuliano) [I. c. p. 53, fig. 15]. 
ssp. confusa Binaghi — Sic. (Ficuzza) [I. c. p. 54, figg. 16a e bj. 
ab. pseudosulcatula Binaghi — Sic. (Ficuzza) [l. c. p. 54]. 
. . | ; 
Luigionii Raffray — Laz. (Filettino) [Boll. 1943, p. 123, figg. 1, 2]. 
' exarata Baudi — Abr. (Gran Sasso, Terminillo) [l. c. p. 124, figg. 5, 6]. 
ssp. intermedia Binaghi — Mar. (M.te dei Fiori) [I. c. p. 124, figg. 7, 8]. 
ssp. picena Binaghi — (M.ti Sibillini, M. Cucco) [!. c. p. 125, figg. 9, 10]. 
ssp. tiberina Binaghi — App. Tosco-Umb.-March. (Alpe della Luna, P. S. Stefano, 
M.te Nerone) [l. c. p. 126, figg. 11, 12]. 
| ssp. Doderoi Binaghi — Tosc. (Arcidosso) [l. c. p. 127, figg. 13, 14]. 


ssp. romana Raîfray — Laz. (M.ti Albani, M.te Cimino) [l. c. p. 127, figg. 15, 16]. - 


ssp. brevicarinata Raffray -— Laz. (Filettino) [I. c. p. 128, figg. 17, 18]. 
ab. atropidera Raffray — Laz. (Filettino) [l. c. p. 128]. 
ssp. Solarii Binaghi — CARD (M.te Sacro) Il. c. p. 129) fige. 19, ae 


* 
Fiori Holdh — - App. Tosco-Em. (dal M.te Cimone al Porrettano) Ten 1944, p. 39 
_figg. la e bf. i 
dentibasis Dodero — Alp. Ap. (Camajore, Forno Volasco, Stazzema, Pietrosciana, 


Lucchese) [I. c. p. 40, figg. 2a e bj. 
ssp. troglodytes Binaghi — Alp. Ap. (Foce di Mosceta) [I. c. p. 40, figg. 3a e b]. 
Diecki Saulcy — Tosc. (Vallombrosa, Camaldoli, Badia a Prataglia, M.te Verna). 
[l. c. p. 42, figg. 4a e bj]. 
ssp. Andreinii Binaghi — App. Tosco-Umb. (Sorg.ti Tevere, Alpe della Luna, 
S. Veriano) [l. c. p. 43, figg. 5a e bj. RS 
ssp. Trossarellii Binaghi — App. Tosco-Umb. (Bocca Trabaria, Lippiano) [l. c. 
p. 43, figo. Ta e bj. 
ssp. florentina Dodero — Tosc. (Firenze. Pratolino, M.te Calvana, M.te signo: 
‘ Ronta) [l. c. p. 44, figg. 8a e bj. 
ssp. senensis Baudi — Tosc. (Montagnola Senese) [l. c. p. 44]. 
ssp. Moczarskii Holdh. — Is. d’ Elba [l. c. p. 45, figg. 9a e bj. 
Abeillei Saulcy — Provenza (Bocche del Rodano, Marsiglia) [Mem. 1945, p. 62, 
figg. 30a e Dj. i 
Fagniezi S. C. Deville — Drôme (Lus-La-Croix-Haute, Ombléze) [I. c. p. 64, fig. 34]. 
varensis Binaghi — Provenza (Nizza, Magagnosc) [l. c. p. 63, fig. 32]. 
dubia Binaghi — Provenza, Esterel. (Frejus) [I. c. p. 63, fig. 33]. 
gallica Delarouz. — Provenza, Esterel. (Frejus, S. Raphael) [l.c. p. 64, fig. 35a e bl. 
Simoni S.-C. Deville — Provenza (Forêt du Dom presso Bormes) fl. c. p. 64, fig. 36]. 
* 
alpina Dodero — Alp. Coz. (Alta valle del Sangone, Coazze) [l. c. p. 58, fig. 28]. 
ssp. vesulana Binaghi — M. Viso (Crissolo) [l. c. p. 59, fig. 29]. 
* 
carinata Baudi — Alpi Graie (Valli dell’ Orco e. della Stura di Lanzo) [l. c. p. 56, 
figg. 27a e bj. 


Genova - Osservatorio per le malattie delle Piante, 20-3-1945. 


78 
FERDINANDO SOLARI. 


CURCULIONIDI NUOVI O POCO CONOSCIUTI 
DELLA FAUNA PALEARTICA 
XI 


Philopedon sericans n. sp. 


Fra le numerose descrizioni di forme di Philopedon Steph. non ne ho 
trovato alcuna. che caratterizzi. una specie, ch’ io eee nuova e che de- . 
nomino sericans. 

Il Ph. plag giatus si annovera fra le specie di Curculionidi che onto 
un buon numero di sinonimi; la sua variabilità invero è quasi senza limiti 
ed investe pressochè tutti i caratteri che, di solito, hanno valore per la di- 
stinzione delle specie, e forse a questa estrema variabilità del plagiatus è 
dovuto il fatto che è passata inosservata finora la forma, che ora descrivo 
come nuova. Fra i principali caratteri, ai quali gli Autori hanno attribuito 
un valore, si annoverano quello della striatura degli elitri, l’altro della lun- 
ghezza o meno del 2° articolo del funicolo ed infine quello riflettente lo svi- 
luppo e la forma del lobo esterno delle tibie anteriori (i). La variabilità 
della lunghezza del 2° articolo del funicolo non ha limiti-e salta sübito al- 
l’occhio, quando si ha a disposizione un materiale sufficiente, invece lascia 
a tutta’ prima incerti il carattere tratto dal decorso delle strie elitrali, le 
quali sono geminate nella forma tipica, mentre sono equidistanti nel vicinus 
Desbr., nel quale ultimo |’ interstria suturale è larga alla base quanto sul 
disco degli elitri, mentre nel plagiatus essa è visibilmente più stretta alla 
base che sul disco. Ma ho un esemplare, da Santander, che non può essere 
ascritto se non al plagiatus di forma tipica, nel quale 1’ interstria suturale 
ha la stessa struttura di quella del vicinus. 

Le setole delle interstrie sono notevolmente diverse nelle varie forme, 
ima esistono tutti i passaggi, che rendono nullo il valore delle differenze che 
esistono fra quelle estreme; nel plagiatus tipico, cosi pure nel parapleurus 
Marsh., le setole sono bianco- sericee, relativamente lunghe, numerose, di- 
sordinate, ispide sulla declività posteriore degli elitri; nel vicinus sono bru- 
ne, fortemente abbattute dappertutto, corte, relativamente scarse; nel se- 
ricans sono bianche, come nel plagiatus, un pochino più corte, sottilissime, 
meno abbondanti, fortemente abbattute, quasi quanto quelle del vicinus. 

La forma della clava varia assai; nel plagiatus tipico e nel parapleurus 
è brevemente ovale e quasi arrotondata all’estremità, nel vicinus è alquanto. 
più lunga, più stretta e visibilmente appuntita; nel sericans è larga quanto 
nel plagiatus, ma di solito notevolmente appuntita. La larghezza e la con- 
tormazione del pronoto varia nell’ambito di ogni singola forma. 


— ———_—_—_ 


(1) Desbrochers (Frelon XVI - 1908, p. 91) sostiene che vicinus è una specie buona « la 
forme n’étant pas globuleuse et celle dee tibias antérieure sans prolongement externe ». 
Dei sei esemplari della mia collezione due % 4 e due 9 9 hanno il normale lobo esterno, 
soltanto due 9 2 hanno le tibie conformate nel modo descritto dal prefato Autore, Ho 
un & del parapleurus nel quale la tibia sinistra ha una spina al lato esterno anzichè un 
lobo; ho una © nella quale le tibie sono arrotondate all'apice come nel tipico vicinus; ne 
deduco che caratteri tratti dalla conformazione delle tibie, nella parte distale, non hanno 
valore specifico. 


PHILOPEDON — 79 


= ; 
È - 3 | 


La colorazione delle squamule è pure variabile; nel plagiatus fe interstrie 
strette hanno quasi sempre una squamulazione pitt scura delle altre; nel 
parapleurus gli elitri sono coperti di squamule grigio-argentee pressochè 
unicolori; nel sericans le squamule in complesso sono chiare ed hanno spes- 
so dei riflessi iridescenti-sericei molto pronunziati; invece nel vicinus esse 
sono tutte di colore grigio-bruno. | 

Nel vicinus gli elitri sono più stretti che nel plagiatus e nel parapleurus 
di uguale statura; nel sericans essi sono costantemente meno convessi che 
nelle forme nominate e più larghi che nel plagiatus. 

Nel sericans lo scapo è quasi sempre molto infuscato nella parte clavata, 
mentre nelle altre forme in oggetto è di colore rossiccio, ma non devo ta- 
cere che ho un esemplare del plagiatus tipico, che ha lo stesso colorito. 

Nel sericans gli occhi sono fortemente sporgenti, subconici, negli altri 
. éssi sono più o meno convessi, ma giammai subconici; nella nuova specie 
inoltre il rostro è più lungo che largo alla base ed ha lati subparalleli, negli 
altri invece il rostro é visibilmente conico ed al massimo lungo quanto largo. 

Il tubo dell’edeago negli esemplari grandi del plagiatus si allarga leg- 
germente dalla base fin verso l’estremità della cavità ejaculatoria, poi si 
restringe conicamente fino all’apice, indi finisce in punta arrotondata; negli 
esemplari piccoli del plagiatus, del parapleurus e nel vicinus il tubo non 
presenta l’allargamento sopra descritto; nel sericans i lati del tubo sono as- 
solutamente paralleli, la parte laminare è un pochino più corta e finisce in 
punta subtroncato-arrotondata. | 

La struttura degli edeagi sopra descritta mi porta a concludere che le 
forme finora considerate costituiscono- soltanto due entità specifiche, sepa- 
rabili anche per la diversa struttura del rostro e degli occhi e per la dif- 
ferente convessità degli stessi, una largamente” diffusa in Europa, l’altra cir- 
coscritta al Marocco, la prima variabilissima, la nuova invece abbastanza 
costante nei suoi caratteri, a giudicarne dai sei esemplari che ne possiedo, 
5 8% ed ı 2, tutti catturati a Tangeri flieg. Vaca). | 

Ritengo che Ph. andalusicus Tourn. (1876) sia sinonimo di Ph. vicinus 
(1875), che sono della stessa provenienza (2): nella breve descrizione del 
primo, data dall’Autore, nulla contrasta il mio convincimento; non credo 
possibile che sericans possa essere sinonimo di maroccanus Tourn, (3) e di 
setarius Fairm. (4), ambedue provenienti dal Marocco, nè del tristis Stierl., 
della Spagna; secondo le descrizioni maroccanus deve avere gli articoli 

3°-7° del funicolo non trasversi, obconici; setarius deve avere setole uni- 
fe sulle interstrie, pronoto con punteggiatura molto forte, elitri pro- 
fondamente punteggiato- -striati ecc.; fristis deve avere occhi soltanto mo- 
deratamente prominenti, elitri profondamente punteggiato-striati, antenne 


(2) Tournier afferma che il Ph. andalusicus trovasi anche nel Marccco: ne dubito. 

(3) Il Dr. Flach nella tabella dei. Strophosomus (Best. Tab. d. eur. Coleopt. 62, p. 226) 
scrive che Strophosomus maroccanus, del quale ha visto il tipo nella. collezione v. Heyden, 
appartiene al genere Cneorhinus. Credo che l’autore di detta specie, non in: dicato dal Dr. 
Flach, sia Stierlin, non già Tournier, come risulterebbe invece dalla tabella IX del primo 
Autore (in Mitt. d. Schw. Ent. Ges. 1885, p. 102). Il Catalogo Winkler non elenca alcun 
Cneorhinus maroccanus e neppure uno Strophosomus maroccunus. To ho un esemplare di 
Attactogenus, ricevuto dal compianto barone Bonnaire col nome di Cneorhinus maroccanus 
Tournier, che proviene probabilmente dalla stessa fonte dell'esemplare tipo (o considerato 
tale) visto dal Dr. Flach. Esso risponde ai caratteri indicati aa Stierlin 0. ce.) ed alla de- 
scrizione del Cneorhinus Antoinei. Hustache. 

(4) Escalera (Col. Maruecos, p. 422) non ha visto alcun Philopedon del Marocco. 


80 


e 


PeSOLARI -: 


molto più n. PA, ea Dese deve differire già dal plagiatus perchè 
na occhi non prominenti; tuniseus Desbr. è un Leptolepyrus Desbr. | 
‚Per la distinzione delle forme discusse può valere la seguente tavola. 


I 


(2) 


Occhi molto sporgenti, subconici; rostro a lati 
subparalleli, un po’ più lungo che largo alla 
base. | 

Scapo molto oscurato nella parte claviforne; 2° articolo del funicolo | 
distintamente più lungo che largo, lungo quasi quanto gli articoli 


3° e 4° sommati, gli esterni fortemente trasversi, clava leggermente 


acuminata. ‘Elitri un po’ più larghi che nel plagiatus, meno con- 
vessi, strie leggermente ma nettamente geminate, |’ interstria sutu- 
rale evidentemente più stretta alla base che sul disco degli elitri, 
questi coperti di squamule che hanno riflessi sericei pronunziati e 
che di solito sono in prevalenza di colore argenteo; setole corte, 
molto sottili, molto abbattute, quasi invisibili anche sulla declività 
posteriore. Olotipo 4, allotipo 9 : Tangeri. | 
sericans n. Sp. 


Occht piü 0. meno convesst ma siammai subeo. 


nici; rostro visibilmente conico, al massimo lun- 
go quanto large, 


Clava brevemente ovale, non acuminata, un tantino più corta dei 


tre ultimi articoli del funicolo sommati; setole degli elitri semi-sol- 
levate, quasi ispide sulla declività posteriore, di colore bianco-sericeo ; 
Strie quasi sempre geminate. di 


Le interstrie strette hanno quasi sempre una squamulazione più scura 
delle altre, 2° articolo del funicolo di lunghezza variabile : . 
_plagiatus Schall. 


Elitri coperti di una squamulazione grigia pressochè unicolore, 2° 
articolo del funicolo di solito molto breve, poco più lungo del 3°: 
ab. parapleurus Marsh. 


Clava delle antenne ovale, fortemente acuminata, lunga almeno quan- 
to 1 tre ultimi articoli del funicolo sommati. Elitri provvisti di rade 
e brevi setole brune, abbattute anche sulla declività posteriore; strie 
non geminate e perciò tutte le interstrie sono di larghezza presso- 
che uguale; interstria suturale larga alla base quanto sul disco; squa- 
mulazione uniformemente di colore bruno-grigio: 
Var. vicinus Desbr. 


@ 


81. 


Dott. E. BERIO | 


REPERTI DI NUOVE NOCTUIDAE DELL’ AFRICA ORIENTALE 


L’ Istituto Nazionale di Entomologia di Roma mi affidò nel 1942 un 
lotto di nottue raccolte da Nicotra e da Ungemach per la determinazione; 
tra queste ho rinvenuto alcune novità delle quali faccio seguire le diagnosi. 
Mi è grato esprimere sentiti ringraziamenti al Prof. Zavattari e al conte 

Hartig per l’onorifico incarico. Il materiale che per ora si trova presso di 
me, verrà depositato presso l’ Istituto suddetto non appena possibile. 


AGROTINAE 


Uollega n. gen. (genot. er, ul. n. sp.). 


Vicino ad Adisura Moore. ~— 

Proboscide ben sviluppata; palpi corti porretti coperti di lunghi peli 
sottili; fronte coperta di lunghi peli sottili, con una protuberanza quadrata 
ruvida molto pronunciata, preceduta verso il vertice da due Do ne 
semilunari come in 7 ricraterifrontia Brio. 

Antenne della 2 biserrate. Torace senza creste, coperto interamente di 
folti, lunghi e soffici peli; addome coperto di peli corti e rigidi senza cresta; 
tibie anteriori senza spine nè uncini, medie senza spine. 

Ali ant. subtriangolari col termen diritto e non crenulato; posteriori col 
termen ondulato. La cell. delle Aa. nella 9 è coperta inferiormente di lun- 
ghi peli. Venatura normale. - 7 


U. Ungemachi n. sp. 


. Petto, palpi, sommità dei palpi, tegole, rosso vinosi; fronte, antenne, 
vertice, torace, giallo bruni. Ventre giallo bruno chiaro. Addome giallo 
bruno con anelli giallo crocei. Ali anteriori: costa e termen largamente roseo 
vinosi, al margine interno una sottile fascia dello stesso colore. Una larga 
fascia longitudinale nel centro dell’ala dalla radice alle ciglia, con ramifi- 
cazioni sottili sulle vene 3 e 4, giallo cremea, con due macchie nere cunei- 
formi superiormente, che lasciano tra loro una sottile linea del color del 
fondo. Sotto questa grande fascia, fino alla vena 1, un campo rosso. mat- 
tone; dalla 1 fino alla sottile fascia rosea marginale e una fascia limbale, 
l’ala è giallo bruna. Ali posteriori brune con ciglia giallastre variegate di 
roseo e bianco. Inferiormente ali brune, con le vene segnate di giallastro. 
Costa delle Aa. rosea, ciglia roseo mattone precedute da linea giallo ocrea, 
frangie ali post. giallo ocree e crocee. 

7 2 (Holotypus), Uollega, Galla Sidamo, Etiopia (Ungemach). 


Agrotis (Neosema) sesamioides Rebi. 2.6, 1 9 Mogadiscio (Nicotra). 


Tl genere Neosema di Rebel (Denk. Wiss. Akd. LXXI, p. 85, 1935) non 
ha caratteristiche proprie tali da staccarlo dal gen. Agrotis, e la specie si- 


82 | E. BERIO ~ 


=. 


nora nota, come quella che qui sotto viene descritta, hanno l'armatura ge- 
_ nitale simile a quelle del detto»genere, 


Potrà al massimo essere mantenuto come subgenere. 


Gaede (Seitz) lo ha collocato certo inavvertitamente tra le Hadeninae di 
cui non ha alcuna caratteristica. 


A. (Neosema) sesamioides Reb. ab. 9 obscura n. ab. 


La @ della f. tipica ha identica colorazione del 4 , e ne differisce per 
la statura poco superiore. Una 2 ha le ali ant. completamente colorate di 


bruno e propongo la designazione suddetta. 1 2 (Holotypus) Mogadiscio, 
Somalia (Nicotra). | ei 


Fig. 1: Agrotis (Neosema) sesamioides Reb. valva destra. 
Fig. 2: Agrotis (Neosema) Nicotrai Berio idem. 


A. (Neosema) Nicotrai Di Sp: 


é come sesamioides Reb. ne differisce per avere le ali anteriori com- 
pletamente bianche, quasi senza alcun segno, e nell’armatura genitale com'è 


facilmente rlemabile dalle figure comparative. 1 & (Holotypus) Mogadiscio, 
Ivy: Si (Nicotra). | 


ERASTRIINAE | 


Eublemma reninigra n. sp. 
Vicina a galacteoides Berio. 


4 Palpi, capo, torace, addome, ali giallo cremeo leggermente tinti di 
rosa, sei tacche nerastre piccole alla costa, reniforme allungata, strozzata 
al centro, interamente nera, linee trasversali cancellate. All’apice due segni 
nerastri formano un’ interrotta linea diagonale diretta verso la radice del- 
l’ala. Ali posteriori tinte di bruno nella parte distale. Inferiormente, un 
punto nero in chiusura di cell. sulle 4 ali, una linea postmediana nelle an- 
teriori e, su queste, apice oscurato. 4 (Holotypus) Mogadiscio (Nicotra). 


NOCTUIDAE DELL’ AFRICA ORIENTALE Ae 83 


Eublemma costivinata n. sp. 


& Capo, torace, addome, ali posteriori giallo ocreo chiari. 

Ali anteriori Disco cremeo con una macchia triangolare dello stesso co- 
lore all'apice prima della linea limbale. Quest’ultima è bianca preceduta da 
un'ombra giallo. verdastra, è rivolta in fuori dalla costa, poi in dentro alla 
vena 7, quindi in fuori per tornare in dentro alla 2 submediana, e di 
qui al margine. 

Inferiormente, le 4 ali sono bianche, le anteriori fortemente e le poste- 
riori poco macchiate di rosso vinoso e ‘giallo dorato. 

Distinguibile una linea mediana arcuata nelle 4 ali. Zampe e ventre 
bianchi. 1 & (Holotypus), Neghelli, 1441 m., Borana, Etiopia. (Nicotra). 


D. GUIGLIA 


DESCRIZIONE DI UN NUOVO ANCISTROCERUS 
DELLA SARDEGNA E NOTE PER UNA REVISIONE DELLE SPECIE 
DEL GRUPPO DEL "A. PARIETUM 


(Hymen. Eumenid.) _ 


Le specie del gruppo del parietum si presentano, come aspetto di in- 
sieme, assai simili fra di loro, per cui, da non pochi Autori, sono state 
considerate come seinplici forme cromatiche quelle che invece erano in 
realtà specie ben definite. — 

Fra i Vespidi della Sardegna da me studiati nel 1938 (1), avevo notato 
una specie di Ancistrocerus di questo gruppo, la cui determinazione mi 
lasciava alquanto incerta; specie che ritenevo affine ma distinta dal tripha- 
leratus Saussure. Nonostante che il Blüthgen mi avesse anche in seguito 
ripetutamente comunicato di non essere riuscito a trovare caratteri diffe- . 
renziali fra essa e la diagnosi originale del triphaleratus (2), pure rimasi 
assai dubiosa circa l’identità specifica delle due forme. Ulteriori e ripetute 
ricerche mi convinsero infine della novità della specie, ciò che in base alle 
mie osservazioni ed al materiale da me inviato ha confermato pure il Blü- 
thgen in una sua recente nota (3) e ciò che chiaramente appare dalla se- 
guente tabella (4). : 


TABELLA PER LA DETERMINAZIONE DEGLI ANCISTROCERUS 
DEL GRUPPO DEL PARIETUM (5). 


8:8 
- Solamente tre tergiti con fascia gialla ben definita al margine api- 
celo I 
— - Almeno quattro tergiti con fascia gialla al margine apicale. << 


2. - Clipeo (Fig. 1) con notevole depressione mediana sulla metà ante- 
riore, con smarginatura apicale profonda ed angoli anteriori acuti 

e carenati. Ultimo articolo delle antenne (Fig. 5) a lati convergenti 

fin dalla base e ad apice appuntito. Mesopleure con macchia gialla 
gazelloides mihi 


(1) D. Guiglia; a Canin alla conoscenza della fauna entomologica della Sardegna. 
— Hymenoptera - Scoliidae, Sapygidae, Vespidae, Sphecidae. Mem. Soc. Entom, Ital., XVII, 
1938, pag. 7. 

(2) H. Saussure. — Etud. Fam. Vespid., III, 1854-56, pag. 200. 

(3) P. Blüthgen. — Taxonomische und biologische Notizen über nude Marigohe Falten- 


wespen (Hym. Vespidae) - Stett. Ent. Zig. 104, 1943, pag. 155. 

(4) Ho dovuto purtroppo basare le mie osservazioni solamente su di una parte limitata 
di materiale poichè, per ovviare ai pericoli bellici, gran parte delle collezioni entomologiche 
del Museo di Genova sono state incassate e non sono consultabili. 
” (5) Ho preso in considerazione solamente le specie e il sesso che ho potuto esaminare 
e visu. 

(6) Blüthgen (1. c.) dice che il triphaleratus può presentare tre o quattro fascie gialle 
ai tergiti; questa specie è però descritta con tre sole fascie gialle. 


ANCISTROCERU S Si 85 


— - Clipeo (Fig. 4) regolarmente convesso, con lieve smarginatura api- 
cale e con angoli anteriori ottusi e privi di carena. Ultimo articolo 
delle antenne (Fig. 6) a lati subparalleli e ad apice tronco {a vista. 
dorsale-obliquamente troncato). Mesopleure.nere . <<... 

$ triphaleratus Saussure 

3. - Clipeo (Fig. 2) notevolmente concavo nel mezzo presso il margine 

anteriore, e con gli angoli anteriori divergenti e fortemente care- 
nati; margine posteriore con notevole sinuosità mediana. Macchia. 
gialla interantennale estesa fino al clipeo. Lati del segmento me- 
diano più o meno estesamente macchiati di giallo LAI 

| | remmacula Lepeletier 


Clipeo di: fig. 1 A. gazelloides, fig. 2 A. renimacula, fig. 3 A. parietum, fig. 4 A. tripha- 
leratus. — Articoli apicali delle antenne (visti di profilo e di faccia) dei maschi di: fig. 5 
A. gazelloides, fig. 6 A. triphaleratus, — Antenne delle femmine di: fig. 7 A. claripennis,. 
fig. 8 A. parietum. 


— - Clipeo (Fig. 3) con leggera depressione presso il margine anteriore; 
angoli anteriori paralleli e leggermente carenati; margine posteriore 
troncato diritto, o al più con leggerissima sinuosità mediana. Mac- 
chia gialla interantennale mon estesa fino al clipeo. Lati del seg- 
mento mediano neri . ia e et, De ann. 


os 


u - Solamente tre tergiti con fascia gialla ben definita al margine apicale 
| gazelloides miht 


— - Almeno quattro tergiti con fascia gialla al margine apicale .. . 2 


2. - Tempie rigonfie. Torace con colorazione gialla sensibilmente estesa; 
lati del segmento mediano con grande macchia gialla. Pubescenza 


86 i 3 | D. GUIGLIA 


dell’addome assai scarsa e brevissima; secondo tergite del tutto 
“D Quasi privo di pel... SS aemaciia Lepeicmer 


— - Tempie non rigonfie. Torace con colorazione gialla in generale meno 
estesa; lati del segmento mediano neri, solo eccezionalmente con 
lievi traccie gialle (D. Pubescenza dell’addome sensibilmente lunga 
ed abbondante; secondo tergite con fitti peli biancastri diretti all’in- 
ren 


3..- Ali anteriori. con la cellula radiale non o appena lievissimamente 
infoscata, nel resto ialina o subialina. Antenne (fig. 7) tozze con gli 
articoli apicali notevolmente ingrossati . . claripennis Thomson 


— - Ali anteriori con la cellula radiale bruna; nel resto più o meno info- 
scate. Antenne (Fig. 8) snelle con gli articoli apicali leggermente 
Dep... D nn + Done Lino 


-Ancistrocerus parietum Linn. 


ba colorazione del parietum è piuttosto incostante; il clipeo della 
femmina varia dal giallo con striscia o macchia nera mediana, di forma 
ed estensione variabile, al nero con due grandi macchie gialle laterali. sulla. 
meta posteriore: Il giallo del pronoto può presentarsi più o meno esteso 
ed il postscutello può essere o completamente giallo o completamente nero. 
Le mesopleure sono macchiate di giallo, solo in un maschio (2) sono nere. I 
lati del segmento mediano sono neri, solamente in una femmina di Ge- 
nova ho notato due piccole macchiette gialle. Sull’ addome le fascie al 
margine apicale dei tergiti possono essere quattro o cinque nella fem- 
mina, sei nel maschio; il sesto tergite (nella 2) presenta, non di rado una 
. macchia gialla mediana più o meno grande. In questa specie, come nelle 
altre del gruppo, la smarginatura della fascia gialla del I tergite è variabile 
sia come ampiezza che come forma, | 

Blüthgen (l. c.) distingue il parietum per il contorno della carena 
trasversale del I tergite (visto davanti) rientrato nel mezzo in un angolo 
ottuso abbastanza largo. Però da quanto ho potuto constatare, tale smar- 
ginatura, in questa come nelle altre specie, non si mantiene costante, l’an- 
golo può mostrarsi cioè più o meno ampio fino a divenire del tutto o quasi 
impercettibile. Blüthgen (1. c.) dice inoltre come la femmina del parietum 
si distingua pure per gli angoli del pronoto più ottusi. Da quanto mi risulta 
neppure tale caratteristica, sia nei maschi che nelle femmine, non si man- 
tiene costante; ho osservato difatti esemplari con angoli più o meno acuti 
e sporgenti. Le antenne sopiattutto offrono un buon carattere distintivo 
per le femmine del parietum, poichè in queste il funicolo si presenta, ri- 
spetto a quelle delle ‘altre specie del gruppo da me ‘esaminate, sensibil- 
“mente più snello e ad articoli apicali meno ingrossati e meno trasversi. 
I maschi del parietum si differenziano con facilità da quelli dell’affine reni- 
macula, oltre che per i caratteri indicati nella tabella, per la smarginatura della 


ar 


(1) Dal Bliithgen (J. c., pag. 155) è citata la var. subrenimacula Blüth. (2) del clari- 
pennis Thoms. caratterizzata dal disegno giallo ai lati del segmento mediano. Non conosco 
de visu questa varietà. 

(2) Canonica d Adda (Coll. Magretti). 


ANCISTROCERUS | SU 87 


colorazione gialla del clipeo non più profonda di quella del margine del 
clipeo; nel renimacula questa appare invece notevolmente più profonda 
e di conseguenza ad angoli più prominenti ed acuti. 


Ancistrocerus renimacula Lepeletier 


Loc. tip.: Algeria (Orano). 

| Rispetto älle altre specie del gruppo il renimacula presenta la colo- 
razione . d’ insieme, specialmente nelle femmine, con prevalenza di parti 
chiare. In esse per lo più il clipeo è giallo con solo una striscia nera lon- 
gitudinale mediana non raggiungente il margine posteriore; solamente 
nelle tre femmine della Sardegna (Porto Santoru, Muravera) già da me 
citate (1938, 1. c.), il nero si presenta notevolmente più esteso; nei due 
esemplari di Porto Santoru il clipeo è difatti quasi interamente nero con 
solo due grandi macchie gialle laterali sulla metà posteriore e due più 
piccole, pure laterali, su quella anteriore. I disegni gialli del torace sono 
nella femmina piuttosto estesi e le macchie gialle ai lati del segmento me- 
diano sono in generale ampie; nei maschi si può trovare il giallo un poco 
più ridotto, ho notato anche esemplari con lo scutello intieramente nero. 
L’addome presenta nei maschi i primi sei e nelle femmine i primi cinque 
tergiti con fascia gialla apicale, in queste sul VI tergite si nota di fre- 
quente. una macchia gialla mediana. | | 


Ancistrocerus triphaleratus Saussure (1) - 


1:8c. HR» « Gallia ». | 

Questa specie ‘è caratterizzata, secondo il Blüthgen (1. c.), « dalla ca- 
rena del I tergite divisa da una stretta fessura che giunge profondamente 
in basso », dalla mancanza di disegni gialli sulle mesopleure (2) e dall’ ul 
timo articolo antennale del 4 non o appena assotigliato verso  l’estre- 
mità e trasversalmente troncato all’apice. 

lo non conosco de visu che un solo maschio di Cagliari (Sardegna) 

i cui caratteri differenziali sono ben definiti, come risulta dalla tabella dico- 
tomica. Aggiungo che gli angoli laterali del pronoto si presentano in que- 
sto esemplare piuttosto arrotondati ed il giallo dello scutello ridotto a 
quattro macchiette irregolari; la smarginatura della fascia gialla del I 
‘tergite è inoltre subtriangolare ed il IV tergite presenta nel mezzo una 
piccola macchia gialla trasversa. Secondo il Blüthgen l’addome può pre- 
| sentare in questa specie o tre o quattro tergiti con fascia gialla apicale. 
| Il triphaleratus è citato del Sud Europa, del Nord Africa e dell Asia 
Minore. 


Ancistrocerus gazelloides n. sp. 


2. - Nella colerazione simile al parietum, si differenzia, come il tri- 
haleratus. per avere tre soli tergiti con fascia gialla al margine apicale. 
3 5 


(1) Blüthgen (1. a attribuisce all’ A. biphaleratus Sauss. (Etud. Fam. Vespid., I, Eumén., 
1852, pag. 134, Tav. 16, fig. 2. Loc. tip.: Egitto) gli stessi caratteri morfologici dell’ A. tripha- 
leratus Sauss. 

(2) Faccio osservare come anche un maschio di parietum di Canonica d’Adda (Coll. Ma- 
| gretti) da me esaminato (v. pag. 86) presenti le mesopleure completamente nere. 


88 | | | - D. GUIGLIA 


Il clipeo presenta una grande macchia nera ‘mediana a forma di lancia 
estendentesi per tutta la sua lunghezza. Il postscutello è nero. 

Clipeo con diametro longitudinale subeguale a quello trasversale, mar- 
gine anteriore troncato, superficie visibilmente punteggiata-rugosa a strie 
longitudinali irregolari, più evidenti sulla porzione mediana che ai lati. 
Antenne piuttosto massiccie, con la metà apicale che va gradatamente 
ingrossandosi a cominciare dal sesto articolo del funicolo. - 

Angoli laterali del pronoto subarrotondati e non sromuicnty 

corni trasversale del I tergite con leggerissima smarginatura me- 
diana. Sul II tergite i punti sono abbastanza radi al centro, sensibilmente 
più fini e più fitti ai lati. 

Lung.:; ıı mm. 


4. = Colorazione simile al maschio del trıphaleratus. a 

Clipeo con notevole depressione mediana sulla metä anteriore, smargi- 
natura apicale ampia, angoli laterali subparalleli e carenati. Anteriormente 
la colorazione gialla è smarginata più profondmente, di conseguenza gli 
angoli appaiono più prominenti ed acuti. Margine posteriore subdiritto o con 
lieve concavità mediana. Antenne piuttosto robuste, con gli articoli della 
metà apicale (a cominciare dal 7° articolo del funicolo) PRISE DIE in- 
grossati e dorsalmente convessi, l’ultimo articolo appuntito. 

Angoli laterali del pronoto abbastanza acuti e divergenti. 

Carena trasversale del I tergite, come nella 9, debolmente smarginata 
nel mezzo. 

Sul II tergite i punti sono piuttosto grossolani e profondi: 

Lungh.: Io mm. 


Sardegna: Sorgono, 4 4 4 1 © (leg. A. Krausse); Muravera, VI- 
1936, 1 4 (leg. F. Hartig); Aritzo, Vill-1936, 1 & (leg. F. Hartig); 4s. 
Asinara, vari esemplari (leg. S. Folchini). a | 


Ho notato come ı maschi sopra citati presentino leggere variazioni 
| sia morfologiche che cromatiche: così il margine posteriore del clipeo 
può mostrare l’accenno di una lieve smarginatura mediana; gli spigoli 
laterali del pronoto possono essere più o meno sporgenti e più o meno 
acuti. La statura mostra notevoli oscillazioni: da un massimo di 10 mm. 
si scende ad un minimo di 4% mm. circa {1 & dell’Isola Asinara), 
La macchia gialla interantennale in tre esemplari di Sorgono e in uno di 
Aritzo si prolunga in una stretta linea che raggiunge del tutto’ o quasi il 
margine posteriore del clipeo. In un esemplare di Sorgono si osservano 
traccie giallastre lievi sul IV tergite, più pronunziate sugli sterniti IV-VI. 
La smarginatura della fascia gialla del I tergite può mostrarsi più o meno 
ampia. DE 

. Questa specie si avvicina al triphaleratus Sauss., di cui non conosco 
de visu che solo il maschio; questo è distinto dal gazelloides, oltre che 
per i caratteri dati nella tabella, per la colorazione gialla del clipeo a smar- 
ginatura non più profonda di quella del margine del clipeo, per gli angoli 
del pronoto visibilmente meno acuti e prominenti, per l’incisione mediana 
della carena trasversa del I tergite notevolmente più ampia e più pro- 
fonda, per la smarginatura della fascia gialla dello stesso tergite sub-. 


ANCISTROCERUS | 289 


triangolare & per la punteggiatura del II tergure sensibilmente più fina 
e più densa. 

Come gia ho detto (1938, 1. c., pag. 8) si deve con tutta eohaßilis 
riferire al gaselloides la forma a tre sole fascie gialle addominali che Na- 
dig (1) designa come ssp. nov. dell'A. parietum, inoltre l'A. trifasciatus 
Fab. citato dal Magretti del Gennargentu (2) ed infine la varietà della 
Corsica a tre sole fascie gialle addominali, che il Berland (3) erroneamente 
contraddistingue con il nome di var.  gasella Panzer. 


 Ancistrocerus claripennis Thomson 


Loc. tip.: Standinavia. 

Di questa specie io non conosco de visu che la sola femmina, la 
quale si distingue da quella dell’affine parietum, oltre che per i caratteri 
riportati nella tabella, per la punteggiatura del II tergite un poco più fina 
e meno profonda. 


Il clipeo è notevolmente più scuro rispetto a quello delle altre specie 
| del gruppo; in due esemplari di Frabosa Soprana (Piemonte) è nero. con. 
due striscie gialle laterali sulla metà posteriore, che sono ridottissime in 
uno di essi. Le antenne sono clavate e, sia rispetto al parietum che alle 
specie affini, si presentano sensibilmente più tozze; il 6° ed il 7° articolo 
del funicolo sono visibilmente più larghi che lunghi e il 6° bia è più 
| breve (di 1/5 circa) del 7°; nel parietum il 6° ed il 7° articolo sono eguali 
ed appena più larghi che lunghi. 


[Negli esemplari da me esaminati gli angoli del pronoto si mostrano 
in al poco prominenti e poco .acuti. Il postscutello ha una fascia 
gialla completa, solo in due esemplari essa è medialmente interrotta; le 
_mesopleure sono macchiate di giallo. Sui tergiti I-V la fascia gialla api-. 
cale è ampia e ben definita;-il VI tergite ha una grande macchia gialla. 
mediana. | | 

Fra i maschi del claripennis, da quanto dice il Blüthgen (1. c.), si 
osservano di frequente esemplari con le ali anteriori infoscate, essi però 
si differenziano dal parietum per la più debole e più stretta incisione del 
clipeo, per l’ultimo articolo delle antenne più breve, per gli angoli del 
pronoto alquanto diretti in avanti, per il segmento mediano (visto di pro- 
filo) con dentellatura più acuta, per I’ infossamento della carena trasversale 
{nel mezzo) di regola più distinto. 


| Dal maschio dell’A. gazella il aber si distingue, sempre secondo 

Blüthgen, per gli noch del pronoto fortemente diretti in avanti, per il 
minore infossamento della carena trasversale (nel mezzo), per la punteg- 
giatura del II tergite sensibilmente più debole e più densa e per le più 
lunghe carene del solco trasversale del II sternite. Da ambedue le specie 
si differenzia poi per i più brevi e più grossi articoli delle antenne e per 
ia porzione apicale del clipeo più o meno evidentemente appiattita nel 
mezzo. 


(1) Jahresb. d. Naturfosch. Gesell. Graubünd., Bd. LXXII, 1933- 34, pag. 34. 
(2) II Naturalista Sieiliano, I, 1881-1882, pag. 161. 
(3) Faune de France, Hymén. Vespif., II, 1928, pag. 28. 


90 D. GUIGLIA 


E’ questa, a quanto pare, una specie prevalentemente centro-europea; 
gli esemplari da me esaminati sono in massima parte di On 


_ Ancistrocerus davelia Panzer 


Loc. tip.: | Germania. 3 
Non conosco de visu questa specie; secondo il„Blüthgen (1. di) essa è 
più piccola € più snella del parietum e del claripennis, la carena del I ter- 
| gite è nel mezzo niente o molto poco rientrata, la punteggiatura del II 
tergite è forte e di regola abbastanza sparsa, l'espansione dei disegni gialli 
dell'addome è molto variabile. Nella femmina gli angoli del pronoto sono 
appuntiti e non di rado diretti un poco obliquamente in avanti, nel ma- 
schio si presentano molto acuti e più o meno diretti obliquamente in 
avanti. | | 7 | 
Saussure (1) distingue il 4 dell’A. gasella da quello del parietum, 
oltre che per la minore statura, « per lo scutello e le tegule nere, per il. 
pronoto nero o appena orlato di giallo nel mezzo, per le fascie dell’ ad- 
dome che non sono sovente che in numero di tre ». 


(1) Etud. Fam. Vespid., III, 1854-56, pag. 209. 


01. 


F. CAPRA. 


NOTE SUI COCCINELLIDI (Col.) II 


SU «THEA » THURIFERAE SICARD E SULLA MICOFAGIA DEI 
COCCINELLIDI 


Nel 1927, non conoscendo de visu la Thea thuriferae Sicard (1923), 
basandomi sul fatto che Peyerimhoff (1926) la indicava come predatrice 
di un Coccide (Phenacoccus Peyerimhoffi Vayss., parassita del Juniperus 
thurifera L.), avevo espresso il dubbio che essa non appartenesse al gen. 
Thea Muls., normalmente micofago. Ulteriori osservazioni di Balachow- 
sky (1928) sul suo regime dietetico ed alcuni dei caratteri indicati nella 
‘descrizione originale mi avevano confermato tale dubbio, condiviso in 
seguito anche da Mader (1933). | 

Ritorno ora sull’argomento avendo dono studiare due topotipi & 4 
di Thea thuriferae, di Mahmel (Djebel Aurès, m. 1650-2000 s. m. Algeria), 
avuti tempo fa con squisita cortesia dal sig. P. de Peyerimhoff. 

Il gen. Thea Muls. (sp. typ.: 22-punctata L.) appartiene agli Psvilo- 
borini, micofagi e non carnivori, con le mandibole munite, oltre che di 
due grandi denti apicali, di alcuni piccoli denti sul margine inferiore del 
idente ventrale, carattere in relazione alla micofagia ‚delle specie di que- 
sta tribù indicato da Strouhal (1926); per il clipeo troncato e ad angoli. 
non prominenti in avanti (Casey, 1899); per le antenne a clava allungata 
con l’ultimo articolo troncato obliquamente e terminante ad angolo, ca- 
rattere questo usato da Mulsant (1846, 1851, 1866) per i suoi as 
corrispondenti agli Psylloborini (x). 

Oltre a ciò nel gen. Thea il prosterno è sprovvisto di carenule, gli 
‘unguicoli dei tarsi hanno un grande dente subquadrato alla base, 1] sifone 
è piuttosto breve e robusto, bruscamente ristretto distalmente e termi 
nante con un breve pezzo subcilindrico, seguito da un lobo membra- 
noso, ecc. | | | 

Ora, per la thuriferae già dalla descrizione risulta che essa non può 
rientrare nel gen. Thea s. str. per la presenza delle carenule al prosterno 
e per il clipeo ad angoli prominenti. Inoltre dall'esame dei miei esemplari 
risulta che le mandibole sono solo bidentate all’apice (fig. 5) e le antenne 
‘hanno l’ultimo articolo troncato trasversalmente. E’ evidente quindi che. 
thuriferae non solo non ABDATHERE al gen. Thea ma nemmeno agli Psyl- 
loborini. 

Per la forma delle mandißole e del clipeo essa appartiene quindi ai 
Coccinellini sensu Strouhal e Casey, e per la lunghezza delle antenne al 
gruppo dei Mysiates di Mulsant. Ed effettivamente la struttura del sifone 


(1) Mulsart negli Halyziates, oltre ad Halyzia, Vibidia, Thea ed altri, comprese anche 
il gen. Propylaea, forse per una inesatta valutazione delle antenne. In realtà in Propylaea 
l’ultimo articolo delle antenne è troncato arrotondato e perciò deve rientrare nel gruppo 
dei Mysiates di Mulsant, col quale concorda anche per altri caratteri* (mandibole bidentate, 
elipeo ad angoli prominenti). 


92 F. CAPRA 


ne dimostra la grande affinità con Neomysia Casey (= Mysia Muls., Pa- 
ramysia Reitter) Sospita Muls. e particolarmente con Mhyrra 18-guttata (L.). 
Malgrado ciò Ta thurifherae non può ‘essere inclusa nel oo Mhyrra ed è 
necessario istituire per essa un nuovo genere 


Metamhyrra nov. gen. 


Prope Mhvrram Muls. Species typica: « Thea » thuriferae Sicard, 1923. 
 Mandibulae bidentatae; clypeus emarginatus angulis antice prominu- 
lis; antennae longae, clava triarticulata, articulo 9° fere cylindrico, ulti- 
mo apice subtruncato. Pronotum lateribus postice subparallelis, angulis 
posticis subobtusis, margine postico medio late producto, immarginato. 
Prosternus bicarinatus, carinis validiusculis antice convergentibus, margi- 


nem anticum non attingentibus. Mesosternus convexus, antice carina — 


transversa non sinuata. Lineae femorales urosterniti primi postice quartam 
partem longitudinis sterniti attingentes, externe obliteratae. Pedes longius- 
culi; tibiae apice calcaribus destitutae; tarsi elongati, articulo ultimo 
dimidia parte ipsius longitudinis ultra secundum prominente ; Mn haud 
dentati. 

Penis quam paramera parum ee longe lanceolatus ; lamellae la- 
terales penis elevatae; paramera elongata; sipho ut in Mhyrra, regulariter 
arcuatus et attenuatus, apice Ree longissimo, fere triplice ee lon- 
gitudine, praedito. 

2 mihi ignota. 


Aggiungo alcuni cenni più particolareggiati sulla Metamhyrra thuri- 
ferae (Sicard) in confronto con la Mhyrra 18-guttata (L.), i quali servi 
ranno a fissare meglio i caratteri generici e specifici di ambedue le specie. 

In Met. thuriferae le antenne (fig. 1) hanno il 3° articolo di un quarto 
della sua lunghezza più lungo del 5°; il 9° lungo un po’ meno del doppio 
della sua larghezza, assai poco ene nee distalmente; il 10° cosi lungo 
che largo. In Mh. 18-guttata il 3° è subeguale al 5°; il 9° è appena poco 
più lungo che largo; il 10° è distintamente più largo che lungo. 

Pronoto largo un po’ meno del doppio della lunghezza (larghezza: 
lunghezza = 1,90) a lati subparalleli nel terzo basale, poi poco arcuati 
e poco convergenti in avanti, doccia marginale stretta, angoli posteriori 
ben marcati, un po’ ottusi; base non orlata, nettamente sinuosa ai lati 
e con terzo mediano sporgente all’ indietro. In Mhyrra pronoto largo un 
po’ più del doppio della lunghezza (2,15), a lati convergenti all’ indietro 
nel terzo basale, doccia marginale più larga, angoli posteriori. fortemente 
arrotondati, base assai meno sinuosa e non sporgente all’ indietro nel 
mezzo. Sicard non fa cenno del colore del pronoto di thuriferae; esso è 
giallo paglia come quello delle elitre, talora con traccie di una piccola 
macchia lineare davanti allo scutello. e di un’altra un po’ più grande a 
ciascun lato, corrispondenti alla base del disegno ad M presente in 
Mhyrra (2). 


u 


(2) Nella fig. 2 di Balachowsky, la quale nell’ insieme rende bene l’ insetto, la forma 
del pronoto non corrisponde alla realtà. Sicard descrive gli angoli anteriori del pronoto 
come leggermente sinuati all’ infuori, ma ciò non si osserva negli esemplari che ho in esame. 


SU THEA THURIFERAE | 93 


Prosterno a carenule ben marcate, convergenti, giungenti ad un 
quarto dal margine anteriore. In Mhyrra sono più sottili e giungono a 
metà della lunghezza del prosterno. 

Mesosterno come in Mhyrra, fortemente convesso, un po’ più largo, 
a carena trasversale anteriore ben marcata, subdiritta. 


Metamhyrra thuriferae (Sicard) 


Fig. 1, antenna destra; fig. 2, tibia posteriore destra e tarso; fig. 3, estremità della tibia, 
maggiormente ingrandita; fig. 4 unguicoli del tarso anteriore, maggiormente ingranditi; 
fig. 5, mandibola sinistra, dal lato ventrale; fig. 6, tegmen dal lato ventrale; fig. 7, lo stesso 
di profilo; fig. 8, sifone; fig. 9, apice del sifone e parte basale del flagelro, maggiormente 
ingranditi. 


DI 


Addome di sei sterniti visibili, l’ultimo. breve e largamente troncato 
(4). Linee femorali ben marcate, oblique, poco arcuate, giungenti po- 
steriormente ad un quarto dul margine posteriore (e non sina al margine, 
come scrive Sicard) e ripiegate angolosamente, con ramo esterno in gran 
parte obliterato, circa come in Mhyrra. He | 

Zampe lunghe, gracili; tibie (fig. 2, 3) strette a margini subparalleli, 
all'apice con frangia di setole, senza speroni apicali differenziati; tarsi 


94 F. CAPRA 


(fig. 2) ad ultimo articolo assai lungo, distintamente più lungo dei primi 
due presi insieme, sporgente di più della metà della sua lunghezza oltre 
il, 2° articolo; unguicoli (fig. 4) non dentati: Nella Mhyrra le zampe sono 
più tozze, l'apice delle tibie medie e posteriori, oltre «alla frangia di setole, 
è munito di due speroni assai piccoli, non sporgenti. oltre le setole; l’ulti- 
mo articolo dei tarsi più breve dei due- primi presi insieme, sporgente di 
meno che metà oltre il 2°; unguicoli dentati. 

Pene (fig. 6) un po’ più breve dei parameri, stretto, lungamente lan- 
ceolato, lamine laterali membranose perpendicolari al piano ‚del pene, eon- 
tinuate sul terzo distale da una ‘carena giungente all’apice; visto di pro- 
filo come in fig. 7. La forma del pene è intermedia tra quella di Mhyrra, 
ove il pene è largo, ogivale, e di Neomysia e Sospita, in cui il pene è 
strettissimo, cultriforme. Parameri lunghi e stretti con lunghe setole 


‘poco fitte sul quarto distale del margine ventrale ed all’apice. Lamine — 


basali mediocri, trave un DD: più lungo delle lamine basali + parameri, | a 
‘ clava alfungata. SI 
Sifone (fig. 8), come in Mhyrra, a grande curva nella metà casi 
male, subdiritto nella distale, uniformemente attenuato fino all’apice, ter- 
minato in un lunghissimo flagello, che è circa il triplo della lunghezza del 
sifone, avvolto a gomitolo in riposo; basalmente il flagello è per breve 
tratto nastriforme, rinforzato da un breve filamento inferiore e da uno 
più lungo superiore, che si continua nel flagello (fig. 9). Capsula basale tra- 
sversa, con la parte esterna alla curva del pene piccola. | 7 

La ® mi è ignota; essa dovrebbe presentare il ductus receptaculi as- 
sai lungo ed sani come nella Mhyrra 18-guttata, data l'identità 
di struttura del sifone de due specie. | 


RX 


Solo nel primo ventennio di questo secolo è stato accertato che le 
specie dei gen. Thea, Vibidia ed Halyzia sono normalmente micofaghe in- 
vece di essere carnivore, come la maggior parte dei Coccinellidi (esclusi 
gli Epilachninae fitofagi, o meglio fillofagi), come si era ritenuto fino allora. 
Gli AA. che si sono occupati dell'argomento, quali Lichtenstein (1917) 
Strouhal (1926) riferiscono le prime osservazioni su forme europee al Weise 
(1900), che fece un brevissimo cenno della micofagia di Thea 22-punctata (3). 
Non erano sfuggite a questi AA. le ricerche del Forbes (1880, 1883) sul 
contenuto intestinale di Coccinellidi americani, il quale aveva trovato in 
‘specie normalmente carnivore (gen. Brachyacantha, Cycloneda, Coccinella, 
Ceratome gilla, Hippodamia) sino al 45 % di spore di funghi vari. 


% 


A tutti è sfuggito che in realtà le prime osservazioni «sicure sulla mi- 


cofagia di un Coccinellide, e precisamente della larva di Vibidia 12-guttata 
(Poda), sono quelle dell’entomologo senese Apelle Dei, che ne riferì in una 
comunicazione, letta dal prof. Marchi (4), all’adunanza del 29 ottobre 1876 
della Società Entomologica Italiana. Data Vestrema rarità dei « Resoconti 
delle Adunanze » ed a dimostrazione del mio asserto ne riporto alcuni ‘punti. 


(3) Wieise, 1900, p. 297: « Unica eccezione forma. finora il gen. Thea, che vive di Critto- 
game e cioè mufte, che ricoprono le foglie di Humulus Jupulus L. e di Astragalus glycy- 
phyllus L. ». 

(4) Il Coleopt. Cat. di Junk, pars 120 (1932), p. 575, riporta l’ indicazione bibliografica.. 
riferendola al Marchi, ma questi non fu che il relatore della comunicazione del Dei, 


‘SU THEA. THURIFERAE 95 


A. Dei riferisce di aver trovato a fine luglio su un grappolo d’uva at- 

taccato dall’Oidio (Oidium Tuckeri) una larva « .... che scorreva sugli acini, 
ed ogni tanto si fermava ove la crittogama era più sviluppata e più fitta, 
e movendo la testina in giro, e più lentamente poi anche il resto del corpo,. 
formava su quegli acini delle aree circolari, nette dalla parassita. Eviden- 
temente questo piccolo e giovine insetto si cibava dell’oidio.... Allora con 
l’aiuto di una lente mi accertai che' realmente mangiava la crittogama... 
Il giorno dipoi .... vidi aumentato il numero delle piccole aree vo acini 
malati, il che significava che animaletto aveva seguitato a mangiare... ». Dal- 
l'allevamento di questa larva il Dei ottenne. l'adulto di Vibidia i pate 
verso la metà di agosto. 


| Il prof. A. Targioni Tozzetti dubitò del fatto e credette i « avver- 
tire la ‘possibilità che le larve di cui si tratta, come d'altronde sarebbe co- 
stume di quelle della specie, si trovassero fra l’oidio dell’uva, piuttostochè 
per satollarsi dell’oidio stesso, per fare la caccia a qualche larva 0 qualche: 
acaro, ivi pure ricoverato ». : 


Le ricerche posteriori di G. Martelli (1913, 1914), che osservò la mico- 
fagia della Vibidia 12-guttata per Sphaerotheca pannosa Lév. del Pesco e- 
Phyllactinia suffulta Sacc. del Nocciuolo, e quelle di J. L. Lichtenstein (1917) 
che la notava per la Phyllactinia sul Frassino, dimostrano l’esattezza delle 
osservazioni del Dei che per primo scoprì. la micofagia nei 
Coscinelltdi. | | 


Martelli Lo 1913, 1914) dimostrò pure come sia normale la micofagia 
anche nella Thea 22-punctata; le sue osservazioni furono confermate dal 
Pérez (1914) e dal Lichtenstein (1917), il quale osservò la micofagia anche 
in Halyzia 16-guttata (L.), ed infine da Strouhal (1926). 

Circa quest’ultima specie ho avuto io pure occasione di trovarla fre- 
quente a fine settembre 1926 a Piedicavallo (Piemonte) sul Frassino e sul 
Cytisus Laburnum colpiti da Phyllactinia suffulta. Data la stagione avan- 
_zata non trovai più le larve, ma abbondanti le pupe e gli adulti; questi si 
aggiravano lentamente Ma pagina inferiore delle foglie, esploramdole con. 
i palpi, si fermavano davanti ad un peritecio, lo afferravano con le man. 
dibole, lo str appavano dalla foglia e lo divoravano. Secondo Kanervo (1940) 3 
L'Halyzia non è esclusivamente micofaga, ma all’occasione certe imago 
mangiano anche afidi; il Rhopalosiphon padi, sia in allevamento che in na- 

tura; meno convincenti sono le sue osservazioni per la Thea. 


A complemento di quanto sopra credo utile accennare ad un bello 
studio, denso di osservazioni originali e di notizie, di A. Goidanich (1943), 
il quale prendendo lo spunto dalla pollinivoria di Hippodamia 13-punctata 
e di Anisosticta 19-punctata, esamina il regime dietetico dei Coccinellidi 
giungendo ad una nuova interpretazione biologica della fitofagia di essi, 
che, primitiva negli Epilachninae fillofagi (parenchimi clorofillati), è di na- 
‘tura filogeneticamente secondaria nei Coccinellinae normalmente od occa- 
sionalmente pollinivori o fungivori. | 


96 | | | F. CAPRA 


BIBLIOGRAFIA 


Balachowsky A. — 1928 = Observations biologiques sur les parasites des Coccides 
du Nord-Africain. - Ann. Epithyt. XIV, n. 4, pp. 280-312, 18 fig. (p. 283). 
Capra F. — 1927 — Aggiunte e correzioni al Catalogus Coleopterorum Regionis pa- 


laearcticae. Endomychidae e Coccinellidae. - Boll. Soc. Ent. It., LIX, n. to, 
PP. 152-160 (p. 159). si 

Casey T. L. — 1899 — A revision of the American Coccinellidae. - Journ. New York 
Eni, Soc, Sol? i. 2, PD: 72-160, a 


Dei A. — 1876 — Soc. Ent. It., Resoconti delle Adunanze, pp. 25-26. 


* Forbes S. A. — 1880 — Notes on Insectivorous Coleoptera. - Illinois St, Lab. 
Nat: Hist. Bull u. 3, pp. 153-100: 

* _, — — 1883 — The food relations of the Carabidae and Coccinellidae, - ibid. v. I, 
n. 6, pp. 33-60. 

Goidanich A. — 1943 — Contribuzioni alla conoscenza dell’entomofauna di risaia. 
VI. Due Coccinelle igrofile e pollinivore su! riso. - «Risicoltura» Org. mens. 
Staz. sper. Ris. Colt. ir. Vercelli, XXXII a. ro, DB. 145-1505 D: 11, pp. Toot 
V figg. 

Kanervo V. — 1940 — Beobachtungen und Versuche zur Ermittlung der Na 
‚ einiger Coccinelliden (Col.). - Ann. Ent. Fenn., VI, n. 4, pp. 89-110. 

Lichtenstein J, L. — 197 — Observations sur les Coccinellides ne - 


Bull. Soc. Ent. France, n. 17, pp. 298-302. 


Mader L. — 1926-1933 — Evidenz der paläarktischen ne melden und ihrer Aber- 
rationen. Wien. (p. 285). 


Martelli G. — 1910 — Sulla micofagia del Coccinellide Thea iii L. - 
Boll. Lab. Zool. gen. agr. Portici, IV, pp. 292-294, I fig. ; 


+ + — 1913 a — L'Oîdium Tuckeri Berk. e un altro suo parassita, il Cocecinek 


lide Thea 22-punctata L. - Giorn. Agr, Merid., Messina, VI. 

#2 —.— 1913 b — La Thea 22-punctata L. è solamente micofaga. Al osserva-. 
zioni biologiche. - Ibidem, PP. 189-195. 

* — — _. 1913 © — La Vibidia 12-guttata Poda parassita dei fianchi Sphaerotheca 


pannosa Lév. del Pesco e Phyllactinia suffulta Sacc. del Nocciuolo.. (Osservazioni 
biologiche). - Lab, Fitopat. Catt. Amb. Agr. Messina, estr. 4 pp. 


ii Notizie su due Re micofagi. - Boll. Lab. Zool. gen, agr. 
Portici, IX, pp. 155-160. | 


Mulsant E. — 1846 — Hist. Nat. Col. France. Sulcicolles, Sécuripalpes. Paris. 
_— — — 1851 — Species des Coléoptères trimeres sécuripalpes, Lyon. 
— — — 1866 — Monographie des Coccinellides, I, Paris, Lyon. 


Pérez Ch. — 1914 — Régime mycophage de Thea vigintiduopunctata L. (Col. Coc- 
cinellidae). - Bull: Soc, Ent. France, n.14, pp. 4157416, 


Peyerimhoff P. — 1926 — Notes sur la biologie de quelques Coléoptères phyto- 


phages du Nord Africain (quatrième série) etc, - Ann. Soc. Ent. France, XCV, 
PP. 319-390 (P. 332). HIS A 
Sicard A. — 1923 + €occinellides nouveaux-de l’Afrique du Nord, - Bull. Soc. 


Hist. Nat. Afr. Nord, XIV, pp: 78-80 € (errat;) 213. 


Strouhal H. — 1926 — Pilzfressende Coccinelliden (Tribus Paylabommi), - Zeitschr.- 
f. wiss, Ins. Biol., XXI, pp. 131-143, 4 figg. 


Weise J. — 1900 — Berichtigung von Beobachtungen über die Nahrung unserer du 
cinelliden. --Deut. Ent. Zeitschr., pp. 297-301. 


Non ho potuto consultare i lavori segnati con *. 


Genova, Museo Civico di Storia Naturale «Giacomo Doria». 


97 
ALDO FESTA 


STUDI SUI PLECOTTERI ITALIANI. VII. 
NUOVI REPERTI 


. Do qui di seguito l’elenco delle specie riconosciute tra il materiale — 
avuto recentemente in studio: si tratta di specie da me non ancora segna- 
late ovvero di specie già segnalate per le quali vengono indicate nuove 
località di raccolta. 


Fam. PERLODIDAE 
Gen. Perlodes Banks 


Perlodes mortoni Klp. (E. Schoenemund - Plecoptera in Die Tierwelt Mit- 
teleuropas, IV B, 2.3, - Venezia Tridentine: da Peio al 
Passo della Sforzellina, m. 2200, 7-VIII-1941 (leg. G. Binaghi). 

Perlodes microtephala Pict. (1). Venezia Tridentina: Cogolo, 
m, 1600, ı0-VIll-ıg41 (leg. G, Binaghi); da ;Peio al Passo della Sfor- 
zellina, m. 2200, 7-VIII-194r (leg. G. Binaghi). 


| Fam. PERLIDAE 
Gen. Chloroperla Newm. 


Chloroperla rivulorum Pict. Lombardia: Chiareggio, m. 1800, 27- 
VII-1942 (leg. G. Binaghi) - Venezia Tridentina: da Peio al 
Passo della Sforzellina, m. 2200, 7-VIII-1941 (leg. G. Binaghi). 


Fam. LEUCTRIDAE 


Gen. Leuctra Kip. 


Leuctra inermis Kmny.- Venezia’ Trrdentimwa: Cogalo, m. 1500, 
10-VIII-1941 (leg. G. Binaghi); da Peio al Passo della Sforzellina, 
m. 2200, 7-VIIl-1941 (leg. G. Binaghi) - Piemonte: Premeno, 
m. 800, IV-1944 (leg. G. Binaghi). 


Leuctra kempnyi Mosely. Pie monte: Val Chiobbia, Rio di Monte 
Rosso, m. 1500, 23-VII-1939 (leg. F..Capra); Val Cervo, Piedicavallo, 
m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra). | si 

Leuctra cingulata Kmny (M. Mosely - A revision of the European species. 
of the genus Leuctra. Plecoptera. - The Annals and Magazin of Na- 
tufal. History ser: ro, vol. %, 1934; pi 27). = Menegia Triden- 
tina: Folgaria, m. 1168, 15-VIIII-1940 (leg. C. Conci). 

Leuctra hippopus Kmny (Mosely - 1. c., p. 20). - Piemonte: Premeno, 
m. 800, IV-1944 (leg. G. Binaghi). 


(1) Per le specie già citate nei miei precedenti lavori ometto |’ indicazione bibliografica. 


98, | ALDO FESTA 


Leuctra rosinae Kmny (Mosely - 1. c., p. 24). - Venezia Iriden- 
tina: da Cogolo al Rifugio Cevedale, m. 2000, 8-VIII-1941 (leg. G. 
Binaghi). 


Leuctra biellensis mihi (A. Festa - Plecotteri raccolti dal nn Felice Capra — 


in Val Chiobbia. - Boll. Soc. Ent, It., v. LXXIV: 1942, n. 5, pi oe 
Piemonte: Premeno, m. 800, VI- 1046 (leg. G. Binachi) 


Nel dare la descrizione di questa specie notavo che essa si avvicinava 
molto alla L. nigra Oliv., pur differendone per alcuni caratteri che indicavo.. 
Il rinvenimento di alcune 9 9 insieme ai 4 & raccolti a Premeno viene a 
confermare la mia diagnosi. Infatti i caratteri della piacca sottogenitale sono 
‘assai simili a quelli della L. nigra Oliv., pur essendo nettamente differen- 


Fig. 1. Leuctra biellensis mihi -9. Fig. 2. L. nigra oliv. Q (imitata da Mosely, 1. c., 
fig. 26 a). | 


ziati come indicano chiaramente le figure. Nella L. biellensis mihi i lobi la- 
terali sono leggermente chitinizzati, subtriangolari ed il lobo mediano è 
seguito da una placca chitinizzata piriforme, mentre nella L. nigra Oliv. i 


lobi laterali sono fortemente chitinizzati, arrotondati ed il lobo mediano € 
seguito da una placca chitinizzata a forma di fiasco. 


Fam. NEMURIDAE 
Gen. Nemura Latr. 


Nemura (Nemurella) picteti Kip. (Schoenemund - L c., p. 12). : Pie 
monte: Val Cervo, Piedicavallo, m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra). 

Nemura (Protonemura) humeralis Pict. (Schoenemund = er DB Br 
Piemonte: Premeno, m. 800, .IV-1944 (leg. G. Binaghi); Val 
Chiobbia, Alpe Finestre, m. 1700, 23-VII-1939 (leg. F. Capra). 


Nemura (Amphinemura) triangularis Ris (Schoenemund - |. c., p. 13) - 
Piemonte: Val Cervo, Piedicavallo, m. 1100, 13-VII-1939 (leg. 
F. Capra). 


Nemura-(s. str.) avicularis Mort. (Schoenemund - 1. c. p. 14) - Venezia 
Tridentina: da Peio al Passo della Sforzellina, m. 2200, 7-VIII- 
1941 (leg. G. Binaghi). 

Nemura (s..str.) obtusa Ris - Piemonte: Val Ci. Piedicavallo, 
m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra). 

Nemura (s. str.) sinuata Ris - Piemonte: Val Cervo, Piedicavallo, 
m. 1100, 13-VII-1939 (leg. F. Capra); Premeno, m. 800, IV-1944 (leg. 
G,. Binaghi); Venezia: Tfigentina: Altipiano di Lavarone, 
Rio Malo, n. 1000, 3-X-1939 (leg. C. Conci). | 


99 


FERDINANDO SOLARI 


NOTE SU ALCUNI LIOSOMA STEPH. 
(Col. Curc.) 


| Liosoma scrobiferum Rottenberg. L’esame dell’edeago di esemplari delle — 
Madonie (Sicilia, V-1937, leg. Prof. Lona) e la presenza del dente nelle tibie - 
anteriori, già descritto e figurato da K. Daniel (Münch. Kol. Ztschr. III, 
p. 133) escludono il dubbio che la specie sia diversa dal Baudii Bedel. Poichè 
Rottenberg descrisse la specie nel 1871, e la monografia di Bedel è del 1884, 
la specie deve denominarsi scrobiferum e la sottosp. Baudii, e non viceversa 
come nel Cat. Winkler. - Secondo Hoffmann (Bull. Soc. Ent. Fr. 1935, 
p. 73), Baudü e scrobiferum sarebbero specie distinte, avendo la prima le 
tibie dentate e la seconda no. Credo che Hoffmann abbia ritenuto come scro- 
biferum la specie algerina (hipponense Desbr.), il cui & ha tibie ant. inermi, 
e che sil sia sfuggito che già Daniel (1. c.) aveva identificato l’armatellum | 
Dan. i. 1. con il 4 del Baudü. - L. scrobiferum è distinto dal Baudu per gli 
elitri del 4 più allungati, notevolmente più larghi alla base e quindi meno 
ovali; peli sulle interstrie più lunghi, punti setigeri delle interstrie molto più 
forti; rostro più densamente punteggiato. - L. Baudii varia parecchio: 
Daniel disse della variabilità del dente delle tibie ant., io constato quella di 
scultura degli elitri: ho 4 & con interstrie quasi piane, come nello scrobi- 
ferum, altri con interstrie subcostiformi e punti sulle stesse appena percet- 
tibili. | 


Liosoma Bedeli K. Daniel: al minore sviluppo del dente dei femori ant. 
segue una smarginatura più ampia e meno profonda che in deflexum Panzer. 
L. Bedeli si trova anche nei pressi di Genova (N. S. della Vittoria). 


Liosoma Hopfigarteni Stierlin. Non lo ritengo sinonimo di oblongulum 
Boheman, come vorrebbe Daniel (1. c.). Ebbi un & dell'Austria inf. (ubi?) 
dal Prof. A. Schuster, appartenente senza dubbio a Hopffgarteni: esso è 
molto simile all’oblongulum, ma si distingue subito per la straordinaria 
lunghezza del 2° articolo del funicolo, di cui dice l'Autore: «.... articulo 
secundo primo paulo breviore.... ». Infatti il 2° art. è lungo quanto il 3° e 4° 
presi insieme, il 3°, 5° e 6° sono alquanto .più lunghi che larghi, il 4° è sub- 
quadrato, il 7° appena trasverso; nell’oblongulum il 2° art. è poco più lungo 
«che largo, poco più lungo del 3°, obconico, evidentemente più corto del 3° 
e 4° sommati, gli art. 4*7° sono arrotondato-trasversi; nel complesso, 1 7 
articoli del funicolo dell’Hopffgarteni sono lunghi quanto il funicolo più la 
clava dell’oblongulum. Non ritengo tali differenze come mostruosità, tanto 
| più che altre se ne riscontrano, come quella del colore delle tibie, nere nel- 
Voblongulum, rossastre nell’ Hopffgarteni; in quest'ultimo 1 solchi punteg- 
giati degli elitri sono molto più profondi. Il così detto tipo, esaminato da 
Daniel, non può essere che apocrifo. 


BERIO E. — Reperti di nuove Noctuidae dell’Africa Orientale. (14-VI-1945). 


BINAGHI G. — Le Amaurops della Catena Alpina. (Col. Pselaphidae). (28-1V-1945). » 


BINAGHI G. — Le Amaurops sardo-corse con catalogo delle specie italiane 


ed alpine. (Col. Pselaphidae). (28-IV-1945). 


CAPRA F. — Note sui Coccinellidi (Col.) II. Su “ Thea, thuriferae Sicard e 


sulla micofagia dei Coccinellidi. (14-VIII-1945) 


FESTA A. — Studi sui Plecotteri italiani. VII, Nuovi reperti. (5-IX-1945). A 


L 2 


GUIGLIA D. — Descrizione di un nuovo Ancistrocerus della Sardegna e 


note per una revisione delle specie del gr uppe dell’ A. parietum. 
(Hymen. Eumenid.). (7-VIIl-1945). | 


Ması L. — Note e descrizioni per lo studio delle Phanerotoma africane 


(Hymen. Bracon 2 (15-11-1945). 


i 


SOLARI F. — Curculionidi nuovi o poco conosciuti della fauna paleartica. X, 


Sul genere Alophus Schönher. (Col. Curc.). (25-1-1945). 


SOLARI F. — Curculionidi nuovi o poco conosciuti della fauna paleartica. XI. 


Philopedon sericans n. sp. (17-V-1945) 


SOLARI F. — Note su alcuni Liosoma Steph. (Col. Curc.). (22-1X-1945). . 


La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’ estratto. 


Dott. FELICE CAPRA - Direttore responsabile - 


FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S. p. A. - Via Monticelli, 11 - 


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